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Liturgia di ringraziamento per il 50mo anniversario della Comunità di Sant'Egidio

10 febbraio, ore 17,30 Basilica di San Giovanni in Laterano

 
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10 Settembre 2012 16:30 | Hanika Hall (close to Gazi Husrev-begova medresa)

Contributo di Kayaki



Kansho Kayaki


Buddismo Tendai, Giappone

Sono molto contento di poter partecipare all’Incontro della Preghiera per la Pace di quest’anno, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. E sono molto onorato per essere stato invitato a parlare qui a Sarajevo, capitale della Bosnia Herzegovina.

E’ la prima volta che mi trovo qui a Sarajevo, ma so perfettamente che nel 1992 ebbe inizio la guerra in Bosnia, in cui si contrapposero i popoli e le religioni, causando anche la tragedia della pulizia etnica.
Nel dicembre del 1995, dopo 3 anni, grazie all’intervento della comunità internazionale, la guerra terminò, ma la Bosnia Herzegovina, pur essendo uno Stato a tutti gli effetti, divenne praticamente un Paese con 2 Stati al suo interno. Da una parte la federazione tra bosniaci e croati, dall’altra parte uno Stato serbo.

Si ritiene che la guerra in Bosnia sia iniziata per motivi inerenti alla presenza di popoli e religioni differenti, ma considerando che nella ex federazione Yugoslava le popolazioni hanno coesistito pacificamente per più di 50 anni, credo che la vera causa del conflitto sia stato l’aggravarsi delle condizioni economiche, che hanno portato la crescita delle paure e delle insoddisfazioni della popolazione, e non problemi legati alle diverse razze o religioni.

Il tema di quest’oggi è “Lo Spirito di Assisi in oriente: le religioni giapponesi sulla via del dialogo”.
Per ereditare lo spirito con il quale, nel 1986, l’allora Papa Giovanni Paolo II invitò ad Assisi i rappresentanti delle religioni del mondo all’ incontro “per la preghiera per la pace”, nell’agosto del 1987 abbiamo organizzato un summit, invitando i leaders delle religioni del mondo al Monte Hiei, dove abbiamo pregato insieme per la pace e ci siamo promessi di lavorare per la realizzazione della pace.
Quest’anno abbiamo celebrato il 25° anniversario, e aveva come tema “Catastrofi naturali violente e il ruolo dei leaders religiosi”.
Ringrazio profondamente quanti di voi hanno dato un forte sostegno alle vittime del terremoto che ha colpito il Giappone nord orientale. Colgo l’occasione per ringraziare anche il segretario generale della Comunità di Sant’Egidio, il prof. Alberto Quattrucci e il responsabile dell’Asia della Comunità, il prof. Agostino Giovagnoli, che sono venuti in Giappone per l’anniversario.

Assisi, dove si è tenuto il primo incontro, e il Monte Hiei, in Giappone, sono molto simili. In primis, sono entrambe circondate dalla natura. In secondo luogo, come San Francesco abbandonò le cose terrene per dedicarsi interamente a Dio, anche i monaci del Monte Hiei, nel loro ascetismo, hanno lasciato tutto alle spalle.

Gli uomini vengono influenzati molto dall’ambiente circostante. Saicho Dengyo Daishi, che fondò il monastero del Monte Hiei, disse “vivere nell’osservanza dei comandamenti è fondamentale, ma vivere in questa montagna, vi porterà naturalmente all’osservanza degli stessi.”
Significa che nella pratica ascetica, è importante sforzarsi di essere giusti, ma è l’ambiente ad essere ancor più importante.
 Sottolinea il fatto che il Monte Hiei è adatto alla pratica ascetica, un luogo dove diventa naturale poter osservare i comandamenti e dove lo spirito acquista purezza.
Anche Assisi ha queste caratteristiche, ed è per questo motivo che Papa Giovanni Paolo II lo scelse come luogo del primo incontro.
In realtà, nel 2007, anno in cui abbiamo celebrato il 20° summit presso il Monte Hiei, abbiamo invitato dei bambini di una comunità bosniaca. Una ragazza di nome Sajida ha espresso il desiderio che nessuno utilizzasse mai più armi e droghe, e che si realizzasse una società in cui tutti fossero liberi e felici di vivere insieme.

Sono fermamente convinto che il “vero” spirito di Assisi consista nel perseguimento e nella realizzazione di questo tipo di società, senza alcuna differenza tra Oriente e Occidente.

Grazie per la cortese attenzione.

Messaggio del papa per l'Incontro di Sarajevo
Benedetto XVI

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