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10 Settembre 2012 09:30 | Catholic School Centre (Theatre Hall)

“Vivere insieme è il nostro futuro“ – Dialogo tra religioni e culture



Alija Behmen


Sindaco di Sarajevo

Eminenze,

Eccellenze,

Cari organizzatori e partecipanti a questa Conferenza,

Signore e Signori,

Ho il grande onore e piacere di prendere la parola, a mio nome e a nome della Città di Sarajevo, e salutare questa importante Assemblea. Ai miei saluti si aggiungono quelli dei cittadini di Sarajevo, di questa Città che riesce a sopravvivere, che è indistruttibile nel suo spirito, e che rimane sempre come dato di fatto e come consistenza!

In questo incontro facciamo esperienza di un incontro di amici che desiderano dare un impulso al dialogo e alla collaborazione. Esso rappresenta anche un incoraggiamento e un’ispirazione, affinché nascano nuovi contatti e si intensifichino i legami già esitanti. Sono sicuro, questo è il nostro scopo comune e il nostro impegno e possiamo raggiungerlo soltanto accogliendo, come lo stile di vita, la cultura del dialogo e della pace, del rispetto e della tolleranza reciproca.

A noi, leader politici e religiosi, spetta il compito di ravvivare una mentalità che sia capace di salvare e proteggere i valori della civiltà, di diffondere lo spirito di amicizia e di solidarietà tra i singoli e tra i popoli, difendere i diritti privati e sociali della persona, e soprattutto, sviluppare i gemellaggi tra le città, che non saranno limitati alle visite delle delegazioni ufficiali, ma rafforzati attraverso diversi tipi di collaborazione e di incontro tra i cittadini.

Il nostro orientamento è chiaro ed è l’unico praticabile. In questo mondo, in questo grande villaggio globale, ogni isolamento, ogni autosufficienza ed egoismo possono farci ritornare a quel tempo di divisioni, che spero, sia stato superato per sempre. Penso che oggi si pongano le fondamenta di un nuovo mondo, che nella pratica della collaborazione e degli incontri di questo tipo, saprà superare tutte le ben note connotazioni negative dalla storia recente. Forse alcuni ponti, che non ci legano, si devono distruggere per poterne costruire di nuovi, più belli e duraturi.

In questo impegno, sinceramente, credo che partiamo da un punto zero, movendoci dalle molte irrazionalità balcaniche, verso collegamenti e verso cose migliori, che ancora non comprendiamo bene, ma sappiamo che lo scopo, e in fondo l’unica possibilità, è essere quello che siamo sempre stati oppure quello che desideriamo di essere: Europa.

Nel desiderio di tutelare le condizioni di uno sviluppo più rapido, abbiamo bisogno dell’aiuto e della comprensione dell’Europa. Anche noi però siamo necessari all’Europa, perché non possono esistere le città veramente sviluppate e libere se d’altro lato ci sono quelle che non lo sono. Sarajevo vuole e può essere una metropoli europea, la città dai cittadini differenti, ma dalle visioni moderne e aperte al mondo direttamente coinvolti nell’edificazione della città.

Personalmente credo che la formula per i processi d’integrazione deve iniziare, proprio dal livello locale, cittadino e regionale, dalla base, dai cittadini, sono convinto che il tempo delle grandi e clamorose missioni diplomatiche, dei progetti geopolitici e delle divisioni in sfere d’interesse è passato con il secolo XX.

Proprio a questo proposito dobbiamo lavorare ancora di più per rafforzare le istituzioni locali, i comuni e le città, come i principali e più importanti pilastri della pianificazione democratica. Proprio perché non esistono ricette generali per l’amministrazione delle città. Tutti noi abbiamo esperienze che possono essere utili e istruttive, a tale proposito è basilare che le città si scambino informazioni ed esperienze su diversi campi delle attività e sulle specifiche iniziative delle comunità locali. Dunque, una chance delle città si trova nella creazione di reti a partire dai loro interessi e dai loro bisogni.

 

Il senso della città, come spazio abitato, è proprio in questo: nel consentire alla gente comune di intraprendere azioni politiche o di altro tipo, per difendere l’interesse comune. 

Se la storia diventa sempre più globale, più grande diventa la ricerca di senso. Sempre più si allarga il desiderio di vivere la propria cittadinanza ripensandola in categorie di civiltà e di progresso.  

