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30 anni di amicizia con gli anziani


 
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Quest'anno (il 2003) si compiono trenta anni di amicizia della Comunità di Sant'Egidio con gli anziani. L'anniversario si è aperto il 26 novembre con un convegno tenutosi a Roma, presso l'Auditorium - Parco della Musica. Per celebrare questo anniversario sono in programma numerose iniziative in molte città italiane e europee.

Questo è un viaggio che inizia in una città che non c'è più.

Siamo a Roma, agli inizi degli anni '70.
L'autunno caldo è appena passato, le Brigate Rosse debbono ancora arrivare e Pier Paolo Pasolini scrive come un corsaro sul "Corriere della Sera" che "è finito il tempo delle lucciole": è finito insomma il tempo della purezza, e nelle grandi città come Roma è iniziata una "mutazione antropologica", la trasformazione degli italiani in consumatori.

"Roma da capitale a periferia", scrive Franco Ferrarotti e esce la nuova edizione di "Borgate di Roma", di Giovanni Berlinguer e Piero Della Seta.

Il convegno diocesano sulle attese di carità e giustizia raccoglie il vento del Concilio che arriva nella città del Papa e fa sentire con forza la voce della periferia e dei "cattolici delle borgate".

"Cattolici delle borgate" per un po' diventa il soprannome di quella che dal 1973 si chiama Comunità di Sant'Egidio.

Roma si è gonfiata. Metà degli abitanti sono arrivati negli ultimi venti anni, quasi tutti immigrati dal Sud Italia, eppure il centro si è svuotato.

"Le borgate di Roma: ecco un fenomeno che, per vastità e gravità, e per tante ragioni politiche, sociali, morali ed economiche, può aiutare, assai più dei gatti di Piazza di Pietra, a capire qualcosa di Roma", scrive Antonio Cederna.

Ma accanto alle borgate storiche che sono già in periferia, nasce una nuova periferia, una periferia umana e urbana, quella delle baracche e dei borghetti spontanei.

Qui si vive molto per strada perché a casa non c'è spazio. Le strade sono di terra e non hanno l'asfalto. Le famiglie prendono l'acqua alla fontanella.

Qui la fatica di vivere si associa al disprezzo sociale degli altri per quelli che vengono chiamati "i baraccati".

Sono 70 mila, gente del Sud: "figure oscure, ostinate, silenziose di contadini della Calabria, degli Abruzzi, della Sicilia, ciascuno con il proprio linguaggio e il profumo della propria terra".

E' l'altra Roma: abitazioni di fortuna, baracche, case e casette economiche costruite in fretta dal fascismo che giovani studenti liceali e universitari, quelli che poi prendono il nome di Sant'Egidio, incontrano un mondo di poveri.

E per loro diventa una seconda famiglia. Prendono l'autobus al contrario, non verso il centro, ma verso la periferia, e il pomeriggio fanno scuola ai bambini che parlano ancora in dialetto, alle bambine che portano vestiti che odorano di legna e di cherosene.
 
E' il doposcuola, la scuola popolare. Ma è anche il sogno di cambiare il mondo partendo da quei bambini e da quelle baracche, con padri disoccupati, con le madri piegate dal lavoro in casa e dalla fatica di arrangiarsi.

Per cambiare davvero e per togliere l'ultimo diaframma che li separa da quel mondo, nascono le prime comunità popolari, attorno al Vangelo.
Pregano negli scantinati e restituiscono dignità alla luce del sole.

Donne che erano piegate dalla vita inventano una nuova vita e esprimono una nuova mentalità, parlano al mercato e diventano protagoniste di una nuova cultura.

Ci sono anche gli anziani.
La contestazione giovanile porta alla ribalta altre generazioni. Non sembrano più importanti, gli anziani, e non sono gran che interessanti, gli anziani, in un mondo che cambia.
E non sembrano nemmeno tanti.
A Roma sono meno di un abitante su 10.
In periferia sembrano dei sopravvissuti in un mondo che non c'è più.
Sì, per loro davvero sembra finito il loro tempo ancora prima della fine.

