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12 Settembre 2011 19:00 | DITIB-Mosques

Il Dialogo cambia il mondo di Harés Chéhab


Chakib Harés Chehab


National Islamic-Christian Committee for Dialogue, Lebanon

Attualmente il pluralismo è diventato un termine familiare in quasi tutte le società del nostro mondo, soprattutto dopo le ondate migratorie delle popolazioni che si sono succedute, per ragioni diverse. Questo pluralismo, se è considerato come una fonte di arricchimento, è diventato, d’altra parte, un problema che non è più possibile nascondere, e che solo il Dialogo può gestire. In effetti le società non solo tengono alla salvaguardia delle loro identità così complesse, addirittura omicide, e ai loro particolarismi, ma in più si scontrano contro la difficoltà a trovare un mezzo che assicuri allo stesso tempo l’armonia di cui hanno bisogno nelle loro relazioni con gli altri, e che possa fornire le condizioni migliori per l’espandersi di ciò che convenzionalmente si chiama Convivialità o Coesistenza nell’interesse reciproco di tutti.
La Coesistenza significa che un determinato gruppo nella società ha compreso di vivere accanto a un altro gruppo diverso per identità, lingua, razza o cultura, ma di aver anche bisogno di intrattenere con lui dei rapporti che possano garantire i suoi interessi. Questo fatto conduce a dover dialogare con lui, ad approfondire la propria conoscenza sul suo modo di pensare, le sue abitudini e superare le idee ereditate dal passato, che consideravano l’estraneo alla comunità come un nemico. Così sarebbe possibile per i due gruppi, non solo vivere fianco a fianco, ma elaborare insieme un impegno per realizzare un obiettivo comune. Passare dall’incontro al Dialogo, non è sempre un processo semplice, soprattutto perché il termine non ha sempre lo stesso significato per tutte le parti. Ma è tuttavia ammesso da tutti che le persone non s’incontrano nel Dialogo come tra turisti, ma piuttosto come persone impegnate in un cammino comune verso la realizzazione dei disegni di Dio o verso ideali che assicurino il bene comune dell’Umanità, e si pone la questione di come arrivarci, di come vivere al meglio nel pluralismo con tutte le difficoltà che rappresenta.
Dai tempi più remoti, l’uomo che viveva in società era combattuto tra due sentimenti contradditori, quello che prevaleva nelle società primitive considerava tutto ciò che era estraneo al gruppo come rappresentante un pericolo che andava eliminato. La paura dello straniero offuscava la visione, e si sa che più si ha paura meno si è tolleranti. I discorsi e le prese di posizione ad esempio, sull’integrazione, e la loro interpretazione anche errata, sono oggetto d’inquietudine che genera nella massa l’esasperazione della paura riguardo al futuro. Così si stabilisce il sentimento di malessere. D’altra parte si sviluppava un secondo sentimento, quello dell’interdipendenza degli uomini. Oggi più che mai, non viviamo in un mondo monolitico, e sempre più dobbiamo guardare ciò che abbiamo di comune con gli altri e rispettare le nostre differenze, benché siam tutti su questo stesso Pianeta. D’altra parte questa seconda corrente era già conosciuta dall’antichità, e il grande filosofo latino Seneca se ne faceva promotore nel primo secolo della nostra era, quando affermava, difensore della libertà e della giustizia, che « la sua patria era il mondo, che i suoi protettori erano gli dei ».
Ma per arrivare allo stadio di Cittadini del Mondo, gli uomini devono imparare a gestire e superare le differenze delle loro civiltà, razze, culture, lingue e religioni, abbattere i muri che li separano. Il solo mezzo per arrivarci passa per il Dialogo che li aiuterà a trovare non solo le soluzioni alle loro controversie, ma anche ai problemi comuni che sono obbligati a fronteggiare, poiché l’altra alternativa è la forza che genera solo cicli di violenza che mettono in pericolo la pace del Mondo. E quando si parla di differenza, il primo elemento che viene in mente è la Religione, componente essenziale nell’affermazione dell’Identità. Quando si riassume la Storia dell’Umanità, si può solo costatare quanto sangue è stato versato in nome della Religione, mentre essa è estranea ai conflitti violenti, di cui gli innocenti sono le prime vittime, e il sangue continua disgraziatamente a scorrere.
E se abbiamo preso l’abitudine di assimilare il Dialogo a quello tra le religioni, è che gli altri argomenti d’ordine intellettuale, scientifico, culturale o morale hanno le loro cornici e istanze, e non rischiano in generale di sconfinare in conflitti violenti di cui le guerre e il terrorismo sono gli eloquenti rappresentanti. Ma questo non dovrebbe condurci a nascondere gli altri temi che dobbiamo affrontare, e il cui esempio più sorprendente è quello della Rivoluzione nel campo delle comunicazioni e di Internet.
Attualmente noi viviamo l’Epoca della generalizzazione della comunicazione tra gli uomini ovunque in un mondo in cui le distanze sono state abolite. Si condividono praticamente e istantaneamente le idee con gli altri, cominciando da una rete sociale personale, che non smetterà di estendersi giorno dopo giorno,  soprattutto tra i giovani, rafforzando l’interdipendenza. Così essi s’incontrano e dialogano scavalcando le frontiere, le culture e gli ambienti sociali. Questi dialoghi possono generare nuove correnti d’idee che sfociano talvolta in azioni comuni, che possono cambiare, se non la faccia del mondo, almeno quella dei paesi in cui sono vissuti, come recentemente si è costatato per i sollevamenti che continuano a scuotere il mondo arabo, e di cui non si conosce ancora la portata dell’impatto ; ma sicuramente molte cose stanno cambiando, e il futuro non sarà simile al presente.
Questo Dialogo di un nuovo genere dev’essere oggetto di un’attenzione tutta particolare ; perché al di là del suo aspetto affascinante, e se non è strutturato, e inquadrato, deve comunque soddisfare alcune condizioni, tra cui l’obiettività, la sincerità e l’onestà non sono le ultime. Altrimenti, potrebbe trascinare i suoi membri in avventure azzardate, per le quali la Società non mancherebbe di pagare un prezzo pesante. Ciò senza omettere il rischio di creare un mondo fittizio, separato dal mondo reale da un fossato profondo, che conduce all’incomprensione, anticamera dell’ostilità.

