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12/12/2017
Preghiera con Maria, madre del Signore

Preghiera ogni giorno


 
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11 Settembre 2017 09:30 | Westfaelische-Wilhelms-Universitaet - Hoersaal JO 1

Intervento di Rita Prigmore



Rita Prigmore


Sinta, sopravissuta al Porrajmos
Mi chiamo Rita Prigmore, sono una zingara tedesca. Vengo da Würzburg. Prima di tutto, vorrei ringraziare la Comunità di Sant’Egidio, per avermi invitato quest’oggi a parlarvi. Ringrazio la Comunità che mi permette di levare la mia voce in favore della pace. 
 
Quando nel 2012 sono andata per la prima volta ad Auschwitz con la Comunità di Sant'Egidio, ho raccontato la mia storia a più di 400 giovani provenienti da tutta Europa. Non è stato facile per me. Molte, molte persone della  mia famiglia sono state assassinate ad  Auschwitz.
 
Leggere tutti i loro nomi là su una lastra e vedere le loro fotografie mi ha veramente scioccato. Ma ha anche cambiato qualcosa in me:
 
mi ha dato la motivazione per parlare. Là ad Auschwitz ho deciso di parlare a gente di ogni luogo e di raccontare la storia del nostro popolo e della mia famiglia. 
 
Provengo da una famiglia di musicisti. Mio padre, Gabriel Reinhardt, suonava il violino ed era molto famoso in tutto il paese assieme al suo gruppo musicale ungherese “gitano” chiamato "Eckstein". Mia madre era una cantante ed una ballerina. 
 
Il varietà del Central Café di Würzburg era uno dei principali palcoscenici di cabaret e di operetta del Reich tedesco. NeI 1940 mia madre, diciottenne, intratteneva quasi ogni sera i clienti con danze e canzoni.  Tra questi c’erano molti soldati a riposo dai fronti di guerra, o coloro che erano stati feriti. Era un tempo in cui l’operetta e la canzone erano molto popolari, lo slogan era "distrazione". La guerra si era già fatta conoscere a causa dalle prime vittime e per le numerose restrizioni che rendevano difficile la vita quotidiana.
 
Con il decreto di Heinrich Himmler, "Lotta alla piaga zingara ", venne creato  già nel 1938, in ogni ufficio di polizia,  un reparto per gli affari zingari. 
 
Questi reparti avrebbero dovuto  catturare tutti gli zingari e definire le loro appartenenze razziali in base  alle loro caratteristiche fisiche. 
 
Nella cosiddetta "soluzione finale della questione zingara”, gli  "zingari puri "  e quelli  "Mischlinge" (cioè meticci ) sarebbero dovuti essere trattati separatamente. Ricerche pseudo-scientifiche avevano mostrato che la maggior parte dei crimini commessi da Sinti e dai Rom erano presumibilmente ad opera dei “Mischlinge”. Dal 1939, il responsabile della “Questione zingara“ a Würzburg, era Christian Blüm.
 
Dal 1940 in poi, le autorità pianificarono un piano di sterilizzazione forzata su larga scala. L’autore di un articolo sul “Giornale di medicina tedesco” chiedeva  che “in ogni circostanza si sarebbe dovuto impedire che gente di questa specie trasmettesse la propria eredità inferiore alle generazioni successive ." Egli inoltre invocava "l’estirpazione spietata di questo gruppo  notoriamente difettoso della popolazione "
 
Una sterilizzazione compulsiva colpì molti “Mischlinge”. Mia madre fu classificata nel 1940 come una “meticcia”. Per questo, nel 1942, fu portata via  da due poliziotti  e condotta nell’ufficio di Christian Blüm. Là fu messa di fronte ad una scelta: la sterilizzazione forzata o il campo di concentramento. 
 
Ma prima che fosse fissata la data della sterilizzazione, mia madre rimase incinta e  dovette denunciare questo alla Gestapo, cioè alla polizia segreta. Christian Blüm decise di farla abortire. Mia madre fu mandata alla Clinica universitaria delle donne per essere sottoposta ad alcuni  esami. Là, tuttavia, si scoprì che era incinta di due gemelli. I dottori avevano il sospetto che fossero gemelli monozigoti. A mia madre fu dato quindi il permesso di farli nascere – probabilmente perché si trovava già in uno stato di  gravidanza avanzato. Il tempo della gravidanza fu difficile per mia madre. Per avere il permesso di sposare mio padre lei dovette firmare un documento. Il documento stabiliva che mia madre dovesse essere sterilizzata subito dopo il parto. Volevano anche punirla per essere rimasta incinta prima della data della sterilizzazione forzata. Così, non le vennero prescritte sulla sua tessera annonaria, razioni di cibo extra, come era solito fare per le donne in stato di gravidanza. Questo fu duro poiché il cibo era molto scarso. 
 
Già durante la sua gravidanza mia madre venne visitata da Werner Heyde. Egli era il Direttore dell’ospedale psichiatrico presso l’Università di Würzburg. Dall’estate del 1940 fino a dicembre 1941 quest’uomo fu responsabile della pianificazione e dell’esecuzione del cosiddetto “Aktion T4“. Hitler aveva deciso di uccidere i disabili e i malati mentali. Heyde firmò la condanna a morte di circa 100.000 persone che vivevano in istituti per disabili o in ospedali psichiatrici. Heyde fece carriera in seno alle SS, come medico. Egli inoltre, dal 1936 in poi, effettuò ricerche genetiche nei campi di concentramento.
 
Heyde e Josef Mengele erano molto noti.  Come voi sapete, il Dott.  Mengele fu il più spietato ricercatore di gemelli e più tardi divenne il medico del “campo della famiglia zingara” ad Auschwitz. La sua specialità erano i gemelli zingari. Mengele era un genetista, che aveva come obiettivo di riprodurre una razza di ariani biondi e con gli occhi azzurri. Fino ad allora, era stato permesso di effettuare esperimenti solo sugli animali. Ma successivamente furono eseguiti esperimenti in molti ospedali e soprattutto nei campi come quello di Auschwitz. 
 
Questi esperimenti furono condotti anche su di me e mia sorella. 
 
Il 3 marzo del 1943 siamo nate io e mia sorella Rolanda. Eravamo piccole e gracili, ma malgrado l’ordine del dottore,  mia madre ci portò a casa cinque giorni dopo la nostra nascita. Aveva sentito di molte famiglie di Sinti che erano state già deportate. Non poteva immaginare cosa la aspettasse esattamente. In quel tempo, quando quasi tutta la popolazione ebrea era stata deportata ed assassinata, la sorte finale dei Sinti tedeschi non era ancora chiara. Ma mia madre sapeva: se fosse stato possibile, lei avrebbe voluto stare con la sua famiglia e provare a superare assieme questa minaccia sconosciuta. Così mia madre fuggì con noi due dalla sua famiglia.  
 
Dopo poche settimane la Gestapo arrivò e portò le due gemelle neonate alla clinica universitaria per alcuni esami-  sembra  a causa della malnutrizione. 
 
Mia madre non ebbe il permesso di vederci. Alcuni giorni dopo, non potendo più resistere, si recò in  clinica. Urlò e implorò fino a che l’infermiera non la accompagnò ad un letto. Ma c’ero solo io. Rolanda giaceva in una vasca da bagno. Era morta.   
 
Le circostanze esatte che portarono Rolanda alla morte  non sono state chiarite. Ma il fatto che entrambe  avessimo la testa coperta con una fascia e che  io avessi anche una cicatrice accanto all’ occhio sinistro mostrarono  che lo spietato nazista dottor Werner Heyde aveva praticato esperimenti medici anche su di noi. Da quel giorno, io soffro a causa delle conseguenze: svenimenti, vertigini, emicrania.  
 
Vorrei anche ricordare il destino della cugina di mia madre che morì ad Auschwitz: Anneliese Winterstein.
 
Anneliese stava per essere deportata ad Auschwitz con i suoi figli. Ma il suo bambino di cinque mesi, Waldemar, era ricoverato nella clinica universitaria di Würzburg a causa di un’infezione polmonare. Normalmente in tali circostanze le famiglie non venivano deportate. Ma il capo del dipartimento zingari, Christian Blüm, incaricò l’infermiera di portare fuori il bambino dalla clinica universitaria ed a tal fine le fornì anche un auto della polizia. Anneliese, il piccolo  Waldemar e l’altro figlio di sei anni Karl-Heinz furono deportati ad Auschwitz il 16 marzo del 1944. Waldemar non sopravisse al trasporto, Karl-Heinz morì  poco dopo ad  Auschwitz. Ma Anneliese, una bella e giovane donna di soli 20 anni dovette fronteggiare un’altra catastrofe: le SS la scelsero come prostituta per il bordello del campo. Il 12 giugno 1944 in preda alla vergogna e alla disperazione Anneliese si gettò sullo steccato di filo spinato ad alta tensione che circondava il campo.
 
Anneliese è una dei circa 500.000 Sinti e Rom che furono umiliati, torturati e divennero vittime dell’Olocausto tra il 1933 ed il 1945. Noi ricordiamo ognuno di loro, chi ha perso la vita, la pace  e la gioia personale del cuore per il razzismo e per il  terrore dei nazisti. 
 
Dopo il 1945 iniziò la lotta per il risarcimento. Fu difficile per noi parlare della sofferenza. Volevamo dimenticare cosa era accaduto e vivere solo per il futuro. Le autorità statali dell’epoca, mostrarono poca volontà di risarcirci adeguatamente. I pregiudizi contro gli "zingari" non erano scomparsi. Spesso si negarono loro risarcimenti sostenendo  che i Sinti e i Rom non erano perseguitati per ragioni di razzismo ma a causa del loro presunto comportamento criminale ed antisociale.
 
Ma mia madre ed io non volevamo accontentarci del ruolo di vittime passive.  All’epoca ero sposata e vivevo in America. I miei problemi di salute erano così forti che decisi di andare in Germania, accanto a mia madre.  Insieme abbiamo lottato per un risarcimento. Anche se ho dovuto  separarmi dai mie due figli per lungo tempo.
 
E’ stata una lotta difficile, e noi avevamo sempre paura che gli orrori del passato potessero ripetersi.
 
I crimini del  "Terzo Reich" non erano stati espiati. La società non si era riorganizzata. Al contrario, nel dopoguerra le carriere degli ex-nazisti, come anche le carriere del capo del dipartimento zingari, Christian Blüm, ci diedero l’impressione che i colpevoli ancora trionfassero sulle vittime. Fino al suo pensionamento Blüm ebbe incarichi di responsabilità presso il dipartimento di polizia di Würzburg.
 
Nonostante tutte queste esperienze, non provo amarezza. Al contrario, avverto  una grande responsabilità ed un desiderio: Voglio essere sicura che qualcosa di simile non accada più. Grazie alla Comunità di Sant’Egidio, che sta lavorando per la pace in molti campi diversi, io adesso sono parte di questa missione internazionale di pace.     
 
Dopo il mio  primo discorso ad Auschwitz nel 2012, io ho continuato a  parlare a migliaia di giovani ed adulti di ogni parte d’Europa. Dopo una conferenza in un liceo di Monaco, una ragazza mi si è avvicinata e, con le lacrime agli occhi mi ha detto: 
 
"La ringrazio molto. Ho capito molto oggi.  I miei genitori  sono fuggiti negli anni  Novanta dagli orrori della Guerra in Bosnia. Loro ancora parlano molto del loro odio verso i Serbi. Io avevo fatto mio questo odio. Grazie a lei, signora Prigmore, ho capito che oggi devo dimenticare! Questo odio stritola la mia vita e il mio futuro. Se voglio essere felice, devo dimenticare !" 
 
Non avrei pensato di incontrare uno studente in un liceo di un quartiere ricco di Monaco, così direttamente colpito dall’esperienza della guerra. Ma incontri come questo rafforzano la mia missione e rimangono impressi nella mia mente: la guerra flagella la vita di generazioni anche se sulla carta si dichiara la pace!
 
Ogni guerra è un massacro senza senso.
 
Viviamo in un tempo durante il quale i politici costruiscono muri per guadagnare voti. In un tempo dove i politici accusano di falso problema sociale coloro che vengono da noi in Europa per la povertà e a causa di grandi sofferenze. Viviamo in un tempo nel quale la Guerra e il terrore strappano ogni giorno molte vite umane. Per questo,  chiedo a voi tutti:
 
Costruiamo una società assieme in Europa e nel mondo nella quale gli zingari e tutte le altre minoranze non siano più a lungo discriminate.  
 
Non rimaniamo in silenzio quando siamo testimoni di ingiustizia.! Alziamo la nostra voce contro l’indifferenza ! La pace inizia a partire da  ciascuno di noi. Non odiamo coloro che ci sono stranieri. Se invece entreremo in relazione,  ci parleremo e vinceremo i nostri pregiudizi!
 
Come rappresentante di un popolo che ha vissuto una continua persecuzione per secoli, io so che ogni pregiudizio può finire in un disastro come quello di Auschwitz.
 
Sono sicura che vivere insieme con gente diversa è possibile.
 
Grazie per la vostra attenzione!
 

 

#peaceispossible #stradedipace
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