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17 Novembre 2008 16:30 | Hilton Park - Ledra B

Intervento di Paul Yemboaro Ouédraogo



Paul Yemboaro Ouédraogo


Vescovo cattolico, Burkina Faso

Introduzione
Per la nostra tavola rotonda vorrei contribuire alla nostra riflessione e al nostro dibattito parlandovi di « Africa : le religioni e le società del convivere».
E’ difficile parlare dell’Africa come di un piccolo mondo omogeneo. L’Africa è un continente molto ampio dalle situazioni molteplici e variegate. Vi parlerò dunque della zona dell’Africa occidentale che conosco meglio, con esempi tratti dal mio paese e dalla mia stessa diocesi.
E’ ugualmente difficile parlare dell’Africa oggi, rievocando semplicemente l’Africa dei nostri antenati dai valori antropologici ricchi di ospitalità, solidarietà e religiosità, come se questi valori non fossero sottoposti alla prova del tempo e dell’evoluzione del mondo. Certo non tutto è perduto, ma niente è più come prima.
Articolerò la mia relazione in tre punti:
I - Africa: il convivere alla prova dei conflitti
II - Africa: il convivere alla prova della Dittatura del Materialismo
III - Africa: Religioni e Società del convivere

I Africa: il convivere alla prova dei conflitti
Basta guardare una carta mondiale per rendersi conto che l’Africa, come tutti gli altri continenti, è sottoposta alla prova di conflitti più o meno violenti, che mettono in difficoltà la convivenza.

1.1 Localizzazione geografica 
I conflitti più gravi sono situati in Algeria, Sudan (Sud e Darfour), Chad, Centrafrica, Repubblica Democratica del Congo (Kivu), Burundi, Somalia, Etiopia, Eritrea, Costa d’Avorio, Nigeria, Kenya, Zimbabwe, Niger e Mali.

1.2  Zone di conflitto: zone di ricchezze
Sulla mappa dei conflitti, il fatto più significativo da rilevare è che i paesi o le zone di conflitto coincidono con la presenza di ricchezze economiche, minerarie, energetiche o agricole. Il controllo delle ricchezze economiche che passa per il controllo del potere politico, le lotte intestine o i conflitti armati mettono a dura prova la convivenza delle popolazioni che aspirano alla tranquillità e alla pace. Dove si trova la ricchezza iniziano conflitti. La cosa più inaccettabile è che sono i poveri a farne spesso le spese.


II - Africa: il convivere alla prova della Dittatura del Materialismo
2.1 La mondializzazione del mercato
La globalizzazione che vuol fare del mondo un unico e vasto mercato economico avanza come un rullo compressore. L’economia di mercato s’impone sempre più. In questo universo i più deboli sono respinti.  L’Africa a questo livello è un continente marginale che non rappresenta molto in questo vasto mercato. Si vuole commercializzare tutto e tutto quello che non ha un valore commerciale non interessa chi frequenta questo gigantesco mercato.

2.2 La globalizzazione
Con la globalizzazione si sperava che nessuno sarebbe più stato un’isola, tagliato fuori dal resto del mondo. E’ talmente evidente che l’economico, il sociale, l’ecologico, il giuridico sono tutti tra loro intrecciati, che il nostro universo impone che i suoi problemi siano recepiti e trattati in tutte queste dimensioni senza trascurarne nessuna. Ma qui si pone anche un problema: la solidarietà e l’amore sono i valori più resistenti alla mondializzazione e alla globalizzazione. Il materialismo vi si oppone e ciascuno cerca il proprio interesse anche a spese degli altri (riscaldamento climatico, crisi finanziaria…).
In questa confusione, ciascuno vale soltanto per quello che ha. Il G7, il G8 e oggi il G20 riunisce quelli che pesano di più economicamente. I piccoli non sono invitati, possono soltanto attendere le decisioni prese dai grandi, anche se queste decisioni li toccano da vicino.

2.3 L’Africa, un continente emarginato
L’Africa è il continente dimenticato al bordo della strada, considerato soltanto per le sue zone con ricchezze sfruttabili. Il continente è lacerato nel suo tessuto di convivenza dalla volontà di controllo dei poteri politici o economici. Oggi l’Africa ha la sensazione di essere un continente rifiutato dall’Occidente e soprattutto dall’Europa, per tutte le misure che rendono difficile l’immigrazione. Curiosamente sono proprio quelli che più hanno tratto profitto dalle ricchezze dell’Africa che le chiudono oggi la porta. Anche le delocalizzazioni industriali dell’Europa non prendono la strada dell’Africa da cui provengono le materie prime.
L’Africa disillusa sembra volgersi all’Asia che le spalanca le porte; ma anche qui i problemi non mancano. Si parla di invasione dell’Africa da parte della Cina, o di un nuovo indebitamento dell’Africa. I responsabili africani sembrano apprezzare il modello cinese che potrebbe legittimare più facilmente il loro autoritarismo e la loro chiusura all’alternanza.
Gli intellettuali africani sembrano interessati a fare un’altra esperienza di cooperazione. Con l’Europa, nessuno è realmente riuscito a decollare in Africa. Dopo tutto, proviamo anche con l’Asia e poi si vedrà.
Le popolazioni africane apprezzano gli investimenti cinesi (stadi, strade, ferrovie…) ma hanno paura. Nei progetti cinesi conta solo il lavoro. Non c’è posto per le feste sociali che interrompono regolarmente il lavoro e fanno diminuire il rendimento economico. La convivenza in Africa si adatta male a questi sistemi in cui la persona umana è sacrificata al rendimento economico.
Allora come fare, e quali soluzioni si possono delineare di fronte a tutte le angosce dell’Africa?