Ruolo della Religione.
Attualmente, la Religione è tornata in forza anche là dov’era spodestata. Questo ritorno è fortunatamente impregnato del bisogno naturale di spiritualità in numerosi paesi. Ma sfortunatamente in molti altri, riflette un’aggressività nel suo rifiuto dell’altro, che prende la forma di fanatismo, d’estremismo, di violenza e anche di Terrorismo, e qui ho timore di pensare al domani.
Il solo mezzo che potrebbe cambiare il corso di questo processo è il Dialogo, a condizione che sia condotto con sincerità e amore per un miglior futuro per tutti. E dal momento che vengo da una regione in cui il ruolo delle Religioni è onnipresente nella vita, non posso impedirmi di sollevare davanti a voi qualche idea che interessa il Dialogo tra le Religioni e soprattutto il Dialogo Islamo-Cristiano. Sappiamo a che punto sono grandi le tensioni in diverse parti del mondo tra cristiani e musulmani, che formano da soli la metà della popolazione del Globo. Queste tensioni, visibili o latenti devono essere circoscritte, e una soluzione negoziata dovrebbe non solo mettervi fine ma aprire nuovi orizzonti che ci permettano di uscire dall’ansia che ci avvolge.
Il Dialogo in corso finora non ha fornito che magri risultati, e il discorso positivo che si ascolta nelle diverse Conferenze, come la nostra, non trova ancora l’eco che merita a livello di massa. Abbiamo peccato per eccesso di prudenza per evitare di ferire i sentimenti reciproci. E’ tempo che le cose cambino e si evolvano, e che ci sia più franchezza e coraggio nel nostro approccio dei problemi contro i quali si scontrano le nostre relazioni con l’Islam. E’ d’altronde aberrante costatare nei nostri paesi d’Oriente che la condizione dei Cristiani era di gran lunga migliore all’inizio dell’era dell’Egira, e anche più tardi sotto l’Impero Ottomano, rispetto a quella attuale ; la qual cosa suscita l’esodo massiccio dei Cristiani dai loro paesi d’origine, dove Cristo ha fondato la prima Chiesa. Le autorità religiose musulmane dovrebbero accordare maggior interesse a quest’aspetto del problema la cui soluzione aprirebbe la strada per superare le difficoltà che i musulmani incontrano in certi paesi d’immigrazione, dove una nuova generazione di musulmani è nata, ha acquisito abitudini e tradizioni di questi paesi, ed è differente dalla prima generazione di immigrati. Tuttavia vorrebbe conservare la propria identità di cui la Religione fa parte. Bisognerà scoprire come conciliare questo desiderio con la Cittadinanza in paesi in cui essa obbedisce a regole egualitarie che separano la Religione dallo Stato.
Bisognerebbe assumere un nuovo approccio riguardo al concetto di Cittadinanza, di Democrazia, e di Libertà, soprattutto quella di Religione e di Coscienza. Abbiamo ricevuto diversi esempi, e penso che l’esempio Turco meriti di essere molto esaminato. In Libano operiamo perché le relazioni Islamo-cristiane si collochino in un quadro in cui la Religione non sia strumentalizzata a fini politici che esasperino l’estremismo, e in cui lo Stato, da parte sua, non operi per assorbire le comunità ed emarginare il ruolo della Religione. Il rapporto tra essa e lo Stato dovrebbe essere definito in modo da rispettare la libertà personale. Complementarietà e armonia sono le due caratteristiche che devono segnare i loro rapporti nel Dialogo continuo della vita di tutti i giorni.
Il Mondo vive un’inquietudine a più livelli. Ma il più inquietante è quello che riguarda le relazioni interreligiose, tra cui soprattutto le relazioni Islamo-cristiane. Si sono spiegati molti sforzi, e resta molto da fare, perché gli uomini realizzino che sono interessati da tutto ciò che avviene attorno ad essi, e progettino il futuro con serenità in un Mondo cambiato dal Dialogo.

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Messaggio
di Papa  Benedetto XVI


Incontro di dialogo tra le religioni, Monaco di Baviera 2011


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