Quando ancora non ne parla nessuno, Andrea Riccardi, commenta:

"La solitudine è uno dei grandi mali della società: tante nostre città, anche se affollate, piene di gente, possono assomigliare a un deserto che lascia soli. La solitudine è un po' la condizione di tutti, ma per l'anziano è insopportabile: l'anziano è il grande malato di solitudine".

Nasce da qui l'alleanza tra giovani e anziani della Comunità di Sant'Egidio.
 
E' un'esperienza affascinante. E' un mondo di storie. Ma storie vere. E di vita. Tantissima vita. E di dolore che non si sapeva più a chi raccontare per renderlo meno acuto e adesso è condiviso.

E' un mondo che non finisce mai. Come gli oggetti e le fotografie nelle vecchie case del centro.

Al centro di tutto c'è la guerra, una memoria forte, attuale. L'orrore della guerra e il rifiuto della follia della guerra.

La vita dura della ricostruzione, i sacrifici fatti, i figli cresciuti, gli amori, le feste, la perdita della persona della propria vita, la fatica di vivere sempre spaesati.

Anziani. Uomini e donne, tutti con un nome, tutti con una storia. Mai una categoria che esiste nei libri di sociologia, ma che è senza corpo.
E il corpo tante volte è malato, è dolente dopo una vita faticosa e priva del necessario.

Giovani, giovani-adulti, e anziani. Come si fa ad evitare la domanda: per che cosa vale la pena di vivere?

E' la domanda del vecchio. Ma è anche la domanda di chi vecchio non è.

Nasce così questa famiglia e questa alleanza che non si interrompono più.
Le visite a casa, le telefonate, la spesa insieme, i pranzi… e poi le vacanze, le feste, i compleanni…

L'amicizia restituisce una ragione per vivere. Per morire senza rabbia, con meno paura.

C'è anche la malattia, quando non ce la si fa più. La mano tenuta quando sembra che non si riesce più a parlare. Anche morire è un po' meno brutto. E non si viene dimenticati.

Amare gli anziani e aiutare la città ad amare gli anziani.

Nel 1979 la prima cooperativa sociale che inaugura l'assistenza domiciliare per gli anziani a Roma è "Cultura Popolare", e nasce dalla Comunità.

E' la conseguenza della prima ricerca svolta nella capitale su come è possibile spezzare il cerchio della solitudine e dell'abbandono per chi è vecchio, senza finire nell'anonimato e nell'isolamento di un istituto.

E' il libro "Anziani Scomodi" , che diventa un modello di intervento per i primi servizi di aiuto a casa da parte del Comune di Roma.

Filomena

Una delle prime ad essersi accorta che nell'antico ex-monastero di clausura di Sant'Egidio c'era qualcosa di nuovo.
Romana, trasteverina, di simpatia dirompente, è lei che ha insegnato a tanti che in romanesco "funerale" si dice "mortorio" e che ha fatto diventare trasteverini, con i suoi racconti, quelli che ha incontrato.
Gira sempre, dalla mattina presto, per i vicoli.
E' autosufficiente, grandi capelli a crocchia sotto un fazzolettone, e grembiule azzurro.
Ma è smemorata, quando dimentica le cose piange e si dispera... per un attimo, fino a una parola amica.
Per qualcuno invece parla troppo.
Appoggiata in un cronicario per qualche giorno, lontana dal suo mondo, smette di mangiare e si lascia morire.

Per Sant'Egidio è un'amica che muore in maniera drammatica ed è una ferita che non si richiude più: che nessuno debba finire più così i propri giorni.

Che l'istituto e il cronicario smettano di essere il banale destino di tutti quando si diventa vecchi.
Da sogno diventa battaglia di tutti i giorni. Per cambiare la mentalità, per inventare alternative, per fare uscire, quando è possibile, chi già è là dentro.
E le alternative sono: essere aiutati a rimanere a casa propria senza essere lasciati da soli, anche quando mancano le forze e non si è più autosufficienti.
Si possono inventare convivenze tra anziani mettendo insieme tante debolezze e facendole diventare una forza: tu metti la casa, lei la pensione, lei ancora il fatto che sta meglio.

E chi è più giovane aiuta nella vita quotidiana.
Sembra l'uovo di Colombo, ma è l'amicizia che fa diventare intelligenti e rende facili le cose difficili.

