change language
sei in: home - ecumenismo e dialogo - incontri... la pace - cipro 2008 contattinewsletterlink

Sostieni la Comunità

  

Dal 10 dicembre, grande vendita di beneficenza a Roma per sostenere i pranzi di Natale con i poveri.

Tutti i giorni fino al 23 dicembre e dal 2 al 6 gennaio. Orari e indirizzi.

Il Pranzo di Natale della Comunità di Sant'Egidio: prepariamo insieme una tavola larga come il mondo

Tutti i modi per aiutare: i centri di raccolta dei regali, il Rigiocattolo, come donare, come contattarci

Il pranzo di Natale di Sant'Egidio per una famiglia senza confini. Aiutaci a prepararlo!

11/12/2016
Liturgia della domenica

Preghiera ogni giorno


 
versione stampabile
17 Novembre 2008 16:30 | Hilton Cyprus - Achera Hall

Intervento di Gijun Sugitani



Gijun Sugitani


Scuola Buddista Tendai, Giappone

Signor Presidente, leaders delle religioni mondiali e partecipanti a questa conferenza odierna,
vorrei innanzitutto esprimere quanto mi senta onorato ad avere l’opportunità di parlare a questo 22° incontro di preghiera per la pace, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio.
Sono venuto qui dal Giappone, che è situato all’estremo orientale dell’Asia. Nel mese di Agosto 1987 abbiamo convocato il primo summit interreligioso sul Monte Hiei, santuario del buddismo giapponese, nei sobborghi dell’antica capitale, Kyoto. Questo summit era in comunione di intenti con gli incontri internazionali di Preghiera per la pace organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio, ed è stato organizzato annualmente ormai per 21 anni. L’Europa e l’Asia sono distanti l’una dall’altra, ma ambedue gli incontri sono accomunati dallo stesso fine, e sono accomunati anche i nostri spiriti, nel pregare per la pace ogni anno.

Essendo io buddista vorrei considerare il tema “Monachesimo nel 21° secolo” dal punto di vista di un buddista. Le differenze tra cristianesimo e buddismo sono molto grandi, anche se ambedue sono religioni nel senso largo. Tuttavia, esistono varie similitudini nella storia delle due religioni. Il monachesimo cristiano è iniziato, se ho compreso bene, quando i cristiani si sforzarono di attuare uno stile di vita in cui seguire più fedelmente gli insegnamenti di Gesù. Perciò hanno abbandonato il mondo e hanno provato a seguire la via della perfezione, osservando una vita monastica strettamente regolamentata, con i voti di povertà, castità ed obbedienza. In seguito, e fino ai giorni nostri, in contrasto con lo stile di vita appena descritto, si è andato evolvendo uno stile monastico nuovo, in cui assumevano importanza il servizio alle persone e la vita caritativa, in questo modo assumendo un ruolo nella società.

Nel Buddismo il Theravada, la separazione dalla società, che ha come scopo principale quello di esercitarsi spiritualmente per ottenere l’illuminazione, era al principio la corrente principale. Ma sorse un nuovo gruppo di buddisti, che non si pongono soltanto come scopo la propria elevazione spirituale, ma anche quello di diffondere gli insegnamenti buddisti alla gente. Ciò viene chiamato Buddismo Mahayana. Quindi, sia nel cristianesimo che nel buddismo vi è la questione di come essi debbano porsi in dialogo, come debbano relazionarsi alla società.

Vorrei ora introdurre il monachesimo tradizionale Tendai del Monte Hiei, che una forma del buddismo Mahayana a cui appartengo, e di seguito vorrei parlare del ruolo che vi ha il monachesimo.

Saicho, il fondatore della denominazione buddista Tendai, costruì il tempio Enryakuji sul monte Hiei 1200 anni fa, allo scopo di essere la sede principale della scuola. Tempo dopo, la gente cominciò a chiamare il Monte Hiei la Montagna Madre del Buddismo Giapponese. E’ anche considerata la montagna della pratica buddista, e un luogo sacro, che arriva a 800 metri sopra il livello del mare. In questo monte Saicho svolse pratiche monastiche per dodici anni, e fondò un sistema di formazione per monaci basato sulla propria esperienza, un sistema di ritiro spirituale di 12 anni, sottraendosi completamente al mondo secolare. Lo scopo di queste pratiche non è quello di ottenere l’illuminazione personale, ma quello di servire la comunità e la popolazione locale dopo un breve periodo di formazione molto intenso. In altre parole, è una pratica monastica che produce un Mahayana Bodhisattva. Un Mahayana Bodhisattva è un monaco che impartisce insegnamenti buddisti alle persone per aiutarle a vivere una vita migliore, e che contemporaneamente cerca di acquisire una verità del Buddismo.

Saicho divise i monaci che avevano fatto dodici anni di pratica in tre livelli secondo la loro abilità. Il primo livello è un “Tesoro Nazionale”, il secondo livello è un “Maestro di Stato” ed il terzo livello è un “Capitale dello Stato”. Un Tesoro Nazionale è una persona che è capace di insegnare e di agire bene. Un Maestro di Stato è una persona che è capace di insegnare bene ma non è capace di agire bene quanto un Tesoro Nazionale. Un Capitale dello Stato è una persona che è capace di agire bene ma non insegnare bene come un Tesoro Nazionale. Chi era considerato Tesoro Nazionale doveva rimanere al Monte Hiei per insegnare ai più giovani. Chi era considerato Maestro di Stato e Capitale dello Stato era invece inviato nelle diverse aree locali per diffondere gli insegnamenti ed insegnare tecniche produttive come per esempio quelle agricole. Saicho diceva: “La più alta espressione della compassione è un’azione a favore degli altri, senza pensare al proprio beneficio”; questo era lo spirito che un Mahayana Bodhisattva deve seguire. Questa frase venne anche citata da Sua Santità il Papa Giovanni Paolo II nel discorso che tenne quando visitò il Giappone nel 1981, indicando in ciò lo spirito da seguire nel dialogo e nella cooperazione interreligiosa.

Nei primi sei anni di formazione sul Monte Hiei era previsto lo studio dei fondamenti del buddismo Tendai attraverso la lettura e le ricerche su documenti. Due terzi della giornata erano spesi per studiare il buddismo Tendai, un terzo per studiare altri insegnamenti buddisti oltre a nozioni di ingegneria, agricoltura, politica e giurisprudenza.

I sei anni successivi erano spesi nella meditazione e nella ricerca del proprio io, anziché nell’acquisizione della conoscenza, allo scopo di compiere le sei diverse tipologie di pratica richieste ad un Bodhisattva. Queste sei tipologie di pratica vengono chiamate Ropparamitsu, e possono essere spiegate come segue:

1. La pratica dei doni
possono consistere sia in denaro contante che in beni o servizi, in favore di persone in necessità, senza aspettare nessun tipo di contraccambio e praticando la modestia
2. La pratica dell’osservanza dei precetti
attenersi strettamente a principi basilari come non uccidere, non rubare, non mentire, mantenendo la mente pura
3. La pratica della pazienza
essere pazienti, accettando gli altri, senza ira
4. La pratica della diligenza
fare sforzi continui nel realizzare un giusto obiettivo, con il desiderio di migliorarsi
5. La pratica della meditazione
rimanere nella calma, mantenere l’equilibrio e la flessibilità mentale
6. La pratica della saggezza
ottenere la saggezza di Buddha per concretizzare una immagine reale e non offuscata della verità.

Per compiere queste pratiche è necessario trovarsi in un luogo sacro, separato da ogni luogo abitato La logica alla base del periodo di dodici anni si basa su una sutra chiamata Kenkairon (Trattato che spiega i precetti), in cui si dice: “pure la persona più ottusa otterrà qualche risultato dopo dodici anni”. Ciò si basa sulla esperienza di Saicho stesso, il quale, credendo nella logica della Sutra, dopo una pratica di dodici anni sul Monte Hiei raggiunse quasi lo stesso livello di Buddha.

Guardando l’orario delle attività giornaliere della pratica sul Monte Hiei, troviamo che è abbastanza simile a quello dei monasteri cattolici Cistercensi Trappisti. La preghiera, la lettura della Bibbia ed il lavoro sono attività regolate strettamente negli orari dalle tre del mattino, e vengono ripetute tutti i giorni. Pure ai giorni nostri viene mantenuto lo stesso stile di vita, nella separazione dalla società, senza televisione, giornali o radio.

Sembra che ai giorni nostri gli esseri umani godano di una prosperità che non ha paralleli nella storia, a causa dello sviluppo della scienza e della tecnica del mondo moderno. Ma la realtà è che i continui conflitti etnici o locali pongono le vittime in una situazione più miserabile, peggiorata dalla tecnologia avanzata degli armamenti. Inoltre, le disparità economiche e le questioni ambientali diventano sempre più serie. Le persone nelle società avanzate, che diventano ricche materialmente, sono veramente felici? Sembra che le pretese da soddisfare con beni materiali non vengano mai soddisfatte, e che esse crescano sempre più, o che esse siano destinate a non essere mai soddisfatte. Le nazioni avanzate esportano armi verso paesi in via di sviluppo, e portano quest’ultime ad incamminarsi sullo stesso percorso errato, senza insegnare loro quanto imparato dai propri errori. Soprattutto in Africa, è duro osservare come, nello stato attuale, bambini piccoli vengano rapiti per essere inviati ai lavori forzati.

Nella costituzione dell’UNESCO sta scritto: “siccome la guerra nasce nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che deve essere costruita la difesa della pace”. Infatti, le guerre hanno molto a che fare con il nostro atteggiamento mentale. Possiamo dire che il nostro atteggiamento mentale non solo influenza le guerre, ma anche la situazione dell’esistenza umana, sia in Oriente che in Occidente.

Si dice che la cosa che più colpisce i monaci che tornano nel mondo dopo dodici anni di pratiche monastiche non sia il sorprendente progresso della scienza e della tecnologia durante quel periodo, ma il constatare quanto poco sia cambiata la sincerità delle persone. E’ l’amore in un monastero cristiano, la compassione in un luogo di pratica monastica buddista, è la fiducia verso le persone ad essere la cosa più importante. La compassione è avere una mente tale da condividere ed accettare le gioie e i dolori degli altri come se fossero i propri.

Nel 21° secolo, in cui l’amore, la compassione e la speranza delle persone tendono a svanire a contatto con l’aria, abbiamo bisogno di conservare l’idea del monachesimo che mette in luce l’arroganza umana. Altrimenti potremmo cadere nel pericolo di superare la linea di non ritorno. Perciò sono convinto che da ora in poi, il monachesimo in tutte le religioni assumerà un peso più significativo, come uno specchio che ci riflette e ci fa considerare cosa siamo.

Grazie tanto per la vostra cortese attenzione.

Per Natale, regala il Natale! Aiutaci a preparare un vero pranzo in famiglia per i nostri amici più poveri