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10 Settembre 2012 16:30 | Dom Armie Kino Hall

Contributo di Maram Stern



Maram Stern


World Jewish Congress, USA

Il fenomeno noto come globalizzazione rappresenta una sfida non solo per gli Stati e per le società. È qualcosa in più che una sfida tecnologica nei confronti dei singoli alla quale molti di noi, invecchiando, dobbiamo star dietro.
E 'anche una sfida rivolta a noi come comunità religiose. Come si assiste ad un’omologazione degli stili di vita, così è anche per i nostri valori.
Questo ha sicuramente molti aspetti positivi. Vi è una crescente consapevolezza di ciò che chiamiamo diritti umani universali, tra cui la libertà religiosa. Anche se abbiamo una lunga strada da percorrere, il mondo sta facendo progressi.
Quando vengono commessi massacri, o inizia una guerra in qualche remota parte del mondo, ora il mondo intero ne è a conoscenza. Globalizzazione significa che le persone sono quasi costrette a guardare oltre le proprie quattro mura, al di là dei confini del loro paese.
Molte persone, quando accadono cose così terribili altrove, scelgono di non ignorarle più. Il conflitto sanguinoso in Siria - o quello che ha avuto luogo qui in Bosnia 15 anni fa – ne sono un esempio.
La globalizzazione ha portato ad un aumento della cooperazione internazionale e, secondo me, questa è una buona cosa. Un esempio è l'Unione europea, che sta lottando per salvare la moneta unica. Il fatto che siamo più interdipendenti significa che siamo obbligati a discutere insieme questioni che riguardano tutti - soprattutto la protezione del nostro ambiente per le generazioni future.

Tuttavia, l’aspetto negativo della questione è che le persone sono sempre meno inclini ad accettare le differenze religiose o culturali.

La diffusione di internet, della TV satellitare, di Facebook e di altri social network in tutto il mondo purtroppo non è stata accompagnata da una maggiore tolleranza, apertura e rispetto dell'altro, come si sarebbe potuto sperare. Alcuni muri non sono stati abbattuti, anzi sono divenuti più elevati.
In molti paesi occidentali vediamo che gli immigrati non sono i benvenuti, le recinzioni di confine stanno diventando sempre più grandi, i credenti di diversa provenienza religiosa non vanno d'accordo, i populisti stanno cercando di sfruttare sentimenti xenofobi.
In un certo senso, mi sembra schizofrenico: più il nostro mondo diviene globalizzato, più la mentalità di molte persone sembra diventare chiusa.
Nonostante la libertà religiosa senza precedenti di cui godiamo in molti dei nostri paesi, molti di noi non considerano uguali i seguaci di altre fedi.
Le differenze tra le religioni, o interne alle religioni stesse sono spesso percepite come una minaccia. Possono generare violenza e odio. Spesso, queste differenze sono amplificate perché preferiamo parlare di, e non con, l'altro.
Ancora una volta: è schizofrenico che mai prima d'ora abbiamo avuto migliori strumenti di comunicazione a nostra disposizione rispetto ad oggi - telefono, e-mail, internet, Skype, ecc, e tuttavia non sembra che comprendiamo gli altri meglio di prima.

Forse la Chiesa Cattolica, la più antica organizzazione veramente globale, con radici nella maggior parte dei paesi di questo pianeta, ci può insegnare qualcosa su come organizzarsi in modo efficace, e su come integrare l'altro.
Penso che non è un caso se le relazioni tra la Chiesa cattolica e gli ebrei sono così buone oggi, nonostante qualche blocco occasionale. Ha qualcosa a che fare con la promozione di una mentalità aperta e col cercare di capire da dove proviene l'altro, quali sono i suoi principi fondamentali, ecc.
Questo non vuol dire che si debba essere d'accordo con tutto ciò che l'altro ha di più caro, ma un primo passo nel dialogo è rispettare la diversità dell'altro e lavorare su questa base.
Bisognerebbe poi giungere alla difesa reciproca su una questione importante come la libertà religiosa. Vi do un esempio: come ebrei e musulmani in Europa, vorremmo sentire la voce forte delle Chiese cristiane quando alcuni paesi cercano di vietare la macellazione religiosa, o pratiche come la circoncisione maschile.
E sono sicuro che le Chiese vorrebbero contare sul sostegno dei leader musulmani ed ebrei quando si tratta di libertà di culto.

Per quasi 2.000 anni, dalla distruzione del Secondo Tempio fino alla creazione dello Stato di Israele, noi ebrei abbiamo vissuto dispersi. Anche oggi, siamo ancora una piccola minoranza in tutti i paesi tranne uno (Israele). Siamo stati capaci di integrarci nei nostri paesi di accoglienza, ma siamo anche riusciti a preservare le nostre tradizioni religiose e un legame speciale, anche senza e-mail, Skype e Facebook.
Oggi, ovunque ci sono ebrei ci sono anche comunità islamiche e cristiane, e in realtà nessuna religione dovrebbe avere la pretesa di ritenere che i propri seguaci siano superiori agli altri.
In un mondo globalizzato la nostra sfida comune, come rappresentanti di diverse fedi, è quella di garantire che le differenze religiose non vengano utilizzate come pretesto per la violenza e per l'odio, perché in fin dei conti se lo facessimo sarebbe solo un modo per screditare noi e la nostra religione e ci condurrebbe a un mondo più secolarizzato.
Allo stesso tempo, dobbiamo continuare a lottare per la diversità, per il diritto di essere diversi. Ma dobbiamo farlo pacificamente, non con la violenza contro gli altri.
Tutti noi, cristiani, musulmani ed ebrei, siamo minoranze religiose, per lo meno in alcune parti del mondo. Nessuno di noi ha la maggioranza assoluta in tutti i  paesi.
In un'epoca di globalizzazione, il nostro comportamento come gruppi o leader religiosi viene notato. Nulla può più essere tenuto segreto.

Ebrei, cristiani, musulmani: tutti noi vogliamo mantenere la nostra fede, le nostre tradizioni, il nostro modo speciale di vivere. Come accettiamo la globalizzazione - e a mio parere non abbiamo altra scelta - diciamo sì all'integrazione, ma no all'assimilazione totale, no all’omologazione.

Se siamo in grado di unirci su questo programma, credo che possiamo diventare una voce persuasiva nei confronti dei governi e dell’intera società.
La maggior parte dei nostri fedeli si aspetta da noi che lavoriamo insieme. Le religioni dovrebbero essere le forze di bene nel mondo di oggi, non di divisione, di odio o di terrore. Se non lo sono, sono convinto che finiranno per scomparire.

 

Messaggio del papa per l'Incontro di Sarajevo
Benedetto XVI

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