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13 Settembre 2011 09:00 | Künstlerhaus am Lenbachplatz, Festsaal

IL VOLTO DEL POVERO NELLE CITTA’ CONTEMPORANEE di Alan Edwin Thomas Harper


Alan Edwin Thomas Harper


Arcivescovo anglicano, Primate della Provincia di Irlanda

Il più importante paradigma biblico per l’impegno della chiesa di Dio si trova nelle descrizioni evangeliche dei miracoli della moltiplicazione dei pani. Questo esempio è talmente importante che è raccontato in tutti e quattro i Vangeli in più di una forma ( in diversi passi coinvolge 4000, 5000 e 7000 persone) e nel corpus giovanneo è ancora più importante poiché gli viene attribuito un significato sacramentale, in quanto esemplificativo dell’eucarestia stessa.

Questo modello ha degli elementi particolarmente interessanti

in ogni racconto è sempre presente una grande moltitudine di poveri;

si trovano in regioni selvagge, cioè soffrono le pene della trasmigrazione/spostamento;

sono una folla proveniente da comunità diverse, cioè non hanno una identità comune di popolo, non sono internamente coesi;

attendono di realizzare la loro vita e sono affannati per le necessità primarie della vita e sperano che il Nazareno che opera miracoli trovi rimedio ai loro bisogni.

Tuttavia sono soprattutto curiosi più che attenti.


La risposta tipica di Gesù durante tutto il suo ministero, proprio sin dagli inizi, si reassume nelle parole “Vedendo le folle ne sentì compassione” (Mt 15,32; Mt 20,34; Mc 8,2; Mc 9,22; Lc 7,13; Lc 10,33; Lc 15,20.  Si veda anche Mt 9,36; Mt 14,14; Mt 18,27; Mc 1,41; Mc 6,34) che richiama fortemente la sua visione del popolo ebraico “come pecore senza pastore” (Mt 9,36; Mc 6,34;) e la consapevolezza della sua missione "Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele" (Mt 15,24, e Mt 10,6)


Le parole “Vedendo le folle ne sentì compassione” sono particolarmente vibranti; è un’ idea attiva non passiva della “compassione”. La traduzione classica in inglese non rende l’idea che Gesù “sentì” compassione, infatti, non significa semplicemente che egli “sentì la loro pena e probabilmente la condivise”, anche se questo è un sentimento nobile. Piuttosto egli ne ebbe compassione. Intraprese un’azione per comprendere il loro bisogno e quindi realizzare un duplice compito, prima riconoscere e poi porre rimedio alle sofferenze: è ciò che la parola stessa compassione implica.


E’ istruttivo osservare il modo in cui queste opera vengono compiute. Avendo riconosciuto la dipendenza della folla disperata, evidentemente incapace di provvedere ai propri bisogni, Gesù distingue alcune priorità:

1. il bisogno di una guida, dunque comanda ai discepoli di prendersi carico della folla, con le parole del Vangelo di Giovanni “Fateli sedere”( confrontare Mt 14,18; Mc 6,40; Mc 8,6; Gv 6,10)

2. essi cominciarono creando una struttura, un’organizzazione e dunque una comunità, le folle furono organizzate in gruppi.

3. Gesù cercò delle risorse tra la folla stessa; cercò prove delle loro risorse.

4. Risorse furono trovate in un luogo inverosimile: un  giovane ragazzo disposto ad offrire quello che aveva, pani e pesci.

5. Quando Gesù scopri queste innate capacità, ne fece il perno per rompere la spirale della dipendenza e dare il potere a quella comunità di divenire autosufficiente.

6. L’autosufficienza è segnalata in due modi: quelle risorse furono più che sufficienti per il loro bisogni tanto che ognuno ricevette ciò di cui aveva bisogno e ne rimase in abbondanza; inoltre, la moltitudine ora era preparata e le era stato conferito un potere per tornare da dove era venuta. Aveva ricevuto una nuova visione delle proprie capacità di prosperare, aveva capito dove andare e quale obiettivo perseguire.


Mi sembra che questo sia uno schema estremamente educativo che la chiesa di Dio deve imitare. Alla base c'è la vocazione della chiesa che deve chiedere alle comunità di darsi un’organizzazione, trovare risorse interne ed una leadership efficace. In altre parole, la Chiesa, col potere conferitole dal Vangelo, deve agire per essere una fonte di speranza e ispirazione in modo tale che le persone e le comunità possano scoprire quei talenti che già possiedono e quindi avere la forza per realizzare le loro aspirazioni più care. 

Le città contemporanee sono sempre piu luoghi di evidenti disuguaglianze. La disuguaglianza è una delle minacce piu pesanti e pericolose  alla giustizia e all’ armonia della convivenza. La Rivolta dei contadini nell’ Inghilterra del XIV secolo (1381) avvenne proprio a causa delle disuguaglianze.

La Rivolta, che cercó di liberare la società dell Inghilterra medievale dalle differenze di potere e di condizione sociale, ci ha tramandato questo detto del prete John Ball, un lollardo “quando Adamo lavorava ed Eva tesseva, chi era il signore?”

Ball continuava, “all’ inizio tutti gli uomini furono creati uguali, i nostri legami o la servitù sono stati imposti dall’ oppressione ingiusta di uomini cattivi. Infatti, se Dio avesse avuto degli schiavi dall’ inizio, avrebbe stabilito chi doveva essere schiavo e chi libero. Per questo vi esorto  a considerare il fatto che è giunta ormai l'ora, fissata per noi da Dio, nella quale ciascuno puó (se vuole) liberarsi del giogo della servitù  e riavere la sua libertà”, non ci sorprende che John Ball fu sottoposto a giudizio, impiccato e squartato alla presenza del re Riccardo II il 15 luglio 1381.


Le città di oggi sono sempre più il luogo estremo di approdo dei poveri provenienti dalle aree rurali. Per questo sono luoghi dove si ammassano gruppi di diversa provenienza etnica e culturale, luoghi di immigrazione. Troppo spesso, in maniera semplicistica, si pensa alla povertà solo nei termini di reddito disponibile. La povertà che io vedo nelle città che io conosco meglio è molto più sfaccettata. 

La pubblicazione “Il bene commune e il magistero sociale della chiesa cattolica” dichiara “povertà non è solo mancanza di denaro. Riguarda i propri diritti e le relazioni, il modo in cui le persone vengono trattate e come esse considerano se stesse; la carenza di potere, l' esclusione e la mancanza di giustizia”(citazione da Azione della Chiesa sulla povertà: i crisitani e le disparità). 

Il vescovo David Walker, amministratore del “Church Urban Fund” (Fondo urbano) della Chiesa Anglicana ha scritto “Dio che si fa incontro a noi in Gesù ci chiama ad incontrarci e a servirci vicendevolmente, tuttavia il divario tra chi sta bene e i poveri è divenuto talmente ampio che pochissimi riescono a superarlo....”

Paul Marriott, direttore del Depaul nel Regno Unito, ha dichiarato “Diminuire la differenza non è solo un problema di giustizia, è qualcosa di imprescindibile se vogliamo promuovere il bene comune. Questo non significa solo rendere migliore la vita di quelli che hanno meno, ma rendere la nostra società un luogo migliore per tutti”



Vivo in una delle parti più povere del Regno Unito. Vorrei raccontare qualcosa di quello che vedo essere componenti aggiuntive della  miseria in Irlanda del Nord dove ho svolto quasi tutto il mio ministero, ma prima di farlo, vi leggo alcune semplici statistiche pubblicate da Azione della Chiesa sulla povertà

Nel regno Unito un nucleo familiare viene considerato sotto il limite ufficiale di povertà se il suo reddito è inferiore al 60% del reddito medio di un nucleo familiare di quel tipo. Secondo questa definizione il 22% delle persone sono povere.

Il 22% dei bambini vive in povertà, solo la Spagna e l'Italia hanno delle percentuali più alte.

Il tasso di povertà aumenta tra gruppi di minoranza, la probabilità di vivere in povertà raddoppia per i disabili e le persone appartenenti a minoranze etniche.

Il divario tra ricchi e poveri è ora maggiore rispetto a qualsiasi altro periodo negli ultimi 40 anni. 

A causa di questa differenza si stima che il regno Unito abbia

o ridotta aspettativa di vita

o un tasso maggiore di criminalità

o un' aumentata diffusione di uso di droghe

o un' aumentata occorrenza di gravidanze di minorenni

o un numero maggiore di persone con problemi di salute mentale

o un numero maggiore di persone obese

o aumento della popolazione carceraria

o ridotta mobilità sociale


esiste una differenza che riguarda i servizi, cioè costa di più essere poveri. Infatti, pagano costi maggiori per  

o Combustibile – poichè le persone con reddito limitato sono costrette ad usare metodi più costosi per acquistare combustibile, molti devono scegliere tra riscaldarsi o mangiare. La conseguenza è che 20.000 persone muoiono per il freddo ogni inverno.

o I poveri pagano di più per  assicurazione, cibo e quando chiedono un credito. Questo “Premio di povertà” costa alle persone povere un extra di 1.300,00 sterline ogni anno. 

o Per quanto riguarda i crediti e i debiti gli usurai sfruttano le persone povere che non possono ottenere prestiti dalle banche. Non esiste un limite legale agli interessi e ai costi addebitabili che i prestasoldi porta-a-porta, i finanziatori del giorno di paga, le  ditte per acquisti rateli  possono esigere. Tassi eccedenti il 180% il tasso d'interesse annuale ufficiale sono diffusamente praticati.   

esiste una enorme disparità

o Il salario minimo non è sufficiente per vivere e molti, a causa dell'età o delle vicissitudini dell'economia in nero, ricevono meno del minimo legale  di £5.93 l'ora

o Il salario per chi occupa un posto al vertice di una ditta puó essere cento volte maggiore del salario di chi è ai posti più bassi. Non considerando i premi astronomici che vengono pagati, soprattutto ai bancari! 

o Le persone povere pagano tasse proporzionalmente maggiori  rispetto ai più ricchi – 39% e 35% rispettivamente. La tassazione indiretta colpisce i più poveri in modo particolarmente pesante.

Le persone che cercano rifugio o asilo sono quelle trattate peggio di tutti. 


La rivolta di agosto e I saccheggi sono stati uno shock non previsto per la società inglese. Questi disordini possono non essere attribuibili specificatamente alla povertà materiale, infatti, sono state associati alla criminalità organizzata o semplicemente il brivido della trasgessione, ma indubbiamente rimandano ad una più vasta espressione della povertà e della disuguaglianza sulla quale bisogna riflettere più approfonditamente. Possiamo individuare le seguenti cause

Alienazione ed emarginazione

Identità e cultura

Senso civico 

Aspirazioni e legittime speranze 

Modelli di parentela, famiglia, convivenza

consumismo e ansia di soddisfazione

esempi di ruoli positivi

ognuno di queste contribuisce al formarsi di opinioni motivate riguardo povertà e l’ esclusione sociale. Vorrei riflettere su alcune di queste prendendo ad esempio la strada percorsa nell’Irlanda del Nord per venire fuori dal conflitto, dalle divisioni e dall’emarginazione.


Identità e cultura sono sotto molti punti di vista inseparabili. La mancanza di una identità di gruppo definita è un problema serio di povertà che mina l'identità individuale e impoverisce la vita. L'identità si imprime anche nel contesto della famiglia. Quando la struttura famigliare è debole o disorganizzata e i legami sociali fragili insorge un tipo particolare di povertà che si manifesta nell'assenza di solidarietà sociale profonda. Il detto “La schiena è scoperta se non c’è un fratello dietro di essa” sintetizza la vulnerabilità e l'isolamento dell'individuo. Essendo la famiglia l'unità fondamentale per la socializzazione e la solidarietà, se tale sostegno è insufficiente si manifesta un tipo particolare di povertà che indebolisce il senso di appartenenza dell'individuo e la sua identità stessa. Si mettono, quindi,  in atto strategie varie per sostituirla che vanno dal modello visibile nella serie televisiva americana “Friends” fino alla partecipazione a bande di strada. 


Si viene socialmente emarginati quando i tratti caratteristici identitari del proprio gruppo sono compromessi, sottovalutati o minacciati dalla consapevolezza di una identià culturale più forte in una comunità rivale. 

In Irlanda del Nord c’è un profondo senso di inadeguadezza culturale tra i membri della comunità protestante/unionista/lealista rispetto alla quella romano cattolica/nazionalista/repubblicana il cui afflato cattolico/gaelico si esprime in una intensa solidarietà interna. Il Protestantesimo per sua natura, almeno in Irlanda, si è manifestato con uno stile individualista senza una cultura religiosa condivisa e rigorosa, con una conseguente carenza di coesione.  Le sue radici culturali sono contestate oltremisura e spesso sono palesate in maniera negativa rispetto alla cultura gaelica prevalente. Non vengono esprimesse in termini positivi sostenendo una identità culturale alternativa solida e coerente.  Tale precarietà culturale contribuisce in modo significativo all’ instabilità sociale sia quando si avverte che la cultura  prevalente è in ascesa, che quando le minacce esterne, che normalmente incoraggiano ad essere solidali, vengono meno o si riducono. La sfida di vivere positivamente la diversità, o di creare e partecipare ad una identità condivisa aderente ad un patrimonio culturale comune è un obiettivo ancora distante. E' abbastanza chiaro che solo quando la propria identità e il proprio patrimonio culturale sono saldi, ciascuno ha il coraggio di andare oltre le barriere e abbracciare l'altro. Per attraversare il ponte sopra un fiume i piloni devono essere solidi e sicuri da entrambi i lati.


Alienazione ed emarginazione sono anch'esse forme di povertà poichè manifestano uno scontento profondo e il distacco dai legami e dalla solidarietà della propria comunità. Da questo punto di vista sono strettamente connesse al venir meno di aspirazioni e legittime speranze. Uno dei modi in cui si esprimono è nell'atteggiamento verso l'istruzione e la riluttanza a considerare seriamente l'importanza dell'istruzione per rompere la spirale dell'emarginazione. So di molte famiglie, concentrate in alcuni quartieri particolari delle città, nelle quali tre, a volte quattro generazioni non hanno mai avuto un lavoro remunerativo. Se non si ha un lavoro che possa essere di rimedio alla dipendenza non si aspira neanche a progredire studiando.    In questo caso il volto dei poveri è scontroso ma rassegnato, arrabbiato ma impotente e poichè le possibilità di sfuggire alla dipendenza sono evidentemente poco realistiche, si cercano soluzioni emulando quelli che con atti criminali hanno avuto delle soddisfazioni materiali. Se i membri di una comunità il cui reddito deriva da attività illegali sono gli unici ad esibire le prove di un successo materiale, si viene poco incentivati a svolgere attività legali. Povertà e criminalità non sono sinonimi, ma povertà, perdita di speranze legittime e il ridursi delle aspirazioni sono fattori che portano alla criminalità.


L’esperienza fatta in Nord Irlanda nel periodo successivo ai “Troubles” è in questo contesto molto rilevante. I paramilitari, anche sulla base di sofisticate analisi politiche, generalmente sostennero grossa parte delle loro attività con la criminalità – racket, estorsioni, traffico di droga, rapine ecc.. I proventi di tali attività hanno sempre contribuito in qualche modo a sostenere lo stile di vita di alcuni individui all'interno  delle varie organizzazioni. I vantaggi per coloro che erano coinvolti sono stati spesso molto grossi. Paradossalmente, le vittime che pagarono il prezzo più alto furono proprio quelle persone residenti nelle aree controllate dagli stessi paramilitari  che si dicevano “protettori” della comunità. 

Anche se ora non c' è più bisogno di “protezione” , i paramilitari continuano ad esserci. Nelle zone Repubblicane/Nazionaliste il paramilitarismo è riuscito ad effettuare una transizione verso l’attività politica e ad eleggere una struttura politica, sebbene il potenziale di forza militare è tuttora una realtà. Al contrario, nelle zone Lealiste/Unioniste questa transizione non è avvenuta. C’è una reale mancanza di analisi politica e non è stato stilato un elenco delle priorità sociali. Privati di una significativa rappresentanza politica (ad eccezione del PUP, nella persona del defunto Mr David Ervine) i paramilitari protestanti continuano ad essere identificati con azioni illegali. Quindi, i modelli di successo materiale esibiti nelle aree popolari ghetto protestanti continuano ad essere quelli criminali. 

E’ giusto aggiungere che la leadership delle principali organizzazioni lealiste paramilitari, che va ormai invecchiando, sta lavorando per portare avanti questa trasformazione. Senza rappresentanza politica è particolarmente difficile.  Ammettono, tuttavia, che non vogliono che i loro nipoti rivivano le loro stesse terribili esperienze neppure che vengano coinvolti in esecrabili atti di violenza simili a quelli che loro stessi hanno compiuto o approvato. L’influenza degli ex-prigionieri è stata particolarmente importante; la detenzione è, infatti, un ulteriore fattore di impoverimento sia di colui che è prigioniero che della sua famiglia. Secondo la mia opinione, il coinvolgimento degli ex-prigionieri o di paramilitari è una questione prioritaria. Deve essere dato loro potere e devono essere sostenuti sulla strada verso la normalità.

Un’altra caratteristica significativa di queste aree riguarda la mobilità sociale. I membri delle comunità dotati di spirito  d’iniziativa hanno sempre cercato di abbandonare i quartieri centrali svantaggiati trasferendosi in zone residenziali periferiche. Ciò ha privato il centro della presenza di modelli positivi di successo e anche di una possibile leadership. Infatti, in queste zone centrali la leadership è stata da sempre concepita nei ranghi relativamente disciplinati delle organizzazioni paramilitari che ovviamente sono rimaste nel ghetto. E’ venuto a crearsi un paradosso: da un lato gli unici leader competenti erano i paramilitari, dall’altro gli abitanti di queste zone centrali che erano stati sfruttati dagli stessi paramilitari erano piuttosto riluttanti ad accordare a tali persone un ruolo di leader e a dar loro credibilità. 

Come commento generale, vi offro queste osservazioni: 

1. Comunità isolate hanno bisogno di una leadership locale, cresciuta sul posto.

2. La comunità in generale, ma soprattutto quelli che hanno delle qualità da leader hanno bisogno di essere responsabilizzati dall’esterno per essere efficaci e per uscire dalla spirale della miseria e della criminalità. Il fattore chiave per far ciò è la responsabilizzazione, specialmente quella che incentiva e permette un’efficace pressione.

3. Pressione e responsabilizzazione, a loro volta, richiedono l’abilità di impegnarsi con la comunità in una coerente analisi dei bisogni e delle priorità della comunità stessa; bisogni che saranno successivamente convalidati dal successo della risposta. Suscitare delle aspettative non realizzabili è pericoloso, deprimente, toglie potere. 

4. La cultura della dipendenza è una forma di estrema povertà poichè toglie  linfa vitale allo spirito umano suscitando un senso di inadeguatezza e di mancanza di valore.

5. La ricerca della giustizia; l’opzione preferenziale per i poveri; il compito di amare fino al sacrificio e di responsabilizzare il proprio prossimo; l’offrire la propria approvazione, riconciliarsi e rinnovarsi; impegnarsi per la liberazione dei prigionieri (compresi quelli che sono prigionieri a causa dell’odio e del pregiudizio); dare la possibilità di  accedere ad una nuova vita che arricchisca spiritualmente sono degli obiettivi fondamentali del Vangelo. Sono, quindi, priorità urgenti della Chiesa di Dio.


 

 

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Incontro di dialogo tra le religioni, Monaco di Baviera 2011


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