Nel 1978 dalla Comunità di Sant'Egidio nasce la prima casa-alloggio per anziani della Capitale.

E' l'alternativa al cronicario. Almeno mostra che un'alternativa è possibile. Costa meno, si vive meglio, si vive di più.

Negli anni le case si moltiplicano a Roma e in altre città d'Italia.
La vita negata diventa vita accettata e invece di un naufragio in una terra di nessuno, una nuova casa e una nuova famiglia come approdo di una lunga vita.

Quando non si riesce più a fare proprio tutto da soli, un'alternativa all'istituto può anche essere una "casa protetta": un condominio amico che aiuta a vivere.
Vivi la vita che ti piace, mantieni la tua autonomia, ma ci sono servizi comuni che rendono la vita meno complicata e, se hai bisogno, suoni e qualcuno arriva a vedere di chi hai bisogno.
E' nel quartiere di Monteverde che la Comunità ha aperto la prima casa protetta di Roma.

Ma anche chi vive in istituto può vivere meno isolato. L'amicizia con chi sta in istituto, le visite, rompono l'anonimato e creano una protezione diretta e indiretta per chi non può uscire.
All'inizio ci sono state frizioni, con istituzioni che si sentivano messe sotto osservazioni.
Ma dalla diffidenza iniziale, si può arrivare a un contagio positivo, di più attenzione e di minore anonimato, che migliora la qualità della vita, per gli anziani, ma anche per chi ci lavora.

Sono migliaia, oggi, e sono ancora di più gli anziani che negli anni sono stati accompagnati in questo modo, in decine di istituti, in tutta Italia.

Aiutare a casa, nell'assistenza domiciliare, altre migliaia di vecchi e di vecchi-vecchi, è un modo per creare una città più umana e rendere amica anche la vecchiaia.

Per fare questo, bisogna imparare a collaborare con tanti, saper creare una rete di solidarietà che coinvolge i parenti, i vicini, altri volontari, i servizi pubblici.

Diventa anche un aiuto per le famiglie che vorrebbero occuparsi dei propri anziani, ma che quando sono lasciate da sole, rinunciano prima di cominciare.

Nelle grandi città c'è tutto, ma senza aiuto tutto rischia di essere troppo lontano e di diventare irraggiungibile quando ne hai bisogno.

Il telefono della solidarietà è il porto dove arrivano le richieste di aiuto delle famiglie, degli anziani, ma anche degli operatori pubblici che si occupano degli anziani.
E' dagli anni '80 che è diventato un punto di riferimento e di ingegneria della solidarietà.
Dietro al telefono si provano a inventare quelle collaborazioni che permettono di risolvere situazioni apparentemente impossibili.
 
Per molti è la certezza di poter chiamare, condividere il proprio problema, una via semplice e diretta per uscire dall'ansia altrimenti intollerabile.

Più di 10 mila anziani hanno stabilito così il loro contatto con la Comunità di Sant'Egidio, a Roma.

E' un'altra idea della città e di come si può vivere in una grande città. Condivisa da Giovanni Paolo II all'inizio del suo pontificato, quando nel 1982 benedice questa amicizia speciale tra Sant'Egidio e i settemila anziani nell'aula Nervi.

Gli anziani hanno molto da dire, da vivere, da testimoniare.
E' una missione decisiva nella Chiesa: mostrare che non si è mai troppo poveri o troppo deboli per vivere la solidarietà con altri poveri, per la preghiera e l'amicizia.
E' sempre possibile fare qualcosa per gli altri, una telefonata, una visita.

Gli anziani possono fare paura, per la loro debolezza.
Ma aiutano anche a scoprire un segreto decisivo della vita: che la debolezza è parte della vita e che non c'è nessuno che possa davvero fare a meno degli altri.

Nello spirito della Comunità di Sant'Egidio nasce "Viva gli anziani", anziani in movimento.
Una proposta a tutti per vivere la vecchiaia come un'opportunità e gli anni in più come un dono.

