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12 Settembre 2011 09:30 | Hochschule für Philosophie

Quale futuro per il mondi arabo? di Ghaleb Bader



Ghaleb Bader


Arcivescovo cattolico, Algeria

Introduzione:
Quale futuro per il mondo arabo?... bella domanda!... e chi lo sa?... Difatti, questa è la questione che preoccupa tutti oggi e che preoccupa soprattutto la gente di questi paesi stessi... E' importante quello che è successo nel mondo arabo ed è molto promettente, ma più importante ancora è questa domanda e la risposta che si darà o questa domanda
Non ho vissuto in prima persona tutto quello che è successo o che sta succedendo nel mondo arabo (del Medio Oriente e dell'Africa del Nord), come gli altri colleghi qui presenti... Perciò, quello che cercherò di dire in questo mio intervento sarà piuttosto e soltanto alcune osservazioni di un'osservatore - interessato di sicuro - che segue da lontano questi eventi e cerca di capirci qualche cosa o di capire dove stanno andando le cose o piùttosto questi paesi e questi popoli...
1. Una certezza
Incomincerò col dire che una certa risposta ci è già stata data: un cambio è già stato non direi compiuto ma piùttosto iniziato... ormai una cosa è certa: niente e nessuno sarà come prima in questi paesi... qualche cosa si è rotto... un tabù è ceduto_ il tabù del dittatore sacrosanto, intoccabile e che commando quasi a nome di Dio e dispone dello sorte del paese e della vita - morte di tutti nel suo paese... In questi paesi, dove non si poteva pronunciare nemmeno il nome del dittatore, oggi vediamo che tutti i venerdi ci sono manifestazioni di protesto per chiedere lo dignità e la libertà... cosa impensabile fino a qualche mese fa.
2. Tanta ambiguità e molte incertezze:
Ma, nonostante l'entusiasmo e l'euforia della prima ora tutto è ancora incerto, indeciso... tutto è ancora al buio o perfino tutto è ancora "buio"... e i ragioni per questa situazione non mancano ed è quello di cui parlerò subito adesso, nel paragrafo seguente "timori e tante incertezze.
3. Timori Motivi di preoccupazione:
Tutti si sono rallegrati per quello che è sucesso nei loro paesi (l'ho notato per esempio in Tunisia dove sono stato dopo la rivoluzione), ma
ciò non impedisce di dire che tutti sono preoccpati, tutti hanno paura di quello che sta per arrivare, e alcuni perfino temono che questo sia peggiore di quello che cera prima, e tutto questo non è senza fondamento nè senza ragioni all'appoggio:
Natura di queste rivoluzioni: contrariamento a tutte le rivoluzioni della storia umana, che arrivavano con un pensiero e un programma ben precisi, e che arrivavano ben preparati, con una classe dirigenziale ben preparata... le nostre rivoluzioni sono arrivate direi senza nessuna preparazione e hanno colto tutti di sorpresa. Sono rivoluzioni direi popolari, cioè fatte da un popolo o piùttosto da una massa senza preparazione e senza pensiero e perfino senza idee chiare.
Quello che è successo è un movimento popolare, di giovanni inesperti e impreparati... Tutto quello che hanno portato si potrebbe concentrare in reclamazioni assai generali (di dignità, libertà, lavoro...) ma nessun programma chiaro, nessuna alternativa valida... Un movimento di giovani, privi di esperienza politica, e di programmi... con tutte le incertezze che un tale fatto provoca: bisogno di altri, (perfino degli uomini dell'antico regime...).. Non è "un colpo di stato" fomentato dall'esercito o da qualche generale dall'esercito... come era il caso abituale fino ad oggi in questi paesi 'Abdel Nasser in Egitto, Assad in Siria, Khedaffi in Libia, Saddam in Irak...).
Il "vuoto": di fronte a una tale situazione la domanda che si pone è: ma chi prende il potere adesso?.. i giovani, anche se hanno fatto la rivoluzione, non sono pronti   e perfino questi "rivoluzionari non volgiono il potere, non intendono governare.„ vogliono piùttosto la loro libertà e la loro dignità... solo potere vivere e rispirare... e non di più... Perciò qualcuno vorrebbe parlare non di rivoluzioni ma piùttosto di movimento di giovani sull'esempio del movimento degli studenti del 68 in Francia.
Sul campo, si nota oggi la mancanza preoccupante di una leadership politica pronta a prendere il potere nel paese. Alcuni pensano che ci vogliono 10 anni per averla, e richiedono il rinvio delle erezioni che non saranno vere se vengono fatte subito. Altri sono contrarli a elezioni immediate, perchè non saranno vere perchè nessuno conosce le forze nel campo...Altri temono uno stato religioso che ci fa tornare alla situazione di prima, lo dittatura perchè criticare il dittatore in questo caso diventa facilmente criticare la religione (cosa evidentemente inamissibile).
Alternative temute: per il momento non si vede e non c'è una alternativa chiara e precisa per queste dittature... Donde le
preoccuapzioni e i timori che animano tutti.... C'è !a paura perfino che queste rivo!uzioni non abbiano contribuito a nient'altro che ad importare altri dittatori più sottili e più fini...
