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17 Novembre 2008 09:30 | Hilton Cyprus - Othello Hall

Serge Latouche



Serge Latouche


Docente di Scienze economiche all' Università di Parigi XI, Francia

IL TAO DELLA DECRESCITA

La via, il Tao di Lao-Tseu, è più e meno dell’etica come la intendiamo in Occidente. Il Tao della decrescita è un cammino da inventare con l’aiuto di un maestro che forse non esiste. Gandhi, Thoreau, Dewey, Tolstoï, Illich, Ellul, Castoriadis, Gorz? Tutti hanno camminato lungo la via della vita. Ma tutti ci hanno detto che ognuno deve trovare la propria via.

La via della decrescita è un’apertura, un invito a cercare un altro mondo possibile. Quest’altro mondo, lo chiamiamo la società della decrescita. L’invito vale per viverci qui ed ora, non solo in un ipotetico avvenire che, per quanto desiderabile possa essere, non conosceremo probabilmente mai. Quest’altro mondo quindi è dentro questo qui. Ed è anche dentro di noi. La via è un altro sguardo su questo mondo qui, un altro sguardo su noi stessi.

La via della decrescita rappresenta la semplicità volontaria? E’ anche semplicità volontaria, ma non si esaurisce nell’etica della sobrietà. La via della decrescita rappresenta una rivoluzione economica e sociale? E’ anche una rivoluzione economica e sociale, ma non si riduce all’etica della resistenza, della rivolta e dell’obiezione.

L’etica della decrescita mette insieme disciplina personale e impegno nel mondo. La decrescita è un arte di vivere. Un arte di vivere bene, in accordo con il mondo. Un arte di vivere con arte. L’obiettore della crescita è anche un artista. Qualcuno per cui il piacere estetico è una parte importante della propria gioia di vivere. L’etica della decrescita implica necessariamente un’estetica della decrescita. Tuttavia, l’etica della decrescita non si riduce alla sola estetica.

Il ritirarsi dal mondo e la sola ricerca della perfezione di sé sono una forma di rifiuto dell’essere, come lo è l’impegno nel mondo senza preoccupazione della propria felicità. La militanza per se stessa è il riflesso inverso delle guerre economiche. Tutte e due sono una dimenticanza dell’essere. In nome del progresso, guerrieri puritani e militanti umanisti distruggono la bellezza del mondo per costruire la loro chimera. La fuga nell’avvenire, che si tratti dell’avvenire radioso dell’utopia comunista o della redenzione in una transumanità, rappresenta una negazione del presente e della condizione umana. La decrescita si presenta come un riconoscimento all’essere e quindi l’essere innanzitutto in questo mondo qui, e anche una testimonianza di gratitudine per il dono della bellezza del cosmo. La via della decrescita non è né il rifiuto né l’accettazione del mondo. Essa è sia il rifiuto che l’accettazione. Conviene rifiutare il mondo (l’immondo) dell’economia della crescita, e  accettare la vita come una gioia, secondo la formula di William Morris (1). La decrescita sarà gioiosa o non sarà.