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12 Settembre 2011 09:30 | Neues Rathaus, Kleiner Sitzungssaal

Il Giappone dopo il sisma di Rev. Katsuji Iwahashi


Katsuji Iwahashi


Scintoismo Jinja Honcho, Giappone

Innanzitutto vorrei esprimere la mia gratitudine e il mio rispetto più profondi per il sostegno ricevuto e per le preghiere fatte in tutto il mondo per le persone vittime del terremoto che ha colpito il Giappone l’11 marzo scorso.

L’11 marzo mi trovavo a Tokyo. Fortunatamente l’edificio del nostro ufficio non ha subito danni, ma non riesco ancora a dimenticare la paura che ho provato per la prima volta nella mia vita, quando la terra ha iniziato a tremare.
Sono passati 6 mesi , ma la situazione delle vittime non è migliorata.
Come è accaduto a tutte le religioni presenti in Giappone, anche i templi shintoisti hanno subito gravi danni. Infatti il terremoto e lo tsunami hanno causato danni a circa 4500 templi. Tra questi, circa 230 sono stati totalmente distrutti o spazzati via. Vi sono preti shintoisti che hanno perso la loro vita. Oltre alla catastrofe naturale, il problema della centrale nucleare non è stato ancora risolto e la situazione economica non è stata risanata.

In questa situazione di difficoltà, i vari gruppi religiosi giapponesi si sono attivati in diverse attività per aiutare le vittime.
Immediatamente dopo il terremoto e lo tsunami, i templi shintoisti della regione del Tohoku hanno dato la disponibilità dei propri edifici come rifugi e lo Jinja Honcho e i templi delle altre aree hanno portato avanti le attività di soccorso, come ad esempio inviare persone e generi di prima necessità nelle zone colpite.
Tutte le aziende, organizzazioni e le singole persone pensano e lavorano per poter aiutare le vittime per quanto possibile. Dare supporto o aiutare le persone è un pensiero radicato nell’intimo di ciascun giapponese.

E’ triste sapere che alcune persone dicano che “non esiste né un Dio né un Buddha” o che “Dio non ci ha aiutati”.
Ma guardando allo tsunami che ingoiava intere città, conoscendo il dolore della perdita dei cari, certo non posso biasimarle.
Ma allora, cosa possono fare i templi shintoisti per queste persone?

Forse molte persone sanno che nello Shintoismo vi sono varie forme di pratiche religiose e il matsuri, in particolare, è una forma di pratica religiosa singolare. Spesso il termine stesso viene tradotto come “cerimonia” o “festa”.
Tuttavia questo matsuri ha due diverse nature.
La prima è una cerimonia molto solenne, mentre la seconda è una forma di intrattenimento, in cui le persone e gli dei gioiscono insieme.
Generalmente la maggior parte dei giapponesi pensa a questa seconda accezione quando sentono questo termine.
Immediatamente dopo il terremoto, molte attività programmate nei templi shintoisti o sono state cancellate o sono state ridotte di numero. Questo perché molto probabilmente l’idea di “intrattenimento” dei matsuri si addiceva poco alla situazione che si presentava dopo la catastrofe. Tuttavia, con il passare del tempo, le persone hanno iniziato a volere che i matsuri venissero fatti ritualmente.

I matsuri dei templi shintoisti non sono solo intrattenimento.
Le persone infatti si riuniscono nel tempio, che funziona come un centro città, e si avvicinano agli dei. Questo significa anche riconoscere nuovamente e rafforzare il legame che esiste tra le persone. Infatti il legame che unisce le persone è fondamentale, in modo particolare nelle situazioni di estrema difficoltà.
Le persone riprendono vigore partecipando ai matsuri dei templi e, nel riconoscere il legame con le altre persone, riescono ad affrontare le difficoltà.
Fino ad oggi, in Giappone non vi sono stati atti di sommossa o di saccheggi. Questo forse perché ognuno di noi sa che è parte integrante della società e che è fondamentale aiutarsi a vicenda. Questo, in altri termini, è lo spirito del matsuri.

Il Giappone è stato colpito da numerose catastrofi ed è riuscito sempre a superarle.
Ci vorrà molto tempo, ma credo fermamente che il nostro Paese e il nostro popolo riuscirà a superare nuovamente le difficoltà con lo spirito del matsuri.

Grazie per la cortese attenzione.



Messaggio
di Papa  Benedetto XVI


Incontro di dialogo tra le religioni, Monaco di Baviera 2011


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