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| Korazym |
07/04/2008 |
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Un pellegrinaggio in memoria dei martiri, una visita agli amici di Dio che, anche quando sembrano sconfitti dalla storia, con la loro testimonianza fanno vivere la forza dell’amore inerme che vince la morte. Teologia e storia nel discorso di papa Benedetto XVI all’Isola Tiberina, nella Basilica di San Bartolomeo, che Giovanni Paolo II aveva voluto dedicare ai martiri del XX e XXI secolo. Invitato dalla Comunità di Sant’Egidio che dal 1993 cura la pastorale dell'antica basilica del X secolo, Benedetto XVI è stato accolto da oltre 8mila persone e ha voluto ricordare anche i 40 anni della nascita del movimento. La comunità, ha spiegato, ha mosso i primi passi "negli anni difficili dopo il '68" e ha poi diffuso il proprio carisma in tante parti del mondo. "La Parola di Dio, l'amore per la Chiesa, la predilezione per i poveri, la comunicazione del Vangelo - ha continuato Benedetto XVI - sono state le stelle che vi hanno guidato testimoniando, sotto cieli diversi, l'unico messaggio di Cristo". Da qui, il ringraziamento "per questa vostra opera apostolica; per l'attenzione agli ultimi e per la ricerca della pace, che contraddistinguono la vostra Comunità". L'evento è stato seguito in diretta da 70 paesi e in piazza tramite maxi schermi che hanno mostrato i momenti più significativi di questo viaggio del papa nella storia del martirio moderno. Lo ha fatto rendendo omaggio ai sei altari con le reliquie delle vittime, con una candela per ciascuno dei memoriali. Tra le persone che hanno acceso il cero insieme al papa, c'è anche Maddalena Santoro, sorella di don Andrea, il sacerdote romano ucciso nella sua chiesa di Trebisonda, in Turchia, nel febbraio del 2006. A testimoniare il suo sacrificio, nella basilica romana sono custoditi la stola e il calice del sacerdote, insieme ad altri simboli eloquenti: il messale di mons. Oscar Arnulfo Romero, il vescovo di San Salvador, ucciso 28 anni fa dagli squadroni della morte salvadoregni mentre diceva messa; lo scapolare del prete ortodosso rumeno Sofian Boghiu, una delle prime vittime dell'ateismo comunista; la lettera del contadino bavarese Franz Jaegerstaetter che spiega alla moglie perché non può obbedire ai nazisti; la bibbia di Evariste Kagorora, ucciso nel '94 nel massacro della chiesa della Sacra Famiglia a Kigali, in Rwanda. Una icona sull'altare maggiore, unisce poi il ricordo di Martin Luther King e Romero, Dietrich Bonhoeffer, pastore protestante ucciso a Dachau, e Tichon, il primo martire della chiesa ortodossa moscovita dopo la rivoluzione russa. Altari, ha spiegato il papa nella sua omelia, che ”ricordano i cristiani caduti sotto la violenza totalitaria del comunismo, del nazismo, quelli uccisi in America, in Asia e Oceania, in Spagna e Messico, in Africa, ripercorriamo idealmente molte dolorose vicende del secolo passato. Tanti sono caduti mentre compivano la missione evangelizzatrice della Chiesa: il loro sangue si è mescolato con quello di cristiani autoctoni a cui era stata comunicata la fede". Quella di Benedetto XVI è una meditazione che risponde all’interrogativo iniziale: "Perché questi nostri fratelli martiri non hanno cercato di salvare a tutti i costi il bene insostituibile della vita? Perché hanno continuato a servire la Chiesa, nonostante gravi minacce e intimidazioni?”. Il papa che entrando ha baciato una reliquia della vera croce conservata in un antico reliquiario, ha ricondotto tutto all’evento fondamentale del cristianesimo: Cristo Risorto. “E' vero: apparentemente sembra che la violenza, i totalitarismi, la persecuzione, la brutalità cieca si rivelino più forti, mettendo a tacere la voce dei testimoni della fede, che possono umanamente apparire come sconfitti della storia. Ma Gesù risorto illumina la loro testimonianza e comprendiamo così il senso del martirio”. Ed ha proseguito: “E' la forza dell'amore, inerme e vittorioso anche nell'apparente sconfitta. E' la forza che sfida e vince la morte”. “Anche questo XXI secolo si è aperto nel segno del martirio”, ha ricordato ancora. Del resto i cristiani sono chiamati ad essere “veramente lievito, luce e sale della terra” ed è per questo che “diventano anche loro, come avvenne per Gesù, oggetto di persecuzioni; come Lui sono "segno di contraddizione". La convivenza fraterna, l'amore, la fede, le scelte in favore dei più piccoli e poveri, che segnano l'esistenza della comunità cristiana, suscitano talvolta un'avversione violenta. Quanto utile è allora guardare alla luminosa testimonianza di chi ci ha preceduto nel segno di una fedeltà eroica sino al martirio!”. L'invito alla Comunità di Sant'Egidio, quindi, è quello di non temere ”le difficoltà e le sofferenze che questa azione missionaria comporta: rientrano nella "logica" della coraggiosa testimonianza dell'amore cristiano”. Al termine della Liturgia della Parola nella quale si è cantato anche l’inno dei santi martiri e si è pregato per i cristiani che testimoniano a prezzo della loro vita l’amore di Dio in Medio Oriente ed Iraq, il pontefice ha scoperto una targa nel portico della Basilica a ricordo della visita. Tra gli ospiti, 10 cardinali e 16 vescovi (di cui 7 del movimento dei vescovi amici di Sant’Egidio, uno per continente) e mons. Vincenzo Paglia, da sempre guida spirituale di Sant'Egidio. Presenti anche i cardinali Etchegaray, Ruini, Tauran, Sandri, Kasper, Saraiva Martins, Rylko, Vallinmi, Stafford e Sepe. Nel suo saluto iniziale, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, ha ricordato lo spirito delle origini, nel clima del '68, in cui uno ''slancio vitalistico animava le giovani generazioni per fare un mondo migliore''. In questi anni, ha detto, ''siamo stati preservati dal freddo delle ideologie, dal calore bruciante del vivere per sé "grazie all'amore per la parola di Dio''. ''In quella temperie - ha aggiunto - sentimmo di non farci guidare da noi stessi. Perché il mondo fosse migliore dovevamo cambiare noi stessi''. Riccardi ha ricordato poi "gli uomini e le donne che non hanno vissuto per sé, scandalo per il mondo del Novecento che ha fatto sua suprema legge il 'salva te stesso'. Tale - ha concluso - è ancora il mondo del nostro secolo. E purtroppo tanti cristiani sono ancora uccisi in varie parti del mondo''.
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