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Africa for Life
II
Colloquio Internazionale
Ministri della
Giustizia dei Paesi Africani
a confronto
sull’abolizione
della pena di morte
Roma – Campidoglio
Sala della Protomoteca
18 giugno 2007 – ore 8.45
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La
Comunità di Sant’Egidio è attiva ormai da molti anni a livello
internazionale nella lotta alla pena capitale, per giungere alla
sua abolizione universale e per l’arresto immediato di ogni
esecuzione in ogni parte del mondo.
L’impegno
di Sant’Egidio contro la pena di morte –motivato anzitutto dalla
fedeltà al Vangelo e da un rapporto privilegiato con i poveri e
i dimenticati- ha favorito negli ultimi anni la costruzione di
un largo fronte mondiale, interreligioso e laico, che si oppone
fermamente a questa disumana misura punitiva.
Ne fanno
parte molteplici personalità appartenenti alle grandi tradizioni
religiose, esponenti della cultura laica, numerosi premi Nobel
per la Pace, centinaia di parlamentari, assieme a milioni di
cittadini di ogni provenienza sociale e culturale, in oltre 150
paesi del mondo.
Oggi gli
stati mantenitori della pena capitale sono poco più di 50, e non
tutti la applicano con la stessa assiduità. Nel 2006, infatti,
solo in sei paesi (Cina, Iran, Iraq, Sudan, Pakistan e Stati
Uniti) sono avvenute il 91% delle esecuzioni totali. In maniera
graduale aumentano i governi abolizionisti e in termini
relativi, ma realistici, il numero delle condanne a morte messe
in atto registra ovunque una sensibile flessione.
L’Africa,
pur provata più di altri continenti dai conflitti e dalle
povertà, si distingue per una tendenza positiva sia nella
diminuzione costante del computo delle esecuzioni (ufficialmente
se ne contano 12 -in sei paesi- nel 2006) che nell’aumento dei
Paesi abolizionisti o che attuino una moratoria della pena
capitale. L’ultima, recentissima buona notizia proviene dal
Rwanda, il cui Parlamento ha votato l’8 giugno scorso la
cancellazione della pena di morte dal proprio ordinamento
giuridico.
Oggi
l’hanno abolita quattordici Paesi africani (oltre a Kigali, Sud
Africa, Angola, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gibuti,
Guinea-Bissau, Liberia, Mauritius, Mozambico, Namibia e São Tomé
- Principe, Senegal, Seychelles). Altri 20 sono considerati
abolizionisti di fatto, senza cioè aver compiuto esecuzioni da
oltre un decennio (Algeria, Benin, Burkina Faso, Gabon, Gambia,
Ghana, Kenya, Madagascar, Malawi, Mali, Mauritania, Niger,
Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Swaziland,
Tanzania, Togo, Tunisia, Zambia).
In più
della metà dei Paesi africani nessuno viene più messo a morte.
Liberia e Senegal sono entrati di recente nel novero dei Paesi
abolizionisti, mentre nel resto del continente africano diversi
sono i Paesi che stanno compiendo progressi significativi verso
l’abolizione: così il Marocco, lo Zambia, il Malawi.
In questa
direzione, nuove strategie e visioni comuni hanno preso il via a
partire dal Convegno "Africa for life", che per
iniziativa della Comunità di Sant’Egidio vide riuniti a Roma nel
novembre 2005 dodici ministri della Giustizia del Continente
assieme a giuristi e politici europei.
A due anni
di distanza, il 18 giugno prossimo in Campidoglio, è fissato il
II Colloquio Internazionale dei Guardasigilli africani, con una
presenza ancor più nutrita, che si confronteranno sul tema
dell’abolizione della pena di morte.
Prenderanno parte ai lavori, tra gli altri, il Ministro della
Giustizia italiano Clemente Mastella, il Vice-Presidente
della Commissione Europea Franco Frattini, il Card.
Renato Raffaele Martino, il giurista Luciano Eusebi,
l’attivista umanitaria africana Marguerite Barankitse.
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