Il diritto all’autonomia locale, più vicina al cittadino, è fondamento della democrazia di ogni società ed un inalienabile diritto del singolo. Sono profondamente convinto che il futuro del mondo si trova nell’antico concetto greco-romano della città-polis, come luogo urbano, governato dai cittadini e basato su una amministrazione autonoma. La città secondo il concetto ellenistico e romano, non è soltanto un insieme di edifici, o delle persone e dei rapporti sociali alienanti, ma soprattutto, una comunità di esigenze comuni, interessi, abitudini che nell’impegno multidisciplinare creano le condizioni favorevoli per una vita comune ricca di senso.

In questo senso – il rinnovamento della tradizione del vivere urbano, della cultura dell’auto-governo delle città e della regione contribuirà a un’integrazione sostenibile che potrà garantire sviluppo, pace e collaborazione stabile. Sono convito che l’integrazione può aiutare i Balcani, come parte del Vecchio continente, a ritrovare le radici profonde del suo progetto comune che si basa sulla particolarità della cultura e dei territori locali, attraverso associazioni, fondazioni… 

In questo rinnovamento della tradizione del vivere urbano, delle culture e delle auto-gestioni vedo una possibilità di umanizzazione del processo di globalizzazione che minaccia di soffocarci in questo “TV villaggio globale” che annulla le differenze, le abitudini e le bellissime e ricche diversità regionali. Abbiamo bisogno che venga difeso il nostro diritto di essere diversi, di essere noi stessi e contemporaneamente cittadini del mondo.  

A Sarajevo si è difesa l'Europa senza i confini, l'Europa dei cittadini con uguali diritti … In questo modo lo spazio per la democrazia si è allargato, e la partecipazione ha contribuito all’unificazione dei popoli. Con questi cambiamenti si spalancheranno le porte ad una Europa e ad un mondo che sapranno superare i loro vecchi confini e porre le fondamenta per la costruzione di una comune casa europea.

Questa edificazione, che non sarà per niente facile, ha bisogno del contributo dell’uomo comune. È un diritto e un dovere di tutti ed è anche occasione di dignità per ciascuno e va sostenuta e celebrata illimitatamente.  

È necessario che si creino le condizioni affinché si possano superare le differenze culturali e sociali, favorendo lo sviluppo delle comunità che vivono nello stesso posto. Nella società sostenibile, è importante che ogni persona singola sia messa in grado di partecipare attivamente alla vita sociale e in questo modo possa liberarsi dallo stato di semplice consumatore/osservatore. Siamo collegati tra noi e soltanto insieme e in pace potremo costruire un futuro per tutti. 

Soltanto così ci potrà essere un futuro comune basato sulla solidarietà e la pace della società civile e democratica europea. 

Nemmeno questa ultima guerra, al pari delle precedenti che le generazioni di abitanti di Sarajevo con pazienza e saggezza hanno saputo sopportare, è riuscita a distruggere il culto della convivenza.  C’è qualcosa che si chiama lo spirito di Sarajevo – che è lo specifico di vivere assieme tra persone di diverse confessioni religiose, quello per cui Sarajevo era sempre conosciuta e per il quale ha preso l’appellativo di Gerusalemme europea. È proprio per questo, che ha dato fastidio a qualcuno, che si è fatto vivere un grande trauma a questa città e a questo paese, che non è facile da guarire. 

Per questo mi auguro con tutto il cuore che questo incontro dia il suo contributo al rafforzamento dei postulati della cultura e della pace, della tolleranza religiosa, nella nostra comunità e in tutta la comunità europea. Questi postulati provengono da una lunga storia che avrebbe dovuto costruire un luogo dove le diversità venivano rispettate e contribuivano alla crescita e all’arricchimento di tutti. La costruzione e la custodia di un mondo dove ci si riconosce e ci si comprende è l’approfondimento di una secolare tradizione di familiarità gli uni verso gli altri è di importanza decisiva.  

Di grande importanza è il dialogo interno alle comunità, così che il dialogo con i diversi e differenti diventi più credibile e comprensibile. In questa città c’è posto per tutti. E l’unità nella differenze sono la nostra ricchezza.  

 

Questa conferenza deve dare uno slancio per la comprensione della Bosnia ed Erzegovina, prima di tutto come il paese dei suoi cittadini, e Sarajevo come sua capitale e importante centro regionale. Sinceramente credo che Sarajevo, anche la città olimpica, con il sostegno di tutti voi qui presenti, dei nostri vecchi e nuovi amici possa presto aggiungersi al consesso delle capitali - come motori di sviluppo e del benessere dell’Europa e del Mondo.

La delicatezza della situazione, gli scopi chiari e il lavoro comune mi rafforzano nella convinzione che avremo successo, perché questo è il nostro bisogno, è la nostra vita, è la nostra fiducia in un futuro migliore.

Vi ringrazio!

Messaggio del papa per l'Incontro di Sarajevo
Benedetto XVI

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