Anziani orgogliosi della propria eta', impegnati in iniziative concrete per se' e per gli altri,come nella campagna della "lettera di Maria: per non andare da anziani in istituto".
"Aiutatemi a rimanere a casa mia forse vivro' di piu', sicuramente vivro' meglio" scrive Maria.
Fino ad oggi piu' di centomila anziani hanno aderito alle sue parole. Ma la sua lettera continua a girare il mondo perche' per tutti sia possibile vivere meglio, vivere di piu'.

Interviste agli anziani dal video di "Viva gli Anziani" già fatto:
(Renata):" Le risposte sono state tante, le adesioni tantissime e quindi, in base a questo, e' nata appunto questa segreteria per poter radunare tutte queste lettere di risposta, per poter ascoltare la voce di tutte queste persone. e quindi tutti i lunedi' ci riuniamo qui, dove prendiamo nota di tutti quelli che telefonano, che domandano, che chiedono informazioni. e abbiamo visto, con molto piacere, che non solo gli anziani, ma anche i giovani, si interessano a questo problema, perche' effettivamente e' una cosa che abbraccia un po' tutti i campi."

(Maria): "E' bellissimo rispondere, perche' molti dicono: "io faccio questo, mi e' successo nella vita tutto questo, tu che fai?" noi non rispondiamo in questa maniera: ognuno di noi da' il meglio di se'."

(Eugenio): "Da anziani si ha piu' tempo. basta un'ora di tempo a riempire una vita di amicizia. da questo e' nata la lettera di anna: una proposta a tutti di dare un'ora di tempo agli anziani che vivono in istituto."

(Giovanna):" Molti anziani come me sono diventati amici di anziani ricoverati in istituto e li vanno a trovare regolarmente. non avrei mai creduto di fare una cosa del genere. "fin che posso" mi dicevo "e' meglio stare con i piu' giovani". avevo paura della vecchiaia. ma andando a trovare i miei amici ricoverati in istituto, ho scoperto che anche da vecchi si puo' sorridere. quanto puo' una visita! riempie la loro vita ed anche la mia."

L' amicizia aiuta a capire che c'e' piu' bisogno di amare e di essere amati, aiuta a non fuggire chi e' piu' anziano, a non aver paura di cambiare e di vivere nuove esperienze.

Chi vive per strada sa com'è bello avere un anziano come amico: gli anziani preparano i panini per la cena e le coperte per chi non ha nè un letto, nè una casa.

L'amicizia insegna ad amare chi è debole, ad essere solidali nella difesa di ogni vita, come nell'impegno contro la pena di morte. Anziani corrispondono con condannati a morte e sono impegnati nella difesa dei diritti umani.

"Viva gli Anziani!" è anche sceso in piazza, in tante piazze italiane, insieme agli stranieri per chiedere la regolarizzazione degli immigrati e ha provocato cambiamenti decisivi nella nuova legge sull'immigrazione.

E' la campagna "Ho bisogno di te". E' stata utile a tutte le famiglie italiane.

"Ho bisogno di te" non è solo uno slogan, è la realtà di tanti che senza gli immigrati non potrebbero più vivere.

Essere anziani è bello, diventa bello, il proprio tempo è utile.
C'è chi raccoglie vestiti, medicine, generi alimentari per aiutare chi ha bisogno,chi organizza vendite di beneficenza per finanziare progetti a favore dei paesi più poveri.

Questo villaggio, Chibuto, in Mozambico, è stato ricostruito anche con il finanziamento di "Viva gli Anziani!": e ogni euro è un anziano che ha lavorato per guadagnarlo.

Anziani raccolgono fondi per curare i malati di AIDS in Africa e si impegnano nel lavoro per le adozioni a distanza per aiutare a crescere bambini lontani.
Cambiano il mondo così. Non si rassegnano a un mondo che ha tutto e a uno che non sa nemmeno dare una scuola e acqua pulita ai bambini.
 
Anziani che hanno a cuore il futuro e che vogliono costruirlo per tutti, che resistono alla debolezza del corpo, che avanzano negli anni senza vivere il peso dell'invecchiamento come se fosse una maledizione.

30 anni di amicizia con gli anziani: nessuna generazione basta a se stessa, lo dicono con la loro vita migliaia di anziani in diversi continenti.
E dicono anche che quando gli anziani vivono meglio, è il mondo che vive meglio.

Sì, un sorriso ci farà vivere!

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