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12 Settembre 2011 09:00 | Rathaus, Großer Sitzungssaal

Immigrazione: Convivenza, il nostro destino Uno sguardo a partire dalla prospettiva della Chiesa mon-diale di Klaus Krämer



Klaus Krämer


Presidente di Missio Aachen, Germania

Introduzione
Quando in Germania parliamo di immigrazione, ci vengono subito in mente titoli di giornale del tipo “l’invasione dei poveri”. Tali toni vengono utilizzati in continuazione, anche da parte di mezzi di comunicazione seri. In qualità di presidente dell’opera missionaria cattolica Missio mi propongo di ampliare questa prospettiva, renderla più internazionale. Nella discussione riguardante l’immigrazione e i rifugiati dobbiamo allontanarci dalla prospettiva eurocentrica ed assumere uno sguardo globale.

Alcune cifre per introdurre l’argomento -  quadro generale
Nel mondo 213,9 milioni di persone vivono in stati in cui non sono nate , e possono quindi essere considerate immigrati. Pertanto la quota degli immigrati sulla popola-zione mondiale è del 3,1 per cento.
Tra gli immigrati un gruppo particolare è costituito da persone che sono state allon-tanate con la violenza dalla loro dimora. In base alla definizione dell’Alto Commissa-riato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR/UNHCR), ne fanno parte rifugiati, sfollati interni e richiedenti asilo. Alla fine del 2009 il numero delle persone allontana-te con violenza dalla loro dimora ammontava a 43,3 milioni.
Di esse, 15,2 milioni erano rifugiati, 983.000 richiedenti asilo e 27,1 milioni sfollati interni.

Da noi viene sempre diffusa l’idea che un fiume di rifugiati si stia riversando sull’Europa. Tuttavia, ciò non corrisponde ai fatti.  Infatti, l’80% di tutti i profughi (e cioè più di 7 Mil.) rimane nei cosiddetti paesi in via di sviluppo. A questi sono da ag-giungere gli sfollati interni, i quali per definizione non emigrano nei paesi sviluppati ma rimangono entro i confini del proprio paese d’origine.

Una sfida per la Chiesa
In qualità di cristiani, come possiamo e dobbiamo affrontare questa sfida? Infatti, non dobbiamo mai dimenticare che dietro a queste aride cifre si nascondono innumere-voli destini e storie personali.
Un appello esplicito a riguardo è stato profuso dal Beato Papa Giovanni Paolo II nell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Ecclesia in Africa”: “Uno dei frutti più ama-ri delle guerre e delle difficoltà economiche è il triste fenomeno dei rifugiati e dei pro-fughi, fenomeno che, come ricorda il Sinodo, ha raggiunto dimensioni tragiche. La soluzione ideale sta nel ristabilimento di una pace giusta, nella riconciliazione e nello sviluppo economico. È, pertanto, urgente che le organizzazioni nazionali, regionali e internazionali risolvano in modo equo e durevole i problemi dei rifugiati e dei profu-ghi. Nel frattempo, però, giacché il continente continua a soffrire della migrazione in massa di rifugiati, lancio un pressante appello affinché ad essi sia recato aiuto mate-riale e sia offerto sostegno pastorale là dove si trovano, in Africa o in altri continenti.” 

Analogamente anche la Conferenza Episcopale Tedesca mette in evidenza il fatto che ogni uomo debba poter sentire garantita la propria dignità di essere umano unico e particolare.  Il credente, infatti, vede in ogni essere umano il volto di Dio. Per que-sto motivo la Chiesa è chiamata ad impegnarsi per gli uomini in difficoltà. Perciò a chi è in Germania e non ha né il permesso di soggiorno, né il documento (Duldung) in base al quale la sua presenza è ufficialmente “tollerata” in Germania, vanno ga-rantiti il diritto alle cure mediche, la possibilità per i minori di frequentare l’asilo oppu-re una scuola statale, la garanzia delle risorse minime per poter vivere e la protezio-ne legale nell’ipotesi che venga loro negato il salario loro spettante.

