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19 Settembre 2016 16:30 | Auditorium Hotel Cenacolo

Intervento di Abulhasan Navab


Abulhasan Navab


Rettore della University of Religions, Iran

 L'esperienza della coesistenza tra Musulmani e Cristiani in Iran:
dalla vicinanza al dialogo globale

 
Introduzione
L'Islam e la cristianità hanno la più alta percentuale di popolazione nel mondo; di conseguenza ogni possibile comprensione tra queste due grandi comunità religiose avrebbe un ruolo significativo nel dialogo tra diverse religioni e nazioni, aiutando in tal modo a creare una miglior comprensione reciproca fra i seguaci di queste religioni e la loro coesistenza su scala globale. 
Ai nostri tempi, la necessità del dialogo fra Musulmani e Cristiani è accettata pubblicamente; inoltre, come molti esperti credono, l'attuale clima in Iran, per quanto i Musulmani e i Cristiani sono coinvolti negli incontri di dialogo, giustifica l'apertura di una strada nella regione da parte della Repubblica Islamica dell'Iran, dando così speranza di poter influire sulle relazioni fra Musulmani e Cristiani nel mondo, e divenendo uno dei poli principali del dialogo. Oltre ai tentativi di incontro del Vaticano e  del Consiglio Mondiale delle Chiese, altri centri ed istituzioni in Iran, che hanno partecipato attivamente ai suddetti incontri, si sono fatti carico della gestione e dell’iniziativa di dialogo.
Tuttavia, le relazioni fra l'Islam e la Cristianità cioè le due religioni monoteiste abramitiche originariamente basate sulla rivelazione di Dio non sono sempre state vicine con tolleranza ed apertura come ci si sarebbe aspettato. Le radici dell'intolleranza manifestate dai seguaci di queste due religioni nel corso di alcuni periodi storici,  sono da ricercare più nell'esclusivismo nelle istituzioni religiose e nelle interferenze del potere politico che negli insegnamenti dell’Islam e della Cristianità.
Secondo il Corano, i cristiani sono dotati di eccellenza nella fortuna e di accettazione della verità. L'esistenza di “studenti che credono fermamente nei loro insegnamenti religiosi", insieme a “asceti e monaci che sono chiara manifestazione di insegnamenti religiosi" e "nessuna arroganza fra i cristiani” sono tre fattori che, dal punto di vista del Corano, accrescono l'accettazione della verità religiosa da parte dei Cristiani, e ciò li rende più vicini ai Musulmani nell’amicizia e nella simpatia: “e più vicini fra loro nell’amore verso i credenti troverai coloro che dicono «siamo Cristiani»: perché fra questi vi sono uomini devoti agli insegnamenti e uomini che hanno rinunciato al mondo, e non sono arroganti” (Al-Maeda:82)
 
I criteri della coesistenza in Iran
La conoscenza dei Cristiani ha per gli Iraniani una lunga storia e gli Iraniani hanno avuto un ruolo cruciale nell’accoglienza a questa religione divina. Sebbene la presenza storica di questa religione abbia avuto i suoi alti e bassi, essa ebbe la vivacità di una religione divina nel nostro paese. Tuttavia, l’esperienza dell’incontro Islam-Cristianità in Iran, dall’avvento dell’islam nel VII° secolo D.C. fino ad oggi, può essere rappresentata in quattro periodi differenti.
 
