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02/04/2008 |
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L'INTERVISTA A UN VETERANO |
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Quarant'anni al servizio delle persone. Un sogno di solidarietà nato nel 1968fra gli studenti del liceo Virgilio di Roma e diventato realtà grazie a loro che, nel frattempo, sono cresciuti, sono diventati numerosi, con oltre cinquantamila membri in più di 70 paesi del mondo, sempre presenti nelle realtà in cui c'è bisogno di una mano. Un compleanno che la Comunità di Sant'Egidio celebra oggi alle 18 in Cattedrale con una messa officiata dal cardinale Crescenzio Sepe. A Napoli infatti l'impegno di questa associazione di laici risale al 1973, anno del colera, e si è articolato in maniera capillare con una penetrazione massiccia nei quartieri più disagiati, dove i volontari offrono un'attenta assistenza agli anziani e ai ragazzi che rischiano l'abbandono scolastico. Ne parla Antonio Mattone (nella foto scattata in Africa quest'estate), che della Comunità è un veterano. La fondazione è da sempre al centro della vostra attività. Oltre agli interventi di doposcuola, pensate anche agli adulti. In che modo? «Innanzitutto con le scuole del Vangelo, che sono rivolte a tutti e nascono da una convinzione autentica: quella che bisogna partire dall'ascolto del Vangelo per radicarlo nella vita di tutti i giorni. Così essere cristiani si traduce in atti concreti. Come quello delle donne di Scampia che portano i panini agli extracomunitari che aspettano di essere assunti a giornata. Oppure il gruppo che si occupa di preparare del cibo per i barboni della stazione. Per non parlare dell'aiuto agli amici disabili». Gli stranieri sono sempre al centro dei vostri interventi. «Perché vivono una condizione di oggettivo svantaggio. Proprio per loro abbiamo istituito le scuole di lingua italiana che offrono corsi a persone di ogni provenienza». Anche l'impegno per la pace vi connota in maniera speciale. «Quando parliamo di pace preferiamo riferirci a fatti concreti, come i nostri interventi nei quartieri disagiati dove disseminiamo valori di non violenza insegnando ai ragazzi a guardare a orizzonti più ampi: dalla realtà africana a quella dei Rom, incoraggiamo le esperienze di incontro per sconfiggere i pregiudizi». In tal senso è noto il vostro impegno per il dialogo fra le religioni. «Rimane memorabile per noi l'insegnamento di Giovanni Paolo II con l'istituzione della prima giornata di preghiera per l'ecumenismo, ad Assisi nel 1986. Il Santo Padre ci esortò a "cercare quello che unisce più di quello che divide". Da allora la Comunità si è impegnata in prima persona, consapevole che "la pace è un cantiere che aspetta i suoi operai"». Che cos'è la felicità? « È avere tanti amici e un ideale bello per cui vivere e spendersi. La solitudine è il grande male del nostro tempo».
Armida Parisi
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