In questo contesto risulta evidente che l’impegno per le persone allontanate con vio-lenza dalla propria dimora è un campo d’azione importante per la Chiesa nel mondo. Nonostante la limitatezza delle risorse finanziarie e soprattutto umane, le Chiese del sud si trovano davanti ad una sfida molto grande, se paragonata a quella di altre Chiese, quando si tratta della necessità di aiutare materialmente e soprattutto di da-re assistenza pastorale alle persone allontanate con violenza dalla loro dimora.

Vorrei portare l’esempio della Repubblica Democratica del Congo. In tale paese vi-vono attualmente, secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, più di 1,7 milioni di persone che sono nella situazione di sfollati interni, in fuga dalla guerra civile. A questi si aggiungono più di 160.000 persone provenienti dagli stati vicini, rifugiatesi nel paese prima della guerra, per sfuggire alla violenza.  Queste cifre già rendono evidente il fatto che la RD del Congo deve accogliere un numero molto elevata di persone allontanate dalla loro dimora con la violenza. Se teniamo presente che la capacità economica di tale stato, provato dalla guerra civile, è molto limitata , è evidente che tale sfida è drammatica. Ovviamente ciò è un gran-de problema anche per le Chiese. Infatti esse già dispongono di risorse finanziarie ed umane estremamente limitate per svolgere la propria missione. Oltre a ciò, si tro-vano a dover fornire assistenza materiale e pastorale alle persone allontanate con violenza dalla loro dimora. Si tratta veramente di una fatica di Ercole.

Sostegno da parte della Chiesa locale tedesca
In una tale situazione la Chiesa nei paesi in via di sviluppo dipende indubbiamente dalla solidarietà della Chiesa europea. Con l’aiuto delle donatrici e dei donatori, negli ultimi dieci anni Missio ha sostenuto complessivamente 51 progetti nell’ambito della pastorale dei rifugiati, per un ammontare di oltre 1,8 milioni di Euro.

A riguardo vorrei dare un esempio dell’importante  lavoro che la Chiesa svolge a li-vello locale. La parte orientale della Repubblica Democratica del Congo è da anni scossa da aspri combattimenti tra truppe e milizie interne ed estere. In tale contesto avvengono ogni giorno terribili violazioni dei diritti umani, che fanno inorridire anche cronisti di guerra esperti. Tra gli episodi più terribili che avvengono regolarmente in tali situazioni vi è la violenza sessuale sistematica contro ragazze e donne, tesa ad annientare non solo le singole donne ma intere comunità familiari e di villaggio. E le donne, che, nonostante tutto, sopravvivono a tale martirio, rimangono umiliate e feri-te. Molte di loro non possono più tornare nei loro villaggi.

In tale situazione la Chiesa della Diocesi di Bukavu, nel Congo orientale si è posta come compito quello di assistere le vittime della violenza dal punto di vista psicoso-ciale. In molti uffici locali hanno creato “Centri di ascolto”, nei quali le donne colpite ricevono aiuto e consiglio, e dove possano trovare qualcuno che, molto semplice-mente, dia loro ascolto e che le aiuti a rielaborare ciò che hanno vissuto.

Ovviamente, ciò non servirà a rimuovere il ricordo del crimine subito. Né servirà a fermare la guerra civile nel Congo orientale. Ma le donne ferite e traumatizzate pos-sono essere aiutate, esse ottengono nuovo coraggio per vivere e la forza per osare un nuovo inizio. In definitiva, in questo modo la Chiesa aiuta le donne ferite e le loro famiglie a riappropriarsi della loro vita.

Conclusioni
L’esposizione dell’esempio del Congo ci mostra tutta la drammaticità della situazione dei rifugiati e del loro destino in tutto il mondo. Ciò non significa che i problemi e le sfide che riguardano i rifugiati in Europa debbano essere sottovalutati. Tuttavia esor-to tutti a considerare anche la dimensione globale, quando si parla di immigrazione. Ciò che facciamo e dobbiamo fare in Germania è importante e giusto. Ma le Chiese locali nei paesi dell’Africa e dell’Asia spesso fanno decine o centinaia di volte più di quello che facciamo noi.

Prälat Dr. Klaus Krämer
Presidente dell’Opera Missionaria Internazionale Cattolica “Missio“ e dell’opera mis-sionaria per bambini “Die Sternsinger” – Aachen.

 

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Incontro di dialogo tra le religioni, Monaco di Baviera 2011


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