change language
sei in: home - ecumenismo e dialogo - incontri... la pace - assisi 2... di pace contattinewsletterlink

Sostieni la Comunità

  
05/12/2016
Preghiera per i poveri

Preghiera ogni giorno


 
versione stampabile
19 Settembre 2016 16:30 | Palazzo Buonacquisti

Intervento di Abdulrazzaq A. Alsadi


Abdulrazzaq A. Alsadi


Università per le Scienze e l'Educazione Mondiale, Iraq

Ringraziamo la Comunità di Sant’Egidio per questo incontro umano che riunisce persone di ogni confessione e fede.

Se solo gettassimo uno sguardo attento alle finalità politiche, partitiche e utilitaristiche nei confronti dell’Iraq prima del 2003 e dell’aggressione americana all’Iraq, troveremmo un Iraq differente da quello che è diventato; nonostante ci fossero errori nell’era che precedette l’aggressione, tuttavia lo Stato iracheno era largamente in grado di gestire l’amministrazione e i servizi ai cittadini.

I rapporti internazionali confermano che l’Iraq ante 2003 era ai primi posti quanto a servizio sanitario, insegnamento di base e superiore, alfabetizazione e reti di strade ponti ospedali e fabbriche e università; più di tutto, l’individuo iracheno godeva di sicurezza e stabilità senza esplosioni né rapimenti né furti nP crimine organizzato, e soprattutto senza confessionalismi né spaccature né profughi né cittadini senza casa: l’Iraq era un un luogo rispettato in politica estera perché la diplomazia irachena era efficiente e professionale.

Dopo l’aggressione americana all’Iraq tutto ciò si è rovinato: l’occupazione americana ha distrutto tutto quanto era stato costruito in Iraq, causando la diffusione delle milizie terroristiche sostenute da Stati stranieri che hanno portato la rovina in Iraq in generale e nelle regioni sunnite in particolare.

Gli iracheni ritengono gli Stati uniti d’America responsabili della rovina e della distruzione che hanno colpito l’Iraq ad ogni livello dal 2003 e che gli stati rispettabili abbiano il dovere morale di imporre agli americani di riformare ciò che hanno rovinato in Iraq a seguito di ciò che evidenziano le loro colpe nell’occupazione, e di riconoscere dei loro errori: offriamo qui alcuni suggerimenti per aiutare a stabilizzare l’Iraq.

