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4 Ottobre 2010 09:30 | Institución Javeriana - Auditori

Barcellona 2010 - Intervento di Muneto Nikai


Muneto Nikai


Giornalista, Giappone

La copertura mediatica, l'ottimismo e il tema odierno

In Giappone, le principali religioni sono il Buddismo, lo Shintoismo, le Nuove Religioni e il Cristianesimo. Se sommiamo il numero dei credenti buddisti e shintoisti, il loro numero supera la popolazione del Giappone. Significa che molti giapponesi si considerano politeisti. Infatti sono disinteressati alla religione professata.

Inoltre, devo sottolineare che il Giappone è un paese che ha una netta separazione tra Religione (Chiesa) e Stato. E si muove di certo verso una maggiore secolarizzazione della società.

A livello globale, il Giappone è uno dei paesi con la maggiore diversificazione di mezzi di comunicazione. Si può trovare un grande flusso di giornali, canali TV, TV via cavo, riviste e siti web. Ma la maggior parte delle religioni o confessioni usufruiscono solo dei propri organi ufficiali e siti web. Canali televisivi sostenuti da particolari religioni sono praticamente assenti a causa di motivi economici. Pertanto, hanno ben poca influenza sulla gente.

Anche se i mezzi di comunicazione in Giappone sono diversificati e attivi, la grande comunicazione, come la televisione, raramente tratta temi religiosi. Uno dei motivi viene dalla separazione istituzionale tra Religione (Chiesa) e lo Stato. Ma, a parte gli eventi tradizionali, come le feste, vi è indifferenza o addirittura cautela delle persone rispetto al messaggio religioso che viene dei mass media. Di conseguenza, i mezzi di comunicazione, considerando anche i siti web, non sembrano avere affatto un ruolo positivo nella promozione del valore della Vita. Per quanto riguarda la copertura mediatica della Chiesa cattolica, per esempio, è generalmente limitato al breve spazio del saluto di Capodanno o Natale, e questo non ha alcuna conseguenza sulla vita di quelle persone.

Oltre al forte senso di mancanza di notizie o programmi che trattino di una specifica religione, nessuno è soddisfatto dal fatto che vi è la mancanza di un messaggio sul Valore della Vita. La persone stanno aspettando maggiori informazioni sulla solitudine degli anziani, sulla perdita di fiducia dei giovani, sui servizi sociali per chi è ammalato, sul suicidio, sulla disoccupazione, sui diritti umani, sulla conservazione delle foreste, e così via.

 Non credo che questa situazione si viva solo in Giappone. E non vorrei essere pessimista su questo. Lasciate che vi spieghi il motivo della mia visione ottimista.

 Nella Religione, esprimiamo la nostra fede attraverso il nostro modo di vivere. In Realtà, questa “vita” potrebbe esattamente essere l'ambito dei mezzi di comunicazione. In sostanza la Religione e i mezzi di comunicazione trattano lo stesso tema. Per esempio, il ruolo dei mezzi di comunicazione è la presentazione concreta della vita delle persone, vivere nella diversità. Documentari e interviste, programmi in diretta sono i punti di forza dei media, e tali programmi si focalizzano sulla vita della popolazione giorno dopo giorno. Così, i mezzi di comunicazione, che non necessariamente sono gestiti da organizzazioni religiose, possono esprimere chiaramente la vita delle persone, anche se ne mettono in evidenza le diversificazioni. Anche se nei mezzi di comunicazione non si respira proprio l'aria di un luogo di culto, non possiamo dire che ci trasmettono una qualche verità di fede o di religione? Sì, certo che lo fanno. Credo che attraverso la copertura dell’autentica vita delle persone, i mezzi di comunicazione, così come il dialogo interreligioso, possono avere un potenziale potere o una possibilità di condividere con altri un valore universale.

Quindi, come dovremmo affrontare questi mezzi di comunicazione?

È a tutti noto che i programmi tv o le animazioni sono prodotte modificando le immagini, e la modificazione ha il suo particolare “codice” di immagini. Questo “codice” è un punto molto importante sia per la religione che per i mezzi di comunicazione. Lo sottolineo. La religione e i mezzi di comunicazione usano una propria lingua, e il loro linguaggio non è comprensibile per l'altro. Questo è il punto. Pertanto, il primo passo da fare è determinare ed acquisire una lingua comune tra mezzi di comunicazione e religione. Abbiamo bisogno di compiere maggiori sforzi per tradurre i termini della religione, il messaggio della verità della fede e dei valori della spiritualità, in parole comprensibili attraverso i mezzi di comunicazione. Ma per realizzarla, è importante dire che un numero maggiore di giornalisti laici delle diverse religioni dovrebbe lavorare in questo ambito complesso. Allo stesso tempo, coloro che amano programmi di informazione e usano necessariamente i mezzi di comunicazione, devono applicarsi a selezionare con maggiore saggezza le informazioni e le notizie di cui usufruire.

Vorrei concludere il mio intervento facendo riferimento alla cosiddetta Comunicazione Globale. Io sono ottimista. La Comunicazione Globale è un mezzo per comunicare universalmente le informazioni e i valori della Vita alle persone. Pertanto, abbiamo bisogno di aumentare enormemente la quantità di traduzioni che sono veramente necessarie. La traduzione potrebbe essere intesa come ho sopra accennato. Forse, la traduzione non è uno strumento perfetto, ma potrebbe essere il primo passo per realizzare la Comunicazione Globale che ha un enorme potere di approfondire la comprensione reciproca e promuovere non solo il dialogo interreligioso, ma anche il dialogo tra le fedi. Non abbiamo bisogno di ricostruire la Torre di Babele. Perché noi sappiamo cosa le è successo.

 

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Barcellona 2010

Messaggio
di Papa
Benedetto XVI


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