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11 Settembre 2012 09:30 | Muslim Madresa (Gazi Husrev-begova medresa)

Il valore della vita



Tamara Chikunova


Attivista per i diritti umani, Uzbekistan

Buonasera signore e signori, cari amici, fratelli e sorelle,
“Il valore della vita umana non ha prezzo, ma noi ci comportiamo sempre come se ci fosse qualcosa di ancora più prezioso” (Antoine de Saint-Exupéry).
Sin dal momento della formazione della società, sono iniziati i valori morali.
La libertà non sempre apparteneva all’uomo, e anche nel nostro tempo, l’uomo dipende dalle leggi, dalle tradizioni e dal tessuto della società.
La persona deve essere responsabile delle proprie azioni, perché se non si rende conto di quello che fa, le sue azioni porteranno a conseguenze, di cui egli si pentirà.
Sarebbe bello se la bontà e la bellezza andassero di pari passo, ma ai nostri giorni non sempre è così.
La religione, come nei tempi antichi, ha un significato grandissimo nel mondo moderno.
Essa unisce milioni di persone, dando loro la speranza in tempi difficili, costruisce norme di comportamento.
Ma c'è anche un aspetto negativo: sullo sfondo delle differenze religiose sorgono conflitti tra persone di diverse confessioni, ed è sