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25/05/2017
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5 Ottobre 2010 17:00 | Centro della città vecchia

Barcellona 2010 - Meditazione di Paul YAZIGI



Paul Yazigi


Metropolita greco-ortodosso, Patriarcato di Antiochia, Siria

Meditazione (1Gv. 3,10-18): L’Amore autentico

Introduzione: “Da questo abbiamo conosciuto l’Amore: Egli ha dato la sua vita per noi”  (1Gv. 3,16)

L’Apostolo ci riconduce alle profondità della storia, ai progenitori di tutti, ai due figli di Adamo, il frutto delle sue viscere, al primo delitto nella storia biblica dell’uomo, ad Abele, l’esempio della bontà, ed al male personificato attraverso l’esempio di Caino. Egli ci riconduce soprattutto alle profondità del nostro cuore, in bilico tra l’esempio di Caino e quello di Abele. I filosofi e dopo di loro gli Evangelisti hanno parlato di questo insegnamento chiamandolo “le due vie: Y”. È così che in Matteo troviamo una via stretta che conduce alla vita, ed un’altra, più larga, che conduce alla rovina. Anche in Giovanni si ritrovano i temi dialettici della luce e delle tenebre, della vita e della morte. È anche per questa ragione che nella parabola del figlio prodigo (Lc. 15), Gesù ci presenta il padre con due figli, il primogenito e suo fratello minore. Più in generale esiste da un lato la famiglia di Dio, che vive secondo la sua morale e i suoi comandamenti ed a sua “somiglianza” - e questi sono i figli di Dio come li definisce il testo nel nostro caso – e dall’altro lato esiste la famiglia di Satana, così definibile a causa delle cattive azioni che essa compie.

Sono parole che ci riconducono a quanto vi è di più importante nella nostra vita. Si tratta di un testo per eccellenza antropologico e teologico. Ci riporta verso la specificità umana che ci caratterizza, verso la nostra libertà di scelta; verso ciò che abita nel nostro cuore.

Problematica

Caino e Abele. Due persone. Ognuno di essi è il fratello dell’altro. Entrambi sono uniti dallo stesso legame. Il primo è assassino. Il secondo ama. Entrambi adorano Dio. Il primo “presenta la propria offerta” per giustificarsi davanti al suo Dio. Il secondo adora perché ama. Il primo adora ma il suo cuore è colmo di altri desideri. Il secondo adora ed il suo cuore è sincero. Uno offre ciò che è “dovuto”. L’altro offre il “cuore”. Le Scritture non dicono forse: “figlio mio, donami il tuo cuore”? (Proverbi). Il primo ha donato dai frutti della terra che possiede, e questo vuol dire che ha compiuto un dovere. Il secondo ha donato a Dio da ciò che ama, e ciò vuol dire dal suo cuore. Il primo si è dimostrato pieno di malizia. Il secondo di amore!

Tutti esigono la fraternità, ma non tutti sono fratelli. Tutti esigono l’amore, ma non tutti sono davvero persone che amano! L’apostolo Giovanni evidenzia questa terribile contraddizione esortando: “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità”. Come amare nella verità e non ipocritamente? Come amare, per amarsi senza dissidi? Come parlare dell’amore e agire di conseguenza? 

Il soggetto

Perché Caino ha ucciso Abele? Una domanda che l’apostolo Giovanni aggiunge al racconto della Genesi per indicarci come si debba amare veramente. Egli era suo fratello e senza dubbio gli indirizzava un certo amore, ma ha finito per esserne l’assassino!

Caino amava suo fratello. Ma amava maggiormente se stesso. Non è importante che tu ami “molto”. Importa maggiormente che tu ami “di più”. Molte persone litigano e ritengono di amarsi, senza che questa sia una menzogna. Molte persone divorziano e, al tempo stesso, parlano ampiamente del loro amore reciproco!

L’amore autentico, l’amore effettivo, non risiede soltanto nelle parole, né nelle emozioni, i desideri o i sentimenti. Sì, da questo “abbiamo conosciuto l'amore: Egli (il Cristo) ha dato la sua vita per noi”. È l’amore esemplare per noi.  È una verità perché si tratta maggiormente di donare che di ricevere. È la verità del dono più in favore dell’altro e meno per la propria soddisfazione. È l’amore casto che mira a donare e non a scambiare o a condizionare qualsiasi dono si faccia. È soltanto entro un tale amore che diviene possible l’amore per i nemici, come raccomandato dal Vangelo! 

 L’amore autentico consiste nel preferire l’altro a se stessi. Nel prendere di ciò che è tuo e donarlo all’altro. Non c’è amore più grande di quello di una persona che doni tutto ciò che gli appartiene ad un’altra persona che non gli ha donato nulla. Come l’amore di Gesù per noi e per quelli che lo hanno crocifisso, mentre noi eravamo ancora peccatori.

L’amore è il fatto di svuotarsi di se stesso (kenosis) per fortificare l’altro. Il fatto di amare veramente qualcuno non significa che lo amiamo “molto”, ma che lo amiamo, anche poco, “più” di noi stessi.

“Io amo”: è una parola magnifica. Un’azione sacra. Colui che ama è un santo. Ancor più, colui che è santo è colui che ama. È ad una tale santità che ci invita il libro Santo. Un invito a preferire l’altro a se stessi. Qui risiede la santa scelta. Ogni altra scelta, con o senza amore, è una scelta malvagia.

I figli di Dio preferiscono gli altri a se stessi, a partire dal loro amore per Dio stesso, offrendogli il meglio di ciò che amano.

Dio, facendoci sapere come lo si deve amare, ci educa al modo in cui dobbiamo amare ugualmente i nostri fratelli. Nostro Signore non ha soltanto insegnato “come fare” ad amare, ma ha agito Egli stesso. 

Epilogo

Tu ami Dio? Allora ama come Lui. Vediamo cosa dice l’apostolo a questo proposito: “da questo abbiamo conosciuto l'amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli”. Non si può amare veramente se non amando Dio, cioè essendo capaci di amare come Lui.

È l’essenza dell’insegnamento della legge e di tutti i profeti, il comandamento dell’amore: “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli”, vale a dire che ci si sacrifica per donar loro.

Miei cari, noi siamo riuniti tutti insieme qui, dove nel cuore di ognuno di noi esiste amore per l’altro, ma qual è la grandezza di questo amore? È esso più grande del nostro sentimento di diversità? Se no, non abbiamo il diritto di parlare di vero amore.

Io credo all’amore che è più grande della differenza, e sono davanti a voi per assicurarvi tutti e senza eccezione che il nostro amore per ciascuno di voi è molto più grande di ciò che può essere differente tra di noi. Amen. Vi ringrazio.

 

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Barcellona 2010

Messaggio
di Papa
Benedetto XVI


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