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Sant’Egidio fête ses 49 ans avec le peuple de la Communauté

Une basilique Saint-Jean-de-Latran remplie de jeunes et de moins jeunes, de sans-abris et de réfugiés venus par les couloirs humanitaires. Marco Impagliazzo : « Nous croyons en une ville où la distinction entre eux et nous n’existe plus, mais où l’on peut construire ensemble une grande force de paix »

Rassemblement des Jeunes pour la Paix

Ose rêver, choisis la paix !

Liturgie pour le 49e anniversaire de la Communauté de Sant’Egidio

Basilique Saint-Jean-de-Latran, à 18h30

Lettre de Goma, au Congo : nous sommes devenus les porte-paroles des personnes âgées abandonnées dans la périphérie de la ville

Plus de 540 réfugiés syriens en sécurité avec les #couloirshumanitaires ! Merci à tous ceux qui ont permis de réaliser ce rêve !

Les nouvelles arrivées ce matin à Fiumicino
21/02/2017
Prière avec Marie, mère du Seigneur

La prière chaque jour


 
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17 Novembre 2008 09:30 | Hilton Cyprus - Ballroom A

Bamir Topi



Bamir Topi


Président de la République d’Albanie

Insigne Eccellenza, Presidente di Cipro,
Insigne Arcivescovo di Cipro,
Eccellenze Presidenti,

E’ un immenso piacere, per me, partecipare a questo illustre Forum in cui una delle questioni più importanti poste dalle sfide storiche viene discussa – una questione che l’umanità ha fronteggiato fin dai tempi antichi.

Vorrei ringraziare l’Arcivescovo di Cipro, Sua Eminenza Chrisostomos, e anche la Comunità di Sant’Egidio per l’invito e l’ospitalità nella bella città di Nicosia.

Signore e Signori,
La società umana è una comunità fatta di aspetti di vita, di fattori politici, sociali, spirituali e morali, che si sviluppano attraverso un’interazione reciproca, condizionata e dispiegata in diversi periodi di tempo e spazi. L’armonizzazione di queste azioni incrociate produce sviluppo, benessere, pace e prosperità per la società intera. Le nazioni come produttrici, portatrici ed eredi di questo processo adattano le loro specificità di sviluppo costituendo civiltà.

Durante tutto questo processo complesso e particolare, desiderato e inevitabile, ogni nazione o paese contribuisce in modo naturale attraverso l’insieme dei valori di cui è storicamente portatore, attraverso la storia dell’identità che riceve in eredità, attraverso la ricchezza di cultura e linguaggio e attraverso il profondo senso di rispetto, dialogo e coesistenza. I popoli devono essere nutriti ed educati con il senso della ragione e della pace, con la speranza che la pace e il dialogo siano possibili, con il desiderio e la volontà di combattere la violenza e l’oppressione, con la determinazione a combattere contro la povertà e la discriminazione religiosa e razziale.

Questa è una missione storica. Appartiene a tutti coloro che si sono assunti la responsabilità di guidare i loro popoli o paesi politicamente, economicamente e spiritualmente.

Questo è un impegno storico.

Il dibattito e la preoccupazione di oggi sullo scontro di civiltà e le sue conseguenze per la società umana, ci sollecita ad andare al cuore del problema e ad offrire, nell’impossibilità di dare una risposta, un messaggio a voce alta. Un messaggio che servirà ai popoli e alle nazioni del mondo intero, alle loro culture e alle loro fedi, non importa quanto esse possano essere particolari, ma specialmente ai più giovani, che trovandosi all’incrocio e nell’epicentro dell’informazione globale, hanno bisogno più di chiunque altro di essere condotti verso la pace, la speranza, la comprensione e il dialogo.

Le civiltà, come le società, sono inseparabili, sono immortali, e sono mutabili ed ereditabili. Nessuna civiltà è nata dal nulla, così come nessuna civiltà è stata completamente cancellata. Il passare del tempo e degli anni, la mancanza di documentazione e di informazione, hanno lasciato l’impressione sbagliata che specifiche civiltà siano scomparse senza lasciare traccia.

Tutti noi siamo pronti a riconoscere e a lodare i valori delle civiltà passate, ed anche i benefici che esse hanno dato al progresso umano, senza badare a quanto vicino o lontano siano esistite, ma quando parliamo delle civiltà contemporanee, sfortunatamente la nostra attenzione è attratta dal fatto che un gran numero di ricercatori e di studi, di istituzioni e politiche impostano una discussione, tendenziosa e speculativa per dividere la nostra società in buone e cattive civiltà, in civiltà sviluppate e sottosviluppate, in civiltà di successo o fallite.

