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11/12/2016
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18 Settembre 2016 16:30 | Teatro Lyrick

Intervento di Bartolomeo I all'assemblea di apertura "Sete di Pace" di Assisi



Bartolomeo I


Patriarca Ecumenico di Costantinopoli

Introduzione

E' per me un onore rivolgermi a questa edizione degli incontri internazionali per la pace, quella del 30° anniversario, organizzata dai nostri cari amici della Comunità di Sant'Egidio, in collaborazione con la Diocesi di Assisi e dalle Famiglie Francescane. E' per me un particolare privilegio trovarmi alla presenza di tanti leader religiosi e politici, che desiderano sinceramente essere incisivi in un mondo che ha "sete di pace".
Recentemente siamo stati testimoni del desiderio sincero che siano guarite le nostre comunità ed il nostro pianeta: è stato quando il mondo intero ha portato il lutto per la perdita di tante vite e tanta bellezza a causa del terremoto che ha colpito l'Italia centrale. Siamo dunque consapevoli che la pace, in quanto dono e fine che “supera ogni comprensione”, è qualcosa a cui aneliamo e che desideriamo con molta passione e con molta sofferenza. La si può ottenere soltanto attraverso un dialogo che non pone condizioni e attraverso la cura per tutta la creazione di Dio. Questa è una consapevolezza che da una parte è innata, dall'altra viene appresa.
 
Dialogo tra fedi e culture
Ho in mente quando, da giovane ragazzo, incontrai il Patriarca Ecumenico Athenagora, un leader straordinario, dalla sensibilità ecumenica, un uomo alto, con occhi penetranti ed una barba molto lunga. Il Patriarca Atenagora era noto perché invitava le parti in difficoltà ad incontrarsi insieme per poter risolvere il loro conflitto; diceva loro: “Venite, guardiamoci negli occhi e vediamo cosa abbiamo da dirci.” Aveva ben capito che la pace è qualcosa di personale! Il fatto di guardarsi l'un l'altro con onestà, al fine di comprendersi e cooperare reciprocamente è un concetto di vitale importanza all'interno di qualsiasi dialogo religioso che abbia lo scopo di stabilire la tolleranza e la pace nel mondo. In anni recenti siamo tutti stati testimoni di cambiamenti costruttivi e creativi nella società contemporanea,  nel senso di una maggiore apertura e integrazione nei confronti di altre fedi e minoranze. Allo stesso tempo nel mondo abbiamo sperimentato episodi di esclusione e violenza verso migranti e profughi. Se abbiamo veramente sete di pace dobbiamo sicuramente lavorare per la pace. Per questo motivo il Santo e Grande Concilio della Chiesa Ortodossa, nel messaggio conclusivo, ha dichiarato: “Un serio dialogo interreligioso aiuta in modo significativo la promozione della fiducia reciproca, della pace e della riconciliazione”.
La ragione fondante dell’apertura e del dialogo, in ultima analisi, è che tutti gli esseri umani si confrontano con le stesse sfide. Il dialogo, quindi, conduce persone provenienti da culture diverse ad uscire dall'isolamento, preparandole ad uno scambio di rispetto reciproco e coesistenza. Naturalmente, alcuni hanno delle convinzioni forti – potremmo dire fondamentaliste – e sacrificherebbero la propria vita piuttosto che cambiare le proprie opinioni. Altri, purtroppo, arriverebbero addirittura a togliere la vita a vittime innocenti pur di difendere il proprio punto di vista. E' questo il motivo per cui siamo obbligati ad ascoltare  con più attenzione, a “guardarci l'un l'altro” con amore e compassione, a guardarci più profondamente “negli occhi”. Infatti, in realtà, siamo più vicini l'uno all'altro di quanto non siamo distanti o differenti.
Naturalmente, non siamo così “naif” da affermare che il dialogo possa avvenire senza rischi o costi. Il fatto di entrare in relazione con  un'altra persona, di cultura o di fede diversa,  porta con sé l’incertezza del risultato finale. Tuttavia, quando ci convinciamo che il dialogo è possibile, avviene qualcosa di sacro. Nella volontà di abbracciare l'altro, al di là di ogni timore o pregiudizio, la realtà di qualcosa, o di Qualcuno, che è oltre a noi stessi, ci conquista. Ed allora ci rendiamo conto come il dialogo porta benefici che sono di gran lunga superiori ai pericoli.
 
Cultura ed ambiente
Abbiamo ripetutamente messo in risalto la nozione del mondo come nostra casa (oikos) e dei concetti correlati di economia (oikonomia) ed ecologia (oikologia). L' “Ecologia” è la cura della casa comune, mentre l' “economia” riguarda la sua gestione. Proprio per questo il Patriarcato Ecumenico ha dato particolare risalto, nella sua attenzione e nel suo ministero, alla salvaguardia dell'ambiente naturale. Questo pianeta è infatti realmente la nostra dimora, ma è anche la casa di tutti, come lo è di ogni creatura animale, come lo è di ogni vita che ha origine in Dio. Inoltre, è la casa delle giovani generazioni, inclusi coloro che devono ancora nascere. Sfortunatamente, la nostra economia globale sta crescendo fino al punto di superare la capacità del nostro pianeta di sostenerla.
E’ in gioco non solo la nostra capacità di vivere in modo sostenibile, ma anche la nostra sopravvivenza, come quella del pianeta. Come abbiamo avuto modo di notare dunque, la pace non è soltanto qualcosa di personale ma è anche “ecologica” raggiunge e tocca ogni aspetto ed ogni dettaglio della nostra vita e del nostro mondo. Con forza questa realtà ci è stata ricordata quando abbiamo visto la città di Amatrice in rovine, nei nostri giorni.
La teologia ortodossa compie un passo ulteriore e afferma che ogni azione umana lascia una traccia permanente sui poveri della terra. Il modo in cui l'uomo si comporta nei confronti del creato ha conseguenze dirette sulle altre persone. Infatti, i più colpiti dagli effetti del riscaldamento globale saranno coloro che potranno meno permettersi di subirli.
Inoltre, il problema dell'inquinamento è collegato direttamente a quello della povertà. Alla fine qualunque attività “ecologica” sarà misurata e giudicata per le conseguenze che avrà sulla vita dei poveri (come leggiamo nel Vangelo di Matteo, al capo 25). Voglio citare qui l'Enciclica del Santo e Grande Concilio: “L'approccio al problema ecologico sulla base dei principi della tradizione cristiana richiede non solo il pentimento per il peccato dello sfruttamento delle risorse naturali del pianeta  -quindi un cambiamento radicale nella mentalità e nel comportamento- ma anche l'ascetismo come antidoto al consumismo, alla divinizzazione delle proprie necessità e all'attitudine ad accaparrare”.
 
La cultura e la pace
Secoli fa un mistico cristiano dichiarava: “Acquista la pace interiore e migliaia attorno a te troveranno la loro pace”. In qualche modo il dialogo per la pace inizia dentro di noi. Questo implica a sua volta una dimensione religiosa, che non può essere mai separata dalla pace sincera, sia a livello locale che a livello globale. In quanto comunità religiose e leader spirituali dobbiamo ricordare costantemente alle persone la responsabilità e l’obbligo di scegliere la pace attraverso il dialogo.
Tuttavia, riuscire ad ottenere il dialogo e la pace chiama a un capovolgimento totale di ciò che è la norma per il mondo. Richiede una trasformazione dei valori che sono profondamente radicati nel nostro cuore e nella società. La trasformazione in senso spirituale è la nostra unica speranza di rompere il ciclo di violenza ed ingiustizia, poiché la guerra e la pace sono essenzialmente scelte umane.
Ciò significa che costruire la pace è una questione di scelta e di cambiamento individuale ed istituzionale. Comincia all'interno di noi e si irradia all’esterno, prima a livello locale e poi globale. La pace richiede perciò una sorta di conversione interiore (metanoia) – un cambiamento nelle politiche e nelle pratiche. Fare la pace richiede impegno, coraggio e sacrificio. Richiede la volontà di diventare persone del dialogo e una cultura del cambiamento.
E' molto importante dunque che le comunità di amore e solidarietà, come oggi Sant'Egidio, radunino leader religiosi e politici, autorità civili e rappresentanti della società affinché condividano la riflessione e la cooperazione  per trovare risposte ad un mondo che ha “sete di pace”. Cosa ci potrebbe essere di più opportuno per le tre maggiori Chiese Cristiane (Cattolicesimo, Ortodossia, Protestantesimo) come per le tre comunità di fede abramitiche (Ebraismo, Cristianesimo, Islam) che camminare insieme e collaborare per lo stesso scopo: alleviare le sofferenze di tutti gli uomini e perseguire il dialogo per la pace?
 
Conclusione
Cari amici, abbiamo cercato di delineare per voi le dimensioni profonde ed essenziali della pace, quella personale, quella ecologica e quella culturale. Accettare di essere comunità o culture che fanno propri il dialogo religioso, la consapevolezza ecologica e la  coesistenza pacifica è sempre una scelta su come vogliamo relazionarci agli altri, all'ambiente e al mondo.
Inoltre, abbiamo voluto sottolineare che la pace è un avvenimento comune, un'impresa collettiva. La pace deve essere una risposta ecumenica ad una responsabilità ecumenica. Possiamo preservare la pace e salvaguardare il nostro pianeta soltanto attraverso la cultura del dialogo.
L'unica domanda alla quale siamo chiamati a rispondere è: “Vuoi guarire?” (Gv 5,6). Se non lo vogliamo, rimarremo immobilizzati ed incapaci a dare una risposta alla sofferenza paralizzante attorno a noi. Ma se lo vogliamo, ci è stato assicurato che il più piccolo seme di pace può avere un effetto immenso sul mondo. E' così il Regno dei Cieli! (Mt 13, 13-32).
Che la benedizione di Dio sia su tutti voi.
 

#peaceispossible #setedipace
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