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09/12/2016
Preghiera della Santa Croce

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19 Settembre 2016 09:30 | Sacro Convento, Sala Romanica

Intervento di Jaron Engelmayer



Jaron Engelmayer


Rabbino, Israele

Più di 50 anni fa il rapporto tra il cristianesimo e l’ebraismo è stato ridefinito e posto su una base nuova. Con il Concilio Vaticano II ed il Decreto Nostra Aetate venne aperta una porta verso un dialogo autentico tra le due religioni – verso uno scambio vero guardandosi negli occhi da pari a pari! Con gli incontri per la pace della Comunità di Sant’Egidio questa forma di dialogo trova un’espressione particolarmente riuscita, quindi il trentesimo anniversario è un buon motivo per festeggiare! Infatti, nel corso di questo periodo dal dialogo sono nate molte amicizie, si sono rafforzate le forze della pace e dell’armonia nel mondo e c’è stata un’ulteriore dimostrazione del fatto che, se c’è la buona volontà, è possibile percorrere una via piena di speranza verso il futuro.

Per tutto ciò un presupposto importante è quello di parlare insieme, tuttavia ci sono diversi modi in cui si può parlare insieme. Vi è, per esempio, la storia di una donna a cui piace molto parlare e non da mai la possibilità al marito di aprire bocca. La donna si ammala e occorre chiamare il dottore. Egli prende il termometro e glielo mette in bocca alla donna, al che per qualche minuto si fa calma. Stupito, il marito chiede al medico con grande interesse: “Mi può dire, per favore, dove è possibile comprare un apparecchio del genere?”

A noi, però, interessa un altro tipo di parlare insieme, il dialogo.

Ma cosa significa, effettivamente, il dialogo? Come può essere definito, e quali sono i suoi obiettivi?

Una fonte importante a riguardo è rappresentata dal Pirkei Avot (capitoli dei padri), “Se due sono seduti insieme e parlano delle parole della Torah, allora D-o è presente tra di loro, come è scritto: (Malachia 3, 16): “Allora si consultarono i timorati di D-o. il S-gnore porse l'orecchio e li ascoltò”. Dovremmo prestare attenzione al termine utilizzato, piuttosto raro:  נדברו  - consultarsi. Infatti, solitamente si utilizzerebbe il termine  דיברו  - parlare uno con l’altro. Ciò che distingue i due termini è la modalità del parlare insieme. Si può ascoltare per poter parlare, ma si può anche parlare, per poter ascoltare. In una conversazione, soprattutto quando si tratta di uno scambio di informazioni e di opinioni, ai partecipanti può importare di parlare, essere ascoltati, “ledaber”. Una tale conversazione può essere definita come un duplice monologo, o un monologo con due partecipanti. Come per esempio il seguente dialogo che oggigiorno potrebbe aver luogo tra un padre ed il suo figlio di dieci anni. Dice il padre: “Figlio, vorrei parlare con te. È giunta l’ora di sapere qualcosa sulla realtà della vita”. Al che il figlio risponde: “Va bene, padre. Cosa vorresti sapere?”

Un dialogo vero nasce quando a chi ne prende parte sta a cuore ascoltare, captare i punti di vista e le opinioni dell’altro e voler capire veramente. Nello studio della Torah condizione imprescindibile per l’esegesi e la ricerca della verità: lo scambio di due concezioni, il fondersi di due cervelli, per poter capire correttamente le parole di D”o – solo sotto queste condizioni D-o si volgerà a coloro che studiano la Torah. Perciò la forma classica dello studio della Torah e la “Chewruta”, lo studio in coppia. Tra l’altro, per completare il discorso: Solo a riguardo di D-o la Torah (Numeri 7, 89) dice che la sua voce “middaber” (e non “medaber”), come se parlasse con sé stesso, facesse un monologo, e permettesse a Moshe (Mosè) di averne parte, perché solo D-o non ha bisogno dell’arricchimento o del completamento che vengono da una controparte in un dialogo.

Ma qual è stata in effetti la realtà del dialogo ebraico-cristiano?

Da parte ebraica l’ingresso nel dialogo ebraico-cristiano innanzitutto soddisfa delle necessità basilari. In Europa vivere da minoranza ebraica per circa 1 millennio e mezzo all’interno di una società prevalentemente cristiana non è stato sempre facile, per usare un eufemismo.

Questo rapporto ha avuto una grande svolta con il Concilio Vaticano II e la Dichiarazione “Nostra Aetate”. Con il riconoscimento da parte della Chiesa cattolica dell’ebraismo come religione legittima con una propria via verso D-o, che conduce alla salvezza, è stata tracciata una strada verso il vero dialogo, destinata a sostituire le usuali dispute tra ebrei e cristiani. Con questo passo importante per gli ebrei divenne realtà una necessità, che nel medioevo sarebbe stato impensabile: essere riconosciuti e rispettati dalla Chiesa, e poterla incontrare parlando da pari a pari in ambito teologico! Questi sono presupposti necessari per un vero dialogo!

Al di là di ciò negli ultimi tempi si è sviluppato anche da parte cristiana un sincero interesse verso l’ebraismo, per scoprirvi e comprendere meglio le radici del cristianesimo, per poter così anche definire meglio sé stessi.

Questi sviluppi portano ad una situazione completamente nuova, molto gradita ed a lungo desiderata da parte ebraica. Pongono i rapporti ebraico-cristiani su una base completamente nuova.

Nel dialogo ebraico-cristiano vi sono due aspetti che devono essere considerati in maniera particolare, per poter continuare questa storia positiva. Oltre alle similitudini delle due religioni sono le differenze ad emergere – riconoscerle ed accettarle è un presupposto importante per un dialogo sincero. Altrettanto importante è il riconoscimento di una certa asimmetria: non sempre per l’uno può valere ciò che vale per l’altro. Per esempio: il cristianesimo ha le sue radici nell’ebraismo, non però il contrario. In conseguenza di ciò il cristianesimo può sviluppare una migliore coscienza di sé a partire dall’ebraismo. Questa dipendenza però non può essere invertita: l’ebraismo possiede una coscienza di sé che non dipende dal punto di vista cristiano. Oppure, per fare un altro esempio: i cristiani possono prendere parte alle funzioni religiose ebraiche, agli ebrei, al contrario, non è possibile partecipare alle funzioni religiose cristiane. È questa una situazione che la Comunità di Sant’Egidio gestisce in maniera molto rispettosa e dignitosa, trovando delle belle soluzioni per poter svolgere cerimonie comuni, nonostante le limitazioni.

Il rispetto dell’uno verso l’altro, l’ammissione e l’accettazione di opinioni e concezioni diverse sono presupposti non solo per un dialogo sincero, ma anche per una vera amicizia. Anche il dialogo stesso, il desiderio di scambio e l’interesse autentico per l’altro sono presupposti per la vera amicizia, che scaturisce da essi. Questo lo capiamo a partire dalla citazione sopra menzionata: “Si consultarono i timorati di D-o, ognuno con il suo amico…” – consultandosi a vicenda nasce l’amicizia.

La Comunità di Sant’Egidio percorre questa via con coraggio visionario e, con la creazione di un forum per un dialogo autentico essa crea anche i presupposti per una molteplicità di amicizie interreligiose, che speriamo possano dare un contributo significativo alla pace ed all’armonia comune.

 

#peaceispossible #setedipace
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