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11 Settembre 2011 16:30 | Residenz, Herkulessaal

Contributo



Daniel


Patriarca della Chiesa Ortodossa di Romania

Saggezza per convivere

Il 25° Incontro Internazionale per la Pace, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio di Roma, ha luogo a Monaco, nel cuore economico della Germania, mentre si compiono 10 anni dai tragici avvenimenti dell’11 settembre 2001 a New York e Washington (USA). Il tema dell’incontro attuale è “Destinati a convivere” (Bound to Live Together). Attraverso la stessa formulazione del tema di questo incontro, la Comunità di Sant’Egidio, conosciuta in tutto il mondo per il suo lavoro di promozione della pace, della riconciliazione e cooperazione tra le religioni e i popoli, ci chiama ad affermare insieme che lo stato normale delle relazioni tra i popoli e le religioni deve essere: la convivenza pacifica, non i conflitti violenti, il rispetto reciproco, non il disprezzo reciproco, coltivazione dell’identità etniche e religiose proprie, insieme con quelli che sono diversi da noi, non contro di loro. Questa sana attitudine nelle relazioni interetniche e interreligiose non è tuttavia una semplice opzione, ma piuttosto diviene oggi un imperativo o un’attitudine vitale. Perché? Perché le relazioni internazionali sono arrivate ad un momento critico, ad un crocevia (turning point), che può essere inteso come: interdipendenza globale.

Più precisamente, questo significa che la vita di ogni popolo è influenzata, nel bene e nel male, dalle condizioni  di stabilità o dalle condizioni di crisi degli altri popoli. La comunicazione rapida elettronica, il trasferimento delle tecnologie, dei capitali e della forza lavoro da una parte all’altra del nostro pianeta, hanno velocizzato il fenomeno dell’interdipendenza globale, che alcuni considerano un progresso ai fini dell’ottenimento del profitto, mentre altri la percepiscono come una minaccia per l’identità culturale e per la loro stabilità economica nazionale.
Quindi, l’attuale crisi finanziaria ed economica può costituire una nuova sorgente di conflitti sociali, interetnici, interreligiosi e internazionali o, se è presa in considerazione con la massima responsabilità, essa può divenire un momento favorevole per promuovere la saggezza della convivenza pacifica attraverso nuove forme di comunicazione e cooperazione nel conservare e  coltivare  il dono santo della vita umana nel nostro pianeta (Terra). Questo implica però anche una formazione spirituale o un nuovo tipo di educazione, cioè una cultura del convivere, che può essere espressa proprio attraverso le parole “Bound to live Together” (Destinati a convivere ). Il bisogno di sviluppare una cultura del convivere è motivato specialmente dall’attuale pluralismo etnico, religioso, culturale e politico di ogni stato, come conseguenza dell’immigrazione rapida delle persone da una parte all’altra del nostro pianeta.
Allo stesso tempo, all’interno di ogni stato e nelle relazioni tra gli stati, la crisi economica attuale chiama ad un equilibrio, alla corresponsabilità e cooperazione per quanto riguarda le relazioni tra il fattore economico e il fattore politico. Più precisamente sono necessarie relazioni nuove tra i mercati di capitale ed i governi politici, così che la libertà sia correlata alla responsabilità, l’interesse individuale sia correlato con la vita sociale,
l’interesse nazionale sia correlato con l’interesse globale (planetario). Se ieri il fallimento economico del sistema comunista dell’Europa è stato causato soprattutto dalla totale subordinazione del fattore economico al potere politico del partito unico, oggi la crisi del capitalismo liberale eccessivo è il risultato di un fenomeno contrario, e cioè l’influenza eccessiva dei fattori economici sopra al potere politico, poiché le forze economiche considerano che il mercato del capitale si può autoregolare senza interventi dello stato.
Quindi la situazione di oggi ci dimostra che in questo campo c’è bisogno di nuove relazioni di corresponsabilità, reciprocamente accettate, per superare la crisi finanziaria ed economica attuale ed eventualmente evitare altre crisi. Complessivamente, impariamo dalla crisi finanziaria ed economica attuale che non può più essere ignorato il fattore etico nell’economia e nella politica. Per esempio l’attuale crisi ha le basi in un deficito etico o morale legato all’accumulazione eccessiva di capitale o di credito da parte di uomini che non hanno previsto in modo responsabile le conseguenze drammatiche di un credito eccessivo. Di conseguenza, l’impatto negativo della crisi finanziaria ed economica attuale è devastante per la vita di milioni di uomini che diventano vittime della disoccupazione, della diminuzione dei salari, dell’interruzione di progetti iniziati, e vittime della povertà. Chi risponde moralmente, o giuridicamente o politicamente di tutte queste conseguenze devastanti provocate dalla crisi del capitalismo sfrenato che non si può più autoregolare? Difficile a dirsi! Comunque, si devono trovare insieme soluzioni concrete a livello nazionale e internazionale per superare la crisi e per evitare i conflitti maggiori e convivere in pace.
Noi, leader delle comunità religiose, abbiamo, per nostra stessa vocazione, la missione di presentare alla società nella quale viviamo la necessità di promuovere una responsabilità morale per il modo nel quale si costruisce la relazione vitale tra l’interesse personale e la vita sociale, tra l’attività economica e il potere politico nella società, tra la libertà individuale o di gruppo e la solidarietà nazionale e internazionale, per proteggere e promuovere la dignità della persona umana in qualsiasi condizione si trovi. Perché? Perché una persona umana, creata a immagine di Dio- Creatore dell’universo, ha un valore unico e infinito e vale molto più di tutti i beni materiali di questo mondo.
La parola crisi in lingua greca  significa un giudizio circa una situazione confusa o anomala. In questo senso, la crisi attuale chiama ad un cambiamento del modo di pensare e di agire delle comunità provate da essa. Nel contesto della crisi finanziaria ed economica attuale, gli elementi decisionali a livello locale, nazionale e internazionale sono determinati della difficile situazione presente ad intensificare la corresponsabilità etica e la cooperazione pratica per trovare soluzioni concrete ed uscire dalla crisi. Le comunità religiose, allo stesso modo, sono chiamate a cooperare in questo senso, attraverso la preghiera, la predicazione, l’azione sociale caritatevole.
Molti uomini che si trovano in difficoltà, a causa della crisi economica attuale, cercano nella comunità religiosa una fonte di speranza e di incoraggiamento. Così, in molti paesi, le comunità religiose chiamano già i loro fedeli ad azioni di solidarietà con uomini che soffrono a causa della crisi attuale, organizzando programmi sociali per disoccupati, malati, bambini, vecchi, immigrati, etc., proteggendo così la dignità delle persone umane che si trovano in difficoltà.
In Romania, per esempio, le Chiese operano in questo senso specialmente attraverso le loro istituzioni di assistenza sociale e attraverso le donazioni da parte dei fedeli, perché nel tempo di crisi i fatti concreti dei cristiani hanno la priorità rispetto alle parole!
In conclusione, il tema del nostro incontro: Destinati a convivere ci obbliga a lavorare insieme per la vita delle persone che si trovano in difficoltà, divenendo così le mani dell’amore di Dio, che portano speranza, coraggio e gioia dove questi mancano.
In questo modo possiamo avere speranza che se dalle situazioni sociali difficili si può uscire solo con gli sforzi comuni delle società, dalla presente crisi economica attuale si può uscire solo attraverso la solidarietà nazionale e internazionale.

† DANIEL
Patriarca della Chiesa Ortodossa Romena

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Messaggio
di Papa  Benedetto XVI


Incontro di dialogo tra le religioni, Monaco di Baviera 2011


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