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20 Settembre 2016 08:30 | Palazzo Buonacquisti

Intervento di Kaarlo Kalliala



Kaarlo Kalliala


Vescovo luterano, Finlandia

Da che tipo di background provengo? Il mio paese, la Finlandia, è uno dei paesi nordici, dove l'approccio luterano alla fede cristiana ha esercitato un impatto particolarmente profondo sulle nostre società. Nel 2000, oltre il 90% dei finlandesi erano membri della Chiesa Evangelica Luterana finlandese. In questo momento, poco meno di tre cittadini su quattro lo sono ancora. L'immigrazione è solo un fattore molto minore nella diminuzione dell’appartenenza alla Chiesa e nella secolarizzazione.

Il mio paese differisce da altri paesi nordici specialmente per il fatto che parliamo una lingua completamente diversa. Svedesi, danesi e norvegesi possono capirsi, anche se ognuno utilizza la sua lingua madre; il finlandese, tuttavia, non solo non è strettamente correlato a tali lingue, ma non è nemmeno una lingua indo-europea. Inoltre, se si dà un'occhiata alla mappa dell'Europa,  si comprende subito che per la maggior parte degli europei, la Finlandia è al di là del mare. È facile giungere alla conclusione che la Finlandia è rimasta un paese insolitamente in bianco e nero per un tempo eccezionalmente lungo, quello in cui i cristiani luterani parlavano una lingua comprensibile a nessun altro.

Tuttavia, la società finlandese sta cambiando rapidamente. L'indifferenza religiosa e atteggiamenti negativi verso la religione sono in aumento. In questo processo, la Finlandia sta semplicemente seguendo una tendenza consolidata in Occidente. Dal momento che la Finlandia è ricca, libera e gode di stabilità sociale, secondo alcuni, forse, si tratta del più stabile Paese del mondo, essa sta attirando un numero crescente di richiedenti asilo, e un numero considerevole di loro sono musulmani. Per un certo periodo durante lo scorso autunno, la Finlandia aveva il maggior numero di richiedenti asilo di qualsiasi altro stato in Europa.

Le reazioni a questo fenomeno sono state non dissimili da quelle viste in altri Paesi europei. Da un lato, le comunità religiose hanno parlato in difesa dell’amore per il prossimo e della parità di valore di tutti gli esseri umani. Dal momento che le risorse della mia Chiesa sono sufficienti per questo, siamo stati in grado di offrire aiuto e mettere edifici a disposizione, in collaborazione con lo Stato e le municipalità, così come gli esponenti del terzo settore. D'altra parte, i social media, in particolare, pullulano di discorsi di odio. Gli immigrati sono percepiti come una minaccia, per i posti di lavoro e per la cultura finlandese. E dicendo "cultura", si dice anche "religione".

La scorsa settimana, in un articolo del quotidiano finlandese “Helsingin Sanomat”, l’amministratore delegato di Nordea Bank Group, Casper von Koskull, ha espresso questa affermazione circa gli effetti della globalizzazione sulla società: "In un paese come la Finlandia è probabile che la disparità di reddito crescerà in qualche misura, ma è molto importante che questa crescita potrà essere giustificata per la popolazione. Se questo non avviene, le risposte saranno cercate nella religione o nel nazionalismo. La democrazia e l'economia di mercato liberale finiranno per essere i perdenti".

Questo può essere una semplificazione grossolana, ma sembra che von Koskull sia del parere che un occidentale deve avere beni materiali a sufficienza e godere del benessere, altrimenti il cittadino occidentale diventerà sia religioso che antidemocratico. Trovo probabile che ciò che von Koskull sta davvero pensando sia un particolare tipo di religione. Citare il termine "nazionalismo" nello stesso contesto è suggestivo. Per quelli di noi che rappresentano "la religione" questo rappresenta, naturalmente, una sfida: è questo il ruolo inevitabile della religione? Alimentare la xenofobia e la nostalgia regressiva? Costruire sub-identità per le persone che vengono così spinte sempre più lontano le une dalle altre in reciproca alienazione?

Una risposta "occidentale" è la laicité alla francese, dove la società cerca di contenere la religione cacciandola via dalla sfera pubblica. Questo modello è figlio del XX secolo; è anche inadeguato e discriminante. Esso limita la libertà di religione perché, dopo tutto, quella che è caratteristica delle religioni - la loro stessa essenza- è che sono praticate in maniera pubblica e comunitaria. I recenti divieti di “burkini” imposti da alcune città francesi sono un esempio lampante di come una cultura monocroma e uniformizzante basata sulla laicité fallisce in maniera manifesta nel risolvere i problemi di convivenza in un mondo globalizzato.

Io sono il vice-presidente del Consiglio nazionale finlandese delle Religioni. Come istituzione, abbiamo sottolineato l'importanza di comprendere che il multiculturalismo necessita di conoscere e riconoscere la multireligiosità.

La religione è una parte fondamentale dell'identità di una persona; è un'intera forma di vita; è praticata pubblicamente e comunitariamente, tutto questo la rende anche un fattore fondamentale per la coesione culturale. Una vita pacifica e ordinata nella società è sempre a rischio se o quando un membro di un gruppo - religioso o di altro tipo- sente che a causa della sua identità lei o lui è privato di alcuni diritti o non gli/le sono date le stesse possibilità di vivere una vita buona. Questo tipo di esperienza è costantemente creata da un mondo che cambia: depressione economica, ambiente tossico, redistribuzione globale o locale della ricchezza, risorse e potere ...

"Vivere insieme nel XXI secolo" non sarà facile. La globalizzazione ci ha così improvvisamente spinto gli uni accanto agli altri. È la mia fede, tuttavia, che possiamo farcela, se sarà possibile rispettare la diversità delle identità fondamentali della persona; se sarà possibile ricercare le soluzioni attraverso il contatto e l’incontro, piuttosto che attraverso la limitazione o la proibizione delle identità o l’esclusione delle pluralità. Nel facilitare questi contatti e questi incontri le religioni sono insostituibili.

 

#peaceispossible #setedipace
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