Periodo della Tolleranza e dell’Apertura
L’avvento dell’Islam e l’espansione del regno Islamico insieme alla caduta dell’Impero Sasanide in Iran  causò una condizione particolare per la popolazione e per i seguaci delle diverse religioni, specialmente per i Cristiani. Quando, durante questo periodo, l’Islam fece il suo ingresso in Iran, esso incontrò seguaci di diverse religioni come gli Zoroastriani, gli Ebrei, i Cristiani, i Sabei, e alcuni di altre denominazioni religiose; poiché l’Islam li considerava “Ahl e Kitab” ( gente del Libro), li trattò secondo la legge Islamica basata su un “contratto sociale” e accordò loro diritti sociali più ampi di quelli che aveva in mente per i pagani. Durante questo periodo, i Cristiani trovarono una condizione desiderabile per organizzare la loro comunità e la chiesa attraversando un periodo pacifico.
L’era Abbaside e in particolare i 70 anni di regno di Harun e Ma’mun (766-833 dopo l’Egira), il periodo dell’apertura dell’Islam al pensiero greco  e della sua trasformazione per la presenza del pensiero islamico, così come il periodo dell’avvento della traduzione e della composizione di opere greche e cristiane, può essere considerato come uno dei periodi d’oro della Cristianità in Iran; un periodo in cui i dialoghi fra le fedi fiorirono in Iran e la tolleranza religiosa e l’apertura vissero un percorso di progresso.
 
Periodo della caduta
L’invasione mongola delle regioni della Persia e della Mesopotamia fu un evento disastroso che cancellò le risorse finanziarie e culturali della comunità islamica e della Persia e fu duro per i seguaci del Cristianesimo. Il 13° secolo D.C. fu un periodo di declino della Cristianità in Iran e questo ciclo ancora continua il suo andamento discendente e la popolazione cristiana declina gradualmente in una piccola minoranza eccetto gli Assiri in Azerbaijan Occidentale e in altre zone del paese. I possibili principali fattori che conducono al declino delle relazioni fra Musulmani e Cristiani in questo periodo della storia dell’Iran sono: la limitazione e la specificità del linguaggio Siriaco, l’espansione delle terre asiatiche e in particolare gli stermini delle comunità cristiane compiuti dalle tribù mongole.
 
Periodo della Rinascita 
L’era Safavide può essere chiamata il periodo della rinascita della Cristianità in Iran; per le considerazioni politiche e le relazioni cordiali con i governi occidentali così come prevenzione dell'influenza ottomana, non solo il governo safavide aprì la strada alle minoranze religiose interne, ma fu anche aperto agli stranieri divulgatori della fede cristiana e ai  missionari cristiani.  Quando il colonialismo crebbe in Iran e nei subcontinenti, I preti cristiani entrarono nella regione dall'Inghilterra, dalla Francia dal Portogallo, e da altri potenti paesi europei. Inoltre le condizioni politiche al di là delle frontiere dell'Iran come la dura politica ottomana verso la comunità cristiana causò lo spostamento in Iran di molti gruppi cristiani. Nel settimo secolo, due chiese cattoliche furono stabilite in Iran dai domenicani e dai gesuiti; Durante questo periodo, altri oltre a quelli già conosciuti, come i Cappuccini, i Carmelitani, gli Agostiniani iniziarono gradualmente la loro attività in Iran. 
 
