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04/12/2016
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13 Settembre 2011 09:00 | Residenz, Vier-Schimmel-Saal

La profezia dell’amicizia con gli anziani e la Comunità di Sant’Egidio di Francesca Scambia


Francesca Scambia


Comunità di Sant’Egidio, Italia

Con gli anziani dall’inizio
Gli anziani hanno accompagnato fin dall’inizio il cammino della Comunità di Sant’Egidio: li abbiamo incontrati tra i primi poveri, ma anche tra i primi amici.
All’inizio degli anni ’70 ci fu l’incontro con gli anziani del quartiere di Trastevere, dove la Comunità aveva trovato la propria casa nel monastero di S.Egidio: anziani fortemente “romani”, che si erano sentiti attratti da quei giovani cordiali che si fermavano a parlare con loro. La scomparsa di un’anziana – Filomena - che amava frequentare S.Egidio, avviata senza alcun preavviso all’isolamento di un cronicario fuori Roma e morta nella solitudine di un luogo anonimo e senza umanità, aprì i nostri occhi sulla realtà amara della fine di tante vite inghiottite dall’abbandono.
L’amicizia tra i giovani e gli anziani era ed è un fatto del tutto originale che ci ha fatto scoprire gli anziani come i grandi malati di solitudine. Una malattia insidiosa, che aggrava la debolezza delle loro vite invecchiate, una malattia mortale.
L’alleanza
L’amicizia gratuita è stata per gli anziani la sorpresa di avere ancora un posto nel mondo e nella storia. Con loro è nata un'alleanza per la vita e per il futuro. Una storia d’amore fatta di visite, di incontri, di attenzione per ciascuno, che ha portato la Comunità a cogliere le attese e la speranza di vita nascoste nei cuori di tanti anziani murati nella loro solitudine.
La centralità dell’ascolto della Parola di Dio, della preghiera e della celebrazione della liturgia nella comunità restituiva agli anziani la dignità di essere parte a pieno titolo del popolo di Dio. L’amicizia con gli anziani non è un’attività caritativa, ma la fraternità cristiana vissuta, è amore vissuto tra i discepoli di Gesù: amici e fratelli è la dignità di ogni discepolo del Signore nella Chiesa. Insieme alla preghiera e alla fraternità, gli anziani vivono anche il servizio ai più poveri, che  restituisce loro la dignità di una generosità larga verso altri anziani più malati e verso chi ha bisogno: tante persone che vivono in strada sanno come sono buoni i panini preparati dagli anziani!

L’amicizia con gli anziani è diventata anche un impegno tenace per aiutarli a realizzare quel desiderio profondo che avevamo colto nel cuore di tanti: poter restare a vivere nella propria casa anche quando la debolezza e la malattia li rende bisognosi di aiuto.
“Non posso davvero credere che sia meglio un comodino, uno spazio angusto, una vita tutta anonima alla propria casa, dove ogni oggetto, un quadro, una fotografia, ricordano e riempiono una giornata anche senza tante novità....aiutate me tutti gli anziani a restare a casa e a morire fra le proprie cose. Forse vivrò di più, sicuramente, vivrò meglio. Maria”  Sono alcune parole di una lettera con cui la Comunità ha espresso il sentire di tanti anziani incontrati. La Lettera di Maria ha fatto il giro d'Europa e più di 100.000 anziani l'hanno sottoscritta. E' una grande domanda d'aiuto che chiede di essere ascoltata.
Aiutando gli anziani a vivere e a morire a casa, abbiamo scoperto la fedeltà dell’amore fino alla fine, fino all’ultimo respiro, la bellezza di poter consolare con l’amore tanto dolore e di consegnare a Dio la debolezza di tante vite che si spegnevano tenendo tra le loro mani piene di solchi, le mani di fratelli e sorelle più giovani che sussurravano all’orecchio l’ultima fiduciosa preghiera.