D'altra parte, questo movimento ha per il fatto stesso liberato persone, sistemi, movimenti, partiti... che fin ad oggi non potevano lavorare all'aperto... e che adesso vorrebbero prendersi la rivincita... e ricuperare il tempo perso.
Presto per dare una risposta: E' ancora presto per dare un giudizio su queste rivoluzioni. Le rivoluzioni hanno bisogno di tempo per fare le loro prove, e per fare vedere che sono state utili o meno... Hanno bisogno di anni, di decenni senon di secoli per dimostrare cosa va!gono e di che metallo sono fatte
Quale libertà: la prima richiesta di queste rivoluzioni è la libertà... ma la libertà è un termine molto elastico... e pone tante domande: di quale libertà si parla?..una libertà piena o limitata? Una libertà per tutti o solo per alcuni? Una libertà in tutti i campi: politica, espressione, coscienza, religione... tutto dipende dalla risposta che si darà a queste domande.
L'altro giorno leggevo dan una attrice egiziana che diceva: "dopo la rivoluzione, non c'è più libertà in Egitto. Non c'è stato nessun cambio, perchè non c'è più libertà. La gente ha più paura di prima. C'è un so!o partito che parla e rifiuta il diritto di parlare agli altri (Ghada Abd el Razzak)
In conclusione possiamo dire: quello che sta succedendo in questi paesi non ci lascia tranquilli... Di fronte a tutto quello che sto succedendo in questi paesi, nessuno può sentirsi tranquillo.
La stessa mentalità ancora: Se queste rivoluzioni hanno portato un cambio a! livello governativo, da un'altro lato non hanno portato nessun cambio nelle mentalità e nel pensiero: difatti, si continua a pensare colla mentalità di prima... in Egitto per esempio si pone la questione del presidente e più precisamente si chiede se una donna o un cristiano potrebbe essere eletto presidente o no.. o se si dovrebbe tenere l'articolo 2 de!la costituzione e l'islam come religione di stato o no...o se la Shari'a si deve tenere come la fonte della legislazione o no.. Ponersi ancora tale questioni ci porta a chiederci: ma ci volevano rivoluzioni per porrsi queste domande?... e di quale cambio si parla?...
Alcuni parlano già di altre rivoluzioni possibili. (contro-rivoluzioni).
4. Motivi di speranza e di ottimismo Quello che ci lascia sperare:
Fiducia e speranza: è vero che il futuro preoccupa e richiede tanti sforzi, e che nel momento presente tanti timori animano tutti e tante domande si pongono a tutti... ma la prima lezione da tirare da queste rivoluzioni è la fiducia nell'uomo e proprio !a speranza: chi avrebbe creduto o diciamolo sperato che questi giovanni possono o erano capaci di mandare via dittatori del calibro di un Ben Ali o un Hosni Mubarac o un Khaddafi... Alla fine, non accetterà mai di essere privato dei suoi diritti, della sua libertà e della sua dignità... e alla fine corregerà qualsiasi governo che uscirà da queste rivo!uzioni e che non rispetterà i suoi diritti.
Prodotto la 100% nazionale: Tutto questo non è u n movimento importato dall'estero nè imposto loro da qualcuno altro. E' un movimento proprio e personale... e che incontra l'a ccordo di tutti... e nessuno può criticarlo dicendo che è importato o imposto. Obama stesso lo riconosceva dicendo di questi movimenti: "Non è l'America che ha portato la gente nelle strade di Tunisi o del Cairo" (19 maggio 201 1).
Per una volta queste rivoluzioni non sono una merce importata dall'estero nè un complotto esterno, ma è un puro prodotto nazionale che viene dalle sofferenze dei popoli che oggi hanno il coraggio di dire basta a dittatori che li hanno governati per decenni.
Quello che chiedono questi giovani e contro il quale si sono rivoltati (insorti) non è il discorso abituale, consueto (imperia!ismo, colonialismo occidentale, il comp!otto israelo-americano...) ma valori veri: libertà, giustizia, dignità, stato secolare (civile, laico,...
Finalmente, riassumiamo tutto e diciamo: queste rivolte hanno dimostrato che un o il cambio è possibile.
Conclusione
In fine, concludiamo col dire: se si vuol parlare di futuro, non si può intanto parlare di un'avvenire uguale per tutti i paesi arabi o come si dice nel titolo del mondo arabo, perchè ogni stato ha le sue specificità: la Tunisia non è l'Egitto, e l'Egitto non è la Libia... in alcuni stati l'esercito (ma anche i partiti religiosi...) rimane nonostante tutto un riferimento per ogni cambio o soluzione per il futuro o nel futuro.
Quello che tutti sperano, e vista la composizione, etno-socia!e e politica della regione, è che si arrivi ad un patto sociale cher rispetta tutti i cittadini di questa regione e i loro diritti dove vengono tutti riconosciuti come cittadin.

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Messaggio
di Papa  Benedetto XVI


Incontro di dialogo tra le religioni, Monaco di Baviera 2011


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