Comunità di S.Egidio


 

06/04/2008


Sant’Egidio, festa col Papa

 

Il calice appartenuto a don Andrea Santoro, sacerdote della diocesi di Roma assassinato da un fanatico in Turchia, e la stola di padre André Jarlan, prete francese ucciso a Santiago del Cile. Memorie del vescovo Oscar Arnulfo Romero e del cardinale Juan Jesùs Posadas Ocampo, ucciso dai narcotrafficariti. Del monaco Sofian Boghiu, oppositore del totalitarismo comunista in Romania, e del contadino Franz Jàgerstàtter, che si batté contro il nazismo in Austria. Ci sono le testimonianze di quanti hanno dato la vita per la fede nel Vangelo nel corso del Novecento, al Memoriale dei martiri del nostro tempo, nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina di Roma. Domani alle 17,30 sarà visitato da Benedetto XVI, accompagnato dal cardinale vicario Camillo Ruini. Un’occasione per salutare anche la Comunità di Sant’Egidio, nel quarantesimo anniversario della fondazione, a cui Giovanni Paolo Il affidò la chiesa del centro di Roma nel 1993.

Con canti e bandiere i fedeli daranno il benvenuto al Papa. Per consentire a tutti di seguire la Messa, fanno sapere da Sant’Egidio, saranno montati quattro maxischermi all’esterno della Basilica. Mentre all’interno, durante la celebrazione, il fondatore della Comunità, Andrea Riccardi, rivolgerà un saluto al Pontefice. Che, prima di presiedere l’Eucaristia, si fermerà qualche minuto nelle sei cappelle laterali. «Ospitano le memorie di diverse situazioni di martirio — spiega il rettore di San Bartolomeo all’Isola don Angelo Romano: quattro sono divise tra i vari continenti e due dedicate a quanti hanno sofferto per la fede sotto i regimi nazista e comunista». Ricorda chi ha dato la vita per Cristo anche la grande icona dei Nuovi martiri — dipinta da Renata Schiachì con il laboratorio artistico della Comunità di Sant’Egidio — posta sopra l’altare maggiore. AI centro una chiesa circondata da filo spinato simboleggia i campi di sterminio. Intorno le immagini di quanti, dall’Africa all’Asia all’Europa, hanno pagato con la vita il proprio credo cristiano.

San Bartolomeo, quindi, è davvero un memoriale dell’«ecumenismo dei martiri», come sottolineato da Giovanni Paolo III, che volle realizzarlo: «L’esperienza della seconda guerra mondiale e degli anni successivi mi ha portato a considerare con grata attenzione l’esempio luminoso di quanti, dai primi anni del Novecento sino alla sua fine, hanno provato la persecuzione, la violenza, la morte, per la loro fede e per il loro comportamento ispirato alla verità di Cristo. E sono tanti! La loro memoria non deve andare perduta, anzi va recuperata in maniera documentata».

Giulia Rocchi