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«Noi non faremo un campo in più a Milano, il campo è una soluzione temporanea; invece stiamo trovando, a chi è disponibile, un percorso graduale di cambiamento». Lo ha detto l'assessore comunale alle Politiche sociali Mariolina Moioli, intervenuta alla presentazione del libro «Il caso zingari», alla Fondazione Lazzati, organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio. «Una situazione emergenziale» è quella dei campi, secondo la Moioli, nei quali però vanno promosse «condizioni di vita più umane: accogliere ed aiutare gli sforzi che le persone fanno per uscire da una situazione di emarginazione, ma dall'altra entrare anche dentro delle condizioni di vita che siano legali». Un approccio teso a «migliorare le condizioni di vita di tutti e la convivenza civile: io ti aiuto perché tu risponda in termini di percorso di legalità e integrazione, a partire dalle condizioni igienico-sanitarie. Percorsi realizzati, in parte, anche in seguito agli sgomberi effettuati».
«Se non si vogliono i campi nomadi, ma si vuole una politica dell'abitare solidale allora ci si metta intorno a un tavolo per stabilire come si fa - ha detto il presidente della Casa della Carità Virginio Colmegna -, come si può realizzare un passaggio graduale dalla situazione attuale». E lancia l'idea del villaggio solidale: «Ci sono nella cintura di Milano 11 cascine abbandonate».
«Qui sta crescendo una cultura del gioire quando c'è uno stupro o una violenza perché può essere capitalizzato come consenso», ha proseguito don Colmegna. E proprio riferendosi al risultato delle elezioni nazionali, aggiunge: «Mi rendo conto che quando un alto numero di cittadini vota in un certo modo c'è un problema culturale». Il punto, secondo il presidente della Casa della Carità, è che solo «la qualità delle risposte e delle strutture può smontare l'idea di queste persone presente nella nostra cultura, ma l'unico modo che c'è di farlo è non dire neanche che son tutti buoni. Adesso occorre superare la contrapposizione ideologica di chi li rende criminali e chili rende vittime», ha concluso Colmegna.
Il libro parte dalla rimeditazione di un dramma, quello dello sterminio di rom e sinti ad opera dei nazisti, il pericolo dell'antigitanismo oggi e la necessità della tutela delle minoranze. «11 libro è un invito - ha detto Elisabetta Cimoli, della Comunità di Sant'Egidio - alla tutela delle minoranze e al rispetto dei diritti dei più deboli». (D.Re)
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