  1. reintegrare gli uomini della sicurezza irachena – già nella polizia e nell’esercito – i quali furono cacciati dopo il 2003 e che posseggono l’esperienza professionale e un sincero spirito nazionale per implementare sicurezza e stabilità.
  2. cancellare le milizie armate di qualsiasi religione o scuola confessionale, limitare le armi e il combattimento al solo Stato. Infatti il pericolo delle milizie non fa diminuire il pericolo dell’ISIS, sono le facce della stessa moneta
  3. far tornare i profughi alle proprie case, compensarli per ciò che hanno perduto, proteggerli e ricostruire ciò che è stato distrutto dal terrorismo
  4. l’interruzione di tutte le forme di interferenza esterna negli affari dell’Iraq, in particolare dell’ingerenza iraniana che è evidente e non ha bisogno di prove
  5. L’arresto delle esecuzioni capitali e delle detenzioni illegali che già hanno portato alla morte di molti iracheni, uomini, donne, ragazzi, e l’indizione di un’amnistia generale che avvenga al termine di processi giusti ed equi. 
  6. Il ripristino degli immobili, delle moschee e dei centri  a ciò che erano prima del 2003.
  7. Un’accuratezza rispetto a qualunque individuo iracheno si arroga il ruolo di rappresentante dei sunniti poiché ciò avviene spesso con lo scopo di ottenere potere o soldi.
  8. L’equità tra i sunniti nella gestione dell’Iraq e l’uguaglianza fra i diritti e i doveri in tutti gli ambiti della vita.
  9. Esortare i paesi del Golfo ad aiutare il popolo sunnita con ogni tipo di supporto, culturale, materiale e in qualsiasi altro modo
  10. Correggere l’andamento delle elezioni parlamentari in Iraq attraverso la seguente strategia:
    A- Fare delle elezioni locali e non sulla base di blocchi di partito o di fazioni e sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Le lezioni irachene sono state compromesse da frodi e dalle nomine di blocchi politici. I volti nella gestione dell’Iraq si ripetono, chi esce dal governo torna alla Camera dei rappresentanti e chi esce dalla Camera dei rappresentanti torna al ministero. Il comando è fermo nelle mani di determinate persone e nessun’altro può partecipare perché non rappresenta un gruppo designato.
    B – Condurre un censimento accurato degli iracheni, della loro religione e dottrina affinché appaia in modo preciso quali debbano essere le percentuali di rappresentanza all’interno del parlamento e ciò avvenga sotto la supervisione internazionale. Non è corretto racchiudere i sunniti in una percentuale del 17%, la loro percentuale non è inferiore al 40% e nelle peggiori condizioni.
  11. C’è bisogno di un’appropriata assegnazione delle cariche di governo, dal ministro al viceministro al direttore generale a coloro che hanno competenze scientifiche e gestionali fino a giungere a tutte le varie appartenenze irachene religiose, settarie e popolari senza disperdersi nei settarismi, nelle nomine di gruppo e nella ripartizione dei posti che ha distrutto l’Iraq e gli Iracheni.
  12. Non è consentito alle autorità religiose di controllare tutte le religioni e le dottrine e questo a causa della totale autodeterminazione della politica irachena, alle autorità non resta altro che rispettarle, rispettare il loro posto e consultare per quanto riguarda le faccende religiose.
  13. Misurare la ricchezza irachena e proteggerla dallo spreco e dalla corruzione che hanno impedito agli iracheni di godere delle risorse del loro paese. Alcuni economisti hanno affermato che se la ricchezza irachena andata persa durante il periodo dell’occupazione, ossia dal 2003, fosse stata distribuita a ciascun iracheno gli avrebbe garantito dagli introiti dell’Iraq l’equivalente di milioni di dollari.
  14. Nonostante desideriamo parlare degli iracheni nella loro totalità senza distinguere tra scuole e religioni tuttavia gli schieramenti e i blocchi che sono diventati simbolo della politica ci spingono a parlare nel nome dei sunniti iracheni, così diciamo agli americani che non c’è Iraq senza sunniti i quali vogliono che l’Iran cancelli le tracce della sua esistenza dall’Iraq. E se seriamente desiderate la stabilità dell’Iraq e la giustizia per i sunniti noi siamo pronti a presentare un progetto unitario che raccolga i sunniti e tratti con giustizia tutti gli altri figli dell’Iraq a condizione che siate disposti a sostenere tale progetto sulla base di interessi comuni di entrambi i paesi.
  15. Noi proponiamo che la Comunità di Sant’Egidio abbia un ruolo nel salvare ciò che è salvabile dai disastri che hanno colpito l’Iraq.

Vi proponiamo la formazione di una delegazione di sunniti iracheni che comprenda le varie tendenze ed orientamenti che ci sono all’interno della Sunna per definire le cose come stanno nella scena irachena e dire ciò che i media non dicono davanti agli attori della politica americana che sono all’interno del governo o del parlamento. La delegazione porterà soluzioni di successo per la stabilità dell’Iraq da cui scaturirà poi la stabilità per l’intera regione e in generale. E dal momento che il popolo iracheno non dispone delle ricchezze che provengono dagli americani è necessario che il costo di questa delegazione sia a spese del governo americano.

Grazie mille    

 

#peaceispossible #setedipace
PROGRAMMA in PDF

EVENTI COLLEGATI
nel mondo

Materiale per la stampa

RASSEGNA STAMPA CORRELATA
29 Ottobre 2016
La Civiltà Cattolica
Intervista a Papa Francesco in occasione del viaggio apostolico in Svezia
5 Ottobre 2016
Avvenire
Marco Impagliazzo: Nel tempo del noi
2 Ottobre 2016
Avvenire
Quale accoglienza? Il metodo «adottivo» che emerge da Assisi
30 Settembre 2016
Vida Nueva
Marco Impagliazzo: “Los líderes musulmanes deben denunciar con más valentía el terrorismo”
30 Settembre 2016
Il Ticino
Alle sorgenti della pace in un mondo assetato
tutta la rassegna stampa correlata


Giovani x la Pace


Ringraziamo

Per Natale, regala il Natale! Aiutaci a preparare un vero pranzo in famiglia per i nostri amici più poveri