La parte peggiore di queste teorie è la tendenza a mettere le civiltà l’una contro l’altra. Il loro più fatale oltraggio è il fatto che spesso viene data la colpa dei conflitti e delle guerre alle culture e alle civiltà, alle loro differenze, forme individuali o fenomeni del loro sviluppo.

Al contrario, la storia offre numerosi esempi che provano che le guerre regionali o mondiali hanno prodotto effetti distruttivi per le civiltà. L’esperienza disgraziata dei due maggiori conflitti del secolo passato, due Guerre Mondiali, in cui, come conseguenza della violenza esercitata e dell’odio umano incalzante, milioni di persone persero la loro vita, migliaia di opere d’arte e beni materiali furono distrutti e le basi dei principi di diritto universale a garanzia di una vita libera furono minacciate: tutto questo prova che le cause di scontri del genere non furono mai né le civiltà e le culture, né le specificità e le identità nazionali, né le differenze di religione o di razza, ma gli interessi di certi estremisti, di gruppi politici, ideologici e militari. Sfortunatamente possiamo individuare esempi così negativi persino oggi, all’inizio di questo Terzo Millennio.

Signore e Signori,
Sono lieto di presentare qui la verità sulla società Albanese, la verità storica ed effettiva, l’esempio e il modello della realtà albanese. Noi siamo un popolo balcanico-mediterraneo, una nazione che ha costruito la sua storia antica in stretta prossimità con differenti civiltà, culture e fedi che abbastanza spesso erano opposte, a cominciare dalle credenze pagane, proseguendo con i Cristiani, Cattolici romani e Bizantini, fino all’Islam dell’Impero Ottomano. Questo percorso di appropriazione delle diverse fedi o culture, ha arricchito di generazione in generazione l’identità albanese, che è giustamente evidenziata dalla figura del Rinascimento albanese, Vaso Pasha, all’inizio del Ventesimo secolo, in questo modo: “La fede degli Albanesi è l’Albanesimo”.

La nazione Albanese, con tre religioni e quattro comunità religiose, offre al mondo il raro esempio dell’armonia interreligiosa, del dialogo, della pace e della coesistenza, esattamente nel mezzo dello spazio geografico e politico dei Balcani, famoso per lotte, guerre e odio fino a tempi recenti. Questa nazione, benché abbia tre religioni, una premessa ideale per conflitti e divisioni, non ha mai conosciuto i conflitti religiosi in tutta la sua storia. Offriamo questa realtà positiva come esempio per arricchire la nostra esperienza comune e gli sforzi per la tolleranza e la comprensione, per l’ umiltà e la saggezza nei rapporti tra le fedi – un importante elemento di civiltà.

La visione albanese liberale verso la fede è realizzata con l’attitudine ospitale e tollerante ad accettare l’altro, con la sua identità e senza pregiudizi. Questo spirito distintivo è stato dimostrato e provato in modo molto eccellente attraverso l’esempio unico nella storia umana – attraverso l’atteggiamento verso gli Ebrei. E’ una realtà già conosciuta, che devo ripetere qui, che il numero degli Ebrei alla fine della Seconda Guerra Mondiale era notevolmente aumentato, in un momento in cui in ogni altro luogo era diminuito. Questa prova anti-Olocausto dimostra il livello unanime di tolleranza, rispetto, coesistenza, accettazione del diverso mostrata dal popolo Albanese nel peggiore periodo di crudeltà e lotta contro lo sviluppo, la civiltà e l’umanità.

Ho offerto queste prove storiche ed effettive del popolo Albanese sperando di stimolare la nostra memoria storica e la nostra osservazione contemporanea ad estrarre dalla storia e dal contributo dell’umanità esempi che possano aiutare a individuare non solo la migliore conoscenza delle civiltà e del loro intrecciarsi, ma specialmente ad offrire modelli razionali e verità storiche di fronte a posizioni scettiche o pessimistiche verso la coesistenza o l’integrazione di culture, lingue, fedi, valori, identità, e civiltà.

Per noi Albanesi, la vera sfida resta l’integrazione nella comunità dei valori europei, preservando nel contempo il nostro passato e la nostra storia, la vecchia identità e cultura, il nostro spirito e tradizione di dialogo di tolleranza. Solo in questo modo possiamo trarre profitto dai valori europei e naturalmente al tempo stesso possiamo arricchirli ancor più con i nostri valori.

Grazie!