III - Africa : Religioni e società del convivere
L’Africa ha le risorse per far fronte a tutte le difficoltà che l’assediano.

3.1 La visione del mondo e della persona umana
La sua visione del mondo e dell’uomo riconosce più importanza ai valori sociali. L’uomo non è percepito come un individuo, ma come relazione, « un essere con ». E’ membro di una famiglia, una famiglia in cui ciascuno ha il suo posto ed evolve tenendo conto degli altri.

3.2 Il tessuto sociale
Il tessuto sociale stesso trae la sua solidarietà dalla stabilità della famiglia in cui la complementarietà non è sacrificata all’uguaglianza. Questo tessuto sociale sviluppa molti circuiti che favoriscono il convivere. I circuiti di solidarietà che sono l’etnia, la regione, e che le permettono di coniugare le differenze senza farne necessariamente motivi di conflitto.

3.3 Il pluralismo religioso
Il suo pluralismo religioso si vive già nell’ambito delle famiglie: cristiani cattolici, protestanti, musulmani e fedeli della religione tradizionale vivono insieme nella stessa famiglia in cui continuano a tenersi riunioni familiari.
Il dialogo interreligioso è largamente praticato in Burkina come anche nei paesi vicini, il Mali e il Senegal.

3.4 La « parenté à plaisanterie »
La « parenté à plaisanterie » è istituita tradizionalmente e permette una convivenza felice a gruppi che hanno forse avuto in un lontano passato dei conflitti accesi. Oggi mossi e samo, peulh e bobo, gourmantché e yadcé, dagara e turka diventano subito amici e solidali soltanto identificandosi come appartenenti ad etnie « parentes à plaisanterie ». Tra questi « parents à plaisanterie » la solidarietà è di rigore, e i conflitti non hanno ragion d’essere poiché tutte le provocazioni sono autorizzate perché reciproche. 

3.5 La mediazione specifica degli artigiani della pace 
La mediazione degli artigiani della pace consente di estinguere conflitti acuti e quindi permette alla convivenza di riprendere il sopravvento. Questa mediazione è eccezionale e per casi gravi. Nessuno deve opporre un rifiuto alla mediazione degli artigiani della pace (ostilità, violenze ecc.)

3.6 I limiti attuali
Questi circuiti di solidarietà sono armi a doppio taglio. Quando si fa un ghetto identitario del gruppo familiare, etnico, regionale o nazionale, la solidarietà si tesse per opporsi ad un altro gruppo che viene percepito come una minaccia (tribalismo, xenofobia, ecc.).
Allo stesso modo, la solidarietà subisce un duro colpo di fronte alla vastità dei problemi economici. I giovani sono sempre più individualisti per risolvere i loro problemi, ma sanno ricorrere a questa solidarietà in caso di difficoltà o di fallimento. L’immigrazione clandestina è insieme individuale e sociale. Sono gli individui che partono, ma dietro di loro c’è molto appoggio.

3.7 La speranza è consentita
L’Africa ha certamente un fondo di umanesimo che le permette di guardare alle diverse situazioni con sufficiente serenità. Qui le religioni dispongono di un terreno di scelta per educare e formare le persone come i gruppi ad una migliore convivenza. Possono suscitare nuovi tipi di  cooperazione con partner umanisti o che vivano anche valori religiosi.

3.8 Per concludere
Vorrei concludere citando 3  realtà  significative nel mio paese, il Burkina Faso.  

3.8.1 La presa in carico della dimensione religiosa da parte di un Stato laico.
Per tutte le grandi questioni o per la costituzione di commissioni di valutazione, i gruppi religiosi vengono consultati o invitati dallo Stato a delegare dei rappresentanti in queste commissioni. In tal modo un delegato della comunità cattolica, della comunità protestante, della comunità musulmana e della religione tradizionale siedono nel Consiglio Nazionale Etico come nella Commissione Elettorale Nazionale Indipendente.
 
3.8.2 L’esistenza dell’Unione Fraterna dei Credenti (UFC)   
Si tratta di un’Organizzazione Non Governativa (ONG), creata dalla comunità cattolica e dalla comunità musulmana, che lavora per lo sviluppo della regione del Sahel in Burkina Faso (idraulica, agricoltura, allevamento,  alfabetizzazione …). Questo è una testimonianza eloquente di quanto il dialogo interreligioso possa realizzare e migliorare nella convivenza.
 
 3.8.3 La Radio Taanba della diocesi di Fada N’Gourma
 L’attribuzione di diritti di trasmissione alla comunità protestante, alla comunità musulmana e alla comunità tradizionale in un Radio cattolica diocesana, quella della mia diocesi, ha fatto della radio un utile strumento di evangelizzazione e di promozione del dialogo interreligioso. 
 
CONCLUSIONE
Certo non mancano i problemi in Africa, ma vi è possibilità di convivenza. Fattori culturali favoriscono questa convivenza (umanesimo, senso della famiglia, importanza delle relazioni sociali, mediazioni diverse…). La religione si presenta come una forza di serenità di fronte a tutte le tribolazioni (Tt 3, 7-8).
La speranza cristiana e la carità vissuta senza alcuna discriminazione testimoniano a favore del convivere e gli conferiscono una nota particolare in Africa. Il Dialogo Interreligioso apre prospettive nuove per una globalizzazione dell’amore e della solidarietà, condizioni indispensabili per una migliore convivenza e per la pace nel mondo. Le religioni restano le più autorevoli per interpellare la coscienza degli Africani e anche degli altri popoli degli altri continenti, per solidarietà sempre più ampie e più efficaci. La convivenza è un diritto dei popoli e implica dunque dei doveri per ciascuno e per tutti.