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12/12/2017
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11 Settembre 2017 16:30 | Franz-Hitze-Haus, Saal 1

Intervento di Guirguis Ibrahim Saleh


Guirguis Ibrahim Saleh


Intelletuale copto ortodosso, Egitto
Potrei dire che la convivenza tra musulmani e cristiani nella regione araba è un fatto e un’attesa.
Stiamo offrendo un esempio soddisfacente di una possibile convivenza tra credenti di religioni diverse; convivere è una scelta inevitabile una volta che capiamo che il Cristianesimo e l’Islam hanno molti più aspetti e concetti in comune in termini di valori che non differenze. Ci sono punti significativi che possiamo sottolineare in merito a questo:
 
  1. Una convivenza amichevole nella maggior parte dei paesi arabi. I cristiani esercitano liberamente le loro pratiche religiose, pubblicano, scrivono e usano canali radio e televisivi per esprimere il loro pensiero nella maggior parte dei paesi arabi.
  2. Minori restrizioni per i cristiani nell’accedere a posizioni di commando nella maggior parte dei paesi arabi, specialmente in Libano e Giordania.
  3. Buone relazioni tra leader islamici e cristiani in tutti i paesi arabi e loro ruolo nel cercare di mitigare l’impatto negativo di qualsiasi evento avverso che possa intaccare i rapporti islamo-cristiani. 
  4. Il partner musulmano tende a credere sempre di più nella realtà concreta che gli arabi cristiani siano i principali collaboratori della convivenza, e nel costruire un dialogo con il mondo occidentale, da cui gli arabi musulmani possono trarre beneficio. 
 
Tuttavia, ci sono altri aspetti negativi – antichi e persistenti – che vanno tenuti in considerazione: 
  1. Esiste ancora l’ignoranza della religione dell’altro, delle convinzioni, delle pratiche e dello stile di vita dei credenti. Come sappiamo l’ignoranza nutre i pregiudizi e deforma l’altro. Alcuni credono che i cristiani adorino più dei, alcuni credono che l’Islam sia la religione della violenza e della spada. Questi sono esempi di idee errate che feriscono la convivenza e turbano una vita pacifica. 
  2. Alcuni credono ancora che il cristianesimo sia una religione che viene dal mondo occidentale, o che i cristiani sostengano l’occidente; tuttavia gli arabi conobbero il cristianesimo nei suoi primordi sin dall’epoca pre-islamica; anzi i cristiani diedero un contributo significativo alla cultura araba. 
  3. Alcune persone sono ancora coinvolte dalla storia e da terribili guerre, come le crociate; ma queste guerre ebbero il loro impatto negativo sui cristiani d’Oriente tanto quanto sull’Islam e forse più, e la cooperazione occidentale ha dominato su cristiani e musulmani come su un’unica comunità.
  4. La gente spesso tende a ritenere l’intera confessione religiosa responsabile per gli errori di uno dei suoi individui, cosa che porta a problematiche concezioni errate. Il cristianesimo come religione non è responsabile degli errori dei suoi credenti, come l’Islam non è responsabile per quelli che commettono crimini orribili nel nome dell’Islam. 
  5. Molte persone cadono nel preconcetto di un maggior numero di musulmani e di un minor numero di cristiani, mentre il problema non è di chi sia il numero più grande, ma piuttosto la lealtà ad una comunità e la partecipazione nel creare il presente il futuro. 
  6. Molti programmi educativi nel mondo arabo ignorano la presenza cristiana sia nella storia, sia nella letteratura o nei vari ambiti della cultura arabo-islamica. Ignorare tale contributo cristiano fa sì che lo studioso arabo non percepisca il contributo dei cristiani nella storia, e che rimuova l’altro dalla propria consapevolezza.
Questi sono fatti reali della convivenza tra islamici e cristiani.
D’altra parte, la speranza è grande e molteplice. Prima di tutto, ci auguriamo di portare a compimento la piena cittadinanza tra cristiani e musulmani. La cittadinanza richiede l’eguaglianza dei diritti, dei doveri, davanti alla legge e nella vita reale. 
Nella cittadinanza non c’è maggioranza o minoranza, forte o debole, nativo o straniero. 
Nella cittadinanza tutti possono vivere con dignità e possono contribuire allo sviluppo del proprio paese, difendendolo da ogni usurpatore. 
Nella cittadinanza tutte le persone hanno la propria dignità integra, trattati come Dio li ha creati, creatura tra tutte le altre creature, dandogli potere come padroni. 
Nella cittadinanza, ci sono doveri e obblighi da assolvere.
Perciò il musulmano è invitato a trattare con il suo fratello Cristiano come collaboratore nella vita e nel destino, l’arabo cristiano è chiamato a soddisfare tre requisiti per avere diritto a questa cittadinanza:
Primo: gli arabi cristiani sono tenuti a sostenere i temi della giustizia nel loro mondo arabo, anche e soprattutto i diritti del popolo palestinese; 
secondo: gli arabi cristiani devono svolgere il ruolo atteso nella difesa delle cause del mondo arabo in Occidente; 
terzo: i cristiani devono fermare l’immigrazione e capire che questo fenomeno non fa che indebolire la loro presenza nel mondo arabo, ed è considerato una rinuncia al ruolo guida che avevano in passato. 
 
L’iniziativa The Egyptian House of the family come esempio di un’idea più avanzata di cittadinanza
 
Ringrazio Dio perché ci concede in Egitto capi religiosi che cercano la convivenza pacifica. Abbiamo l’Imam Sheikh Dr. Ahmed El-Tayeb, grande Imam di Al-Azhar, che rappresenta l’Islam moderato, e abbiamo Papa Tawadros II, Papa di Alessandria e Patriarca della Sede di S. Marco, capo della Chiesa Copta Ortodossa di Alessandria, che cerca la convivenza pacifica e una vita nell’amore in un paese unito. 
L’iniziativa della Egyptian House of the family è considerata un esempio perfetto di cooperazione tra capi cristiani e musulmani in Egitto e rappresenta la certezza degli egiziani nel concetto di cittadinanza.
L’Egitto è il paese di Al Azhar e il paese benedetto nel testo di Isaia: “Benedetto sia l’Egiziano, mio popolo” (Is 19, 25)
L’Egitto è il paese dove venne il bambino Gesù, l’Egitto del Faraone, delle civiltà copta e islamica. Dato che crediamo nella cittadinanza ed essendo tutti uguali come egiziani che vivono in un paese che condivide gli stessi dolori e le stesse gioie, Sheikh Dr. Ahmed El-Tayeb, grande Imam di Al-Azhar, che crede che la gente dello stesso paese deve avere uguali diritti e doveri – ha suggerito l’idea dell’iniziativa di una Casa Egiziana della famiglia. 
L’idea fu proposta dopo il terribile incidente dell’esplosione della Chiesa dei Santi di  Alessandria il primo giorno dell’anno 2011. Quell’incidente lasciò il mondo intero nel dolore.
Nonostante il dolore che provava, il grande Imam accompagnato da studiosi musulmani andò ad esprimere le sue condoglianze al precedente Papa, Shenouda III.
Durante questo incontro – cui ebbi l’onore di assistere – il grande Imam suggerì l’idea dell’iniziativa della Egyptian House of the family e il Papa la accolse come segno ed espressione dell’idea di cooperazione per stabilire principi di convivenza, abbandonare la violenza e affermare il concetto di cittadinanza. 
La risoluzione ufficiale n. 1279 del 2011 fu emessa dal Primo Ministro riguardo all’istituzione della Egyptian House of the family. Il primo articolo della risoluzione stabiliva che:
"Sarà creata un’istituzione dal nome "the Egyptian House of Family" sotto la presidenza del Grande Imam di Al Azhar e del Papa della Chiesa Copta Ortodossa, situata nella sede centrale di Al Azhar Headquarters al Cairo."
La risoluzione stabilisce anche che il principale obiettivo di questo organismo è mantenere l’unità del popolo egiziano e a questo scopo l’iniziativa The Egyptian House of the family avrà titolo di coordinarsi con tutte le autorità interessate e i ministri del paese, di sottoporre le proprie proposte e raccomandazioni e di tenere conferenze e incontri in tutti i governatorati. 
Inoltre la risoluzione stabilisce che il consiglio di amministrazione sia formato da alcuni studiosi scelti dal grande Imam di Al Azhar, alcuni prelati della Chiesa Copta Ortodossa scelti dal Papa, rappresentanti delle denominazioni cristiane in Egitto e alcuni scrittori e intellettuali scelti di comune accordo dall’Imam di Al Azhar Grand Imam e dal Papa. 
Tra le peculiarità della Family Home è che la presidenza è tenuta a rotazione dal grande Imam di Al Azhar Grand Imam e dal Papa.
La House of the family, oltre ad avere un consiglio di amministrazione, ha un consiglio esecutivo composto per attuare le sue politiche generali, e molte commissioni per attuare alcune mandati che attuino le indicazioni della Family Home, con inviati ad hoc e assistenti. Le commissioni esistenti sono: monitoraggio, educazione, cultura della famiglia, discorso religioso, media, giovani, sviluppo della comunità, follow-up ed emergenze. 
Dio ci aiuti per il bene della nostra amata terra, il Medio Oriente, e del mondo intero
 

 

#peaceispossible #stradedipace
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