Periodo di dialogo globale
L’Islam e la Cristianità  sono stati testimoni di alcuni nuovi fenomeni negli ultimi decenni, principalmente, l’impegno dei loro seguaci sulle scene della vita reale, sociale, nazionale e internazionale. Durante i due periodi recenti, il cambiamento ufficiale della prospettiva cattolica verso l'Islam nel Concilio Vaticano II  è stato seguito dalla formazione del Consiglio Mondiale delle Chiese sulla Cristianità da una parte; la vittoria della Rivoluzione Islamica e la ascesa del regno Sciita in Iran dall’altra, hanno aperto una nuova porta per le relazioni islamo-cristiane che può essere chiamato il periodo del dialogo Islamo-cristiano o piuttosto di dialogo globale.
La Rivoluzione Islamica è una rivoluzione religiosa che cerca di organizzare diverse aree sociali basandosi sul’insegnamento religioso. Quindi è importante considerare la prospettiva di questa rivoluzione verso le altre religioni e la loro relazione con le religioni predominanti, fra le quali la Cristianità è ai primi posti.
E’ necessario distinguere la condizione dell’Iran in questo periodo: l'Iran prima della rivoluzione, l’Iran dopo la rivoluzione, e l’Iran come paese sciita. Sia l’Iran prima che quello dopo la rivoluzione subiscono l’influsso della cultura sciita; una cultura di saggezza che non opera distinzioni fra esseri umani e rispetta l’umanità - chiamando loro fratelli nella religione o considerandoli uguali in umanità - contribuendo tutti alla formazione di una cultura che non riconosce un paradigma specifico nel contesto del tempo. Sebbene i movimenti derivanti da questa cultura possano a volte essersi diretti in modo contrario alla direzione preminente, l’Iran ha sempre avuto una cultura aperta e pacifica.
Dopo la rivoluzione, i centri di dialogo erano piuttosto attivi; il segretariato dell’Organizzazione del dialogo Interreligioso della Cultura islamica e delle Relazioni, comunemente conosciuto come Centro per il Dialogo Interreligioso, faceva da pioniere nella regione. Poi altre istituzioni sono nate come l’Istituto per il dialogo Interreligioso, che è una delle istituzioni non governative più attive nel campo. Anche il Centro Internazionale per il Dialogo fra le Culture e l’Università delle Religioni e delle Denominazioni  sono comparsi nel contesto culturale dell’Iran post-rivoluzionario. La maggior parte del dialogo Islamo-Cristiano in Iran è prodotto delle attività delle quattro istituzioni qui menzionate. 
 
La preghiera nell’età del dialogo globale 
Questa conferenza si tiene per celebrare il trentesimo anniversario della Giornata di Preghiera promossa da Giovanni Paolo II nel 1986. Perciò mi piacerebbe concludere il mio discorso sottolineando l’importanza della preghiera nel tempo attuale come uno dei fondamenti più potenti del dialogo globale tra Islam e Cristianesimo. Il dialogo islamo-cristiano e la coesistenza su larga scala, quanto lo è il mondo contemporaneo, richiede un terreno comune per creare la simpatia fra le diverse sette e scuole di seguaci delle due religioni, e noi crediamo che l’elisir della preghiera abbia il suo potere e richieda una attenzione specifica durante il periodo del dialogo globale.
La preghiera è una necessità sollevata dalla condizione dell’uomo di oggi. Poiché l'esistenza dell'essere umano su questo pianeta è spiegata dalla creazione che comprende una separazione dal mondo divino, la preghiera acquista importanza. A causa della sua natura nella ricerca della verità dall'inizio della creazione, l'uomo ha trovato la preghiera e il rivolgersi a Dio come un modo per liberarsi dal ciclo delle sofferenze materiali e spirituali. Perciò, La preghiera costituisce una grande eredità delle religioni divine, particolarmente per l’islam e la Cristianità.
Quindi l'immagine della vita umana presentata dell'Islam e dal Cristianesimo è un processo in tre fasi: 1. quando l'uomo era nel regno divino; 2. quando l'uomo e il regno divino si sono separati; 3. quando l'uomo entra di nuovo nel regno divino. La preghiera è una prescrizione per l’uomo confuso che soffre della separazione; un mezzo attraverso il quale la separazione dell'uomo dal mondo spirituale non esiste, neanche per pochi secondi. Non solo musulmani e cristiani hanno molto in comune sul concetto della preghiera, ma il principio della preghiera suggerisce che tutti noi - musulmani e cristiani - siamo creati dalla singola fonte divina che si muove verso la stessa destinazione.
L’attenzione alla preghiera è più efficace nel periodo del dialogo globale islamo-cristiano che in ogni altro periodo, inoltre, noi saremo capaci di superare le sfide della coesistenza traendo beneficio da questo dono divino. L'essenza della preghiera e dell’invocazione è la ricerca di Dio ogni cosa sarà più facile se noi mettiamo Dio prima di tutto. Noi abbiamo imparato da Gesù "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.”(Mt 6,33) 
Questo è l'insegnamento comune a tutti i profeti, fondamento che offre spazio per la coesistenza islamo-cristiana nell'età del dialogo globale.
 

#peaceispossible #setedipace
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