Allo stesso tempo, seguendo gli anziani, siamo entrati nei cronicari, nelle lungodegenze, negli istituti, nelle case di riposo, dove grande e inutile è la sofferenza degli anziani. Gli istituti rendono ancora più doloroso l'ultimo tratto di strada nella vita. Siamo entrati negli istituti come amici degli anziani, lottando contro l’isolamento che uccide anche quando si vive insieme ad altri. Il tempo vuoto degli anziani in istituto si è così riempito dell’attesa della visita, dell’appuntamento con la preghiera e con la liturgia, dell’incontro con la Comunità che si riuniva anche negli istituti. Abbiamo visto risorgere un nuovo interesse per il mondo, per la vita, per gli altri: molti si sono accorti di poter essere d’aiuto ad anziani più malati, riuscendo così a loro volta – attraverso il loro amore - a riempire di vita un luogo di morte. “Non c’è nessuno così povero che non possa aiutare un altro” è la buona notizia che consente anche agli anziani malati, deboli, isolati in un istituto, di mettere le proprie energie al servizio degli altri.
Abbiamo scoperto che il servizio agli anziani è un servizio pasquale, comunicatore di nuove energie di vita, laddove di vita sembra non essercene più. Come ci disse il beato Giovanni Paolo II nella sua prima visita a S.Egidio nel 1980: “Voi siete una comunità giovanile con i vecchi e insieme una comunità degli anziani ringiovaniti.[…] Se uno sa scoprire la fede pasquale non ha più paura della vecchiaia, degli anziani".
La sfida
C’è una sfida epocale a cui rispondere oggi, una sfida che coinvolge tutto il pianeta. Una sfida per il Vecchio Continente, ma una sfida anche per i Paesi giovani, come l’Africa, l’America Latina dove gli anziani cominciano ad esistere in maniera significativa. L’invecchiamento è uno dei migliori prodotti del nostro tempo, che raggiunge ogni terra lambita in qualche modo anche da una briciola di benessere.
La contraddizione nasce dal non essere riusciti a dare un senso alla vecchiaia.  E allora i vecchi debbono farsi da parte. Questo messaggio si comunica con l’istituzionalizzazione e la diffusione della possibilità dell’eutanasia in Europa: si afferma, con falsa lucidità offuscata da molta paura, che la vita vale la pena di essere vissuta soltanto nel benessere, nella salute, nella piena padronanza di se stessi. Gli anziani sono un peso: sociale, economico, un peso per la famiglia, un peso per se stessi…
Il fenomeno drammatico dell’eliminazione fisica degli anziani accusati di togliere la vita ai giovani che le nostre Comunità contrastano in Africa, è in realtà speculare alla mentalità occidentale che sta alimentando una contrapposizione tra giovani e anziani, accusati di impedire ai giovani di lavorare e di togliere loro il futuro.
C’è spavento della vecchiaia ed è indubbio che ci sia una sofferenza soggettiva della vecchiaia, quella di vedere un corpo invecchiare: la bellezza, l’autonomia, l’indipendenza se ne vanno… Si rischia di maledire il “dono” di una lunga vita, insomma il dono della vecchiaia !
La risposta dello Spirito
In un mondo come il nostro, in cui l’utile e l’interesse sono i cardini sui quali gira una vita tutta materiale, abbiamo scoperto l’utilità concreta, ma soprattutto spirituale degli anziani, perché nella vita di fede “spirituale”, non è sinonimo di astratto, ma è concreto, incide sulla storia.
La riscoperta dell’utilità vera degli anziani  è stato un cardine della nostra amicizia. La perdita di ruolo che avanza con l’età, può essere compensata dalla scoperta dei carismi della vecchiaia, perché siamo convinti che per ogni età lo Spirito del Signore non fa mancare i suoi doni per l’edificazione comune.
Vorrei provare ad indicarne qualcuno: penso al bisogno di compagnia degli anziani. La compagnia gratuita è ciò che manca in questo nostro mondo di soli: è la scoperta del piacere di stare insieme gratuitamente, di godere l’uno dell’affetto dell’altro. Gli anziani hanno il carisma di fare famiglia: di attrarre a sé giovani e meno giovani con la loro debolezza, con il loro bisogno, con il loro tempo libero da impegni. Gli anziani hanno la capacità di vivere con gli assenti, di riempire una giornata dei pensieri e dell’attesa di chi arriverà ,anche nel tempo della solitudine. Essere amati e amare è la grande e vera liberazione dalla solitudine e dall’inutilità.
Penso al carisma della pace: ancora sopravvive una generazione di anziani che ha conosciuto la sofferenza della guerra, il disprezzo della vita umana e la predicazione dell’odio e ha maturato gli anticorpi alla violenza davanti agli orrori di tante vittime. E’ un carisma di testimonianza da rendere  davanti ad una generazione di giovani che è tentata dalla violenza e a un mondo che pensa senza responsabilità alla guerra come strumento di risoluzione dei conflitti. Il carisma della pace rende sicuro il cammino delle giovani generazioni più di un conto in banca.
Penso al carisma della preghiera: Andrea Riccardi ci ha insegnato a scorgere negli anziani, anche nei più fragili, la forza di una preghiera incessante che protegge il mondo e negli anziani prigionieri di un corpo malato, inchiodato in un letto, anche nella solitudine estrema di un istituto, un monaco, un eremita, che con la sua preghiera continua ad amare. C’è un tempo della vita in cui l’amore diventa preghiera e la preghiera un grande atto d’amore per gli altri e per il mondo. La preghiera è un carisma della vecchiaia che rende gli anziani il cuore pulsante del mondo, un cuore orante che intercede e porta il mondo a Dio.
Aiutare gli anziani a pregare è un servizio all’umanità. La preghiera degli anziani è la foresta amazzonica del mondo, una inesauribile riserva di amore e di umanità che lo protegge dalla distruzione, un polmone di vita spirituale di cui non si può fare a meno, senza il quale muore ogni civiltà.
L’ultimo carisma della vecchiaia potrei chiamarlo quello della forza debole, quello che S. Paolo esprime con grande efficacia: quando sono debole, è allora che sono forte. E’ il segreto stesso della vita: un uomo esteriore che si va disfacendo ed uno interiore che va crescendo. E l’uomo interiore che cresce non è altro che quel cuore da bambino con cui si entra nel Regno dei Cieli: è l’icona della Dormizione, Maria bambina tra le braccia di Gesù. La forza debole è la fiducia levigata dal dolore e dall’amore che trova tutto nell’amore di Dio è quella sazietà di giorni dei grandi vecchi della Bibbia. Se diventare grandi significa diventare autonomi, vivere significa crescere nella dipendenza dall’amore e sperimentare nell’invecchiamento del corpo e della mente la forza dello Spirito che viene in soccorso della nostra debolezza. Ma questa è la forza stessa della vita di tutti, anche di chi non la conosce o non la riconosce. E’ quell’unica forza vera che è data agli uomini
La forza debole è la pazienza fiduciosa che matura nel sapere di avere un Padre nei Cieli che ascolta la preghiera dei suoi figli. 
E allora gli anziani ci comunicano il segreto stesso della vita e noi ringraziamo e benediciamo il Signore di averceli dati come fratelli.

 

APPUNTAMENTI
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Messaggio
di Papa  Benedetto XVI


Incontro di dialogo tra le religioni, Monaco di Baviera 2011


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