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4 Ottobre 2010 16:30 | Casal del Metge - Sala d'Actes

Barcellona 2010 - Intervento di Jean-Arnold DE CLERMONT



Jean-Arnold de Clermont


Pastore della Chiesa protestante unita di Francia
‘In principio era il Verbo’ (Gv 1, 1) ! Così ha inizio il Vangelo di Giovanni, replica del primo versetto del libro della Genesi: ‘In principio... Dio disse :’. Lo ‘straordinario’ del Dio della Bibbia è che si tratta di un Dio che parla. Credo che non ci sia niente di più importante da far scoprire a chi si accosta per la prima volta al testo biblico e vuole comprenderne le sfide e la speranza di cui è portatore. Non c’è niente di più importante da rammentare ogni giorno, per il cristiano che vuole che la fede assuma un senso per la propria vita. 
Essere credente significa entrare in dialogo con questo Dio della Parola.
 
Parola creatrice, che ridà senso al mondo che ci circonda, che sfida quelli che vogliono adorare sole e luna per farne degli alleati. Questi sono stati posti in cielo soltanto dopo la luce emessa dalla Parola. 
Parola creatrice di tutte le vite. 
Parola creatrice che pone l’umano al cuore del progetto divino.
 
Parola di alleanza con Abramo, in cui tutto è dato a colui che non ha nulla - terra, discendenza, benedizione - da  Colui che ha tutto.
Parola di alleanza rinnovata con Giacobbe, con Mosé, con Davide e Salomone, con questo popolo tra i popoli, che Dio non cessa di amare malgrado tutti suoi tradimenti. 
 
Parola profetica, di denuncia, di condanna e di perdono. Parola profetica che si impadronisce di uomini e donne per farne la voce di Dio che cerca sempre di ricondurre il popolo sul giusto cammino. Parola esigente al punto che essa viene anche respinta da alcuni profeti, come Giona che fugge per non essere portatore di cattive notizie e sarà costretto contro la sua volontà a riconoscere la compassione di Dio. 
Parola liberatrice : ‘Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe... Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo…’’. Parola di un Dio che si fa vicino.
 
‘In principio era il Verbo. 
e il Verbo era presso Dio...
il Verbo era Dio.
Venne fra i suoi...
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
 
In Cristo, la Parola creatrice, la Parola di alleanza, la Parola profetica, la Parola liberatrice, ‘venne ad abitare in mezzo a noi’ ed essa vi ‘dimora’. Così lo conferma la prima predicazione del tempo della Chiesa, quando Pietro, il giorno di Pentecoste, spiega alla folla che prende gli apostoli per ubriachi: « Effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno! ».  La parola degli Apostoli suscitata dallo Spirito Santo fa eco alla Parola fatta carne in Gesù Cristo. Essa inaugura il tempo della Chiesa, il tempo in cui ogni credente, chiamato dalla pura grazia di Dio è reso ‘testimone di tutto questo’, come dice Gesù ai suoi discepoli nel momento in cui, dopo la resurrezione, mentre sta per essere elevato al cielo, incontra un’ultima volta i suoi discepoli : ‘Così sta scritto – disse loro - : il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto’’. Morte e resurrezione di Cristo, conversione e perdono, proclamazione a tutte le genti… tutto è detto della Parola di liberazione, di alleanza, di profezia; Parola creatrice di un mondo nuovo. E per ciascuno di una vita nuova !
 
Questa Parola di Dio è divenuta lentamente ma risolutamente una Parola di Dio per me. E’ qui, secondo me, che si pone la principale sfida della Parola di Dio. 
Dio mi parla come parla a te, a te, a te … Dio parla a uomini e donne da sempre e per sempre. Non parla – scusate la provocazione ! – alla Chiesa. La Chiesa è il luogo in cui noi condividiamo, verifichiamo, rendiamo autentica, traduciamo in un linguaggio comune, quel che riceviamo come Parola di Dio. Come quando, se dico che ho ascoltato una Parola di Dio, bisogna che io la renda autentica nella condivisione con gli altri, allo stesso modo la Chiesa non può dire al mio posto quel che Dio ha da dire a me. In questo delicato rapporto tra il faccia a faccia con Dio e la necessaria relazione comunitaria con la Parola di Dio, si vive la fede cristiana. 
Ma le Chiese favoriscono questa condivisione delle ‘parole’ ricevute da Dio attraverso i fedeli ? Sono realmente dei luoghi di condivisione? Oppure, si rendono conto di quel che perdono in ricchezza di espressione della Parola di Dio per il mondo ?  
Permettetemi di sottolineare la portata ecumenica di tale domanda. Infatti, soltanto quando riconosco la mia ‘insufficienza’, la dimensione inevitabilmente frammentaria e di parte del mio ascolto della Parola di Dio, scopro tutta l’importanza della dimensione comunitaria che non può essere limitata alla sola comunità ecclesiale cui appartengo. La Parola di Dio, rivolta a uomini e donne di ogni condizione, di ogni tradizione ecclesiale, può essere accolta nella sua pienezza soltanto nella comunione di tutti i cristiani. Ogni Chiesa è dipendente dalle Chiese sorelle per essere condotta, o almeno arricchita, sulla strada di un pieno ascolto della Parola di Dio e di una risposta più ricca a questa Parola. Secondo me, questa è la prima motivazione di qualsiasi passo ecumenico.
 
Prendiamo ancora in considerazione un’altra dimensione di questa condivisione necessaria ; voglio parlare dell’interculturalità. Il rapporto della Parola di Dio con la vita degli uomini e delle donne si esprime nelle diverse culture. La fede cristiana non può essere indipendente da un radicamento in una cultura. Questo pone domande difficili nell’interpretazione del testo biblico, espressione necessariamente ‘inculturata’ della fede dei credenti attraverso la lunga storia dell’elaborazione di questo testo. Questo pone anche la difficile questione dell’inculturazione della fede oggi. Ma al di là di questo, pone il problema dell’ascolto condiviso della Parola di Dio tra uomini e donne di culture molto diverse e che il mondo globalizzato porta a vivere fianco a fianco. Dire, ad esempio, oggi la fede cristiana in Francia vuol dire accettare di ascoltare nel contempo ciò che Dio dice ai cristiani di altre culture, di altri continenti. Nel mondo contemporaneo, possiamo dire soltanto insieme una Parola che viene da Dio; e se non lo facciamo insieme, rendiamo una contro-testimonianza.
 
Dobbiamo ancora affrontare qui la dimensione del dialogo interreligioso. Se esso ha un senso è proprio perché non possiamo limitare a noi stessi, cristiani, cui il Vangelo di Gesù Cristo rivela la pienezza della Parola di Dio, il diritto di Dio di parlare agli uomini e alle donne di questo mondo. Non possiamo fissare un limite alla compassione di Dio per l’umanità, anche se per rispondere non conosciamo che la strada tracciata da Cristo. Quando incontro un Buddhista, un Musulmano, … devo lasciare aperta l’ipotesi che Dio parla anche a lui, e che ha qualcosa da dirmi di Dio.
 
Prima sfida ; sfida della mia capacità di ascoltare, e condividere.
 
Ciò che rappresenta per me la seconda principale sfida della Parola di Dio è il fatto di essere portatore di una Parola che viene da Dio, che Dio ha posto in noi per fare di noi i suoi ‘collaboratori’. Credo che possiamo pronunciare queste parole solo con tremore, di fronte all’enormità del compito che ci viene affidato. Almeno quando guardiamo il mondo con lucidità e con la distanza che lo separa dalla volontà di Dio. Ciascuno di noi, a partire dalla propria esperienza di vita, potrebbe qui esprimere il valore che rappresenta questa testimonianza che gli è chiesta dalla Parola di Dio, lungi da ogni ricerca di potere, totalmente rivolta al servizio dell’umanità sofferente. Ma questo è proprio il ruolo comune ai credenti; se portano solo se stessi all’umanità, non portano niente di nuovo. Ma imparando a condividere quanto ricevono da Dio, superando le barriere delle culture, sono in grado di fare condividere ciò che Dio dice loro della sua giustizia e della sua pace.
I credenti, quale risorsa per un mondo globalizzato ? Essere uomini e donne portatori della Parola di Dio, che sanno ascoltare e condividere, per offrire al mondo la dimensione di una comune umanità arricchita dalla Parola di Dio.
 
 

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Barcellona 2010

Messaggio
di Papa
Benedetto XVI


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