Comunità di S.Egidio


 

30/03/2008


Convivenza e dialogo, un altro futuro è possibile
La scelta della Comunità di Sant’Egidio: privilegiare l’ascolto degli altri

 

La Comunità di Sant'Egidio compie quarant'anni: Lo abbiamo ricordato in cattedrale con il cardinal Bagnasco e tanti amici, che ci sostengono con la preghiera, l'impegno e la simpatia. Questa storia, nata a Roma nel '68, è divenuta presto internazionale. Molte delle nostre comunità si trovano nel Sud del mondo, soprattutto in Africa, e vivono in situazioni di grandi difficoltà, ma sono consapevoli che "nessuno è così povero da non poter aiutare un altro". Anche a Genova - dove siamo presenti dal '76 - sono centinaia le persone che vivono una fraternità aperta al mondo, vicina agli anziani, ai disabili, ai senza dimora. Ogni sera la basilica dell'Annunziata apre le sue porte per accogliere la preghiera della Comunità e di quanti cercano uno spazio di interiorità. La scelta di Sant'Egidio è stata quella di imparare a vivere gli uni con gli altri. Non è scontato, in un mondo che tende a far vedere l'altro come un estraneo. A partire dall'incontro coi poveri e dall'ascolto del vangelo abbiamo imparato che non si capisce l'altro se non lo ascolti, e che vivere insieme è un'arte, che con umiltà si può imparare. Lavorando per ricucire il tessuto umano lacerato delle periferie, abbiamo imparato l'arte e la necessità del dialogo. Le fedi religiose e le culture possono anche essere distanti, ma comunicano attraverso gli uomini, e ciascuno può essere un uomo di incontro. Sant'Egidio vive ovunque la spiritualità del gratuito: non esiste solo il mercato. Il nostro lavoro conta sulla partecipazione volontaria di migliaia di persone che per essere gratuita ma non per questo è episodica o inefficace. Si tratta di interventi liberi da schemi ideologici, a volte portati avanti con "mezzi deboli" come il servizio di giovani africani che aiutano i poveri nel proprio paese, e con progetti capaci di intervenire dove grandi istituzioni internazionali non riescono ad arrivare. Da Genova, crocevia tra Europa e Africa, guardiamo al sud del mondo. In questa direzione dovremmo investire molto. Questa è stata per noi l'esperienza di Dream, il programma per la lotta all'Aids, e del lavoro per la pace in Mozambico come in altri paesi: Uganda, Costa d'Avorio, Liberia. Certo, questi 40 anni ci hanno aperto tanti scenari internazionali, ci hanno coinvolto profonda mente nel conoscere la sofferenza di tanti paesi e di tante donne e uomini di questa nostra città. Non vogliamo però fare bilanci, ma come ci ha detto il cardinal Bagnasco, guardare all'oggi già pieno di tanto domani. Sì, il mondo può cambiare. Questa è la nostra storia ma anche il nostro futuro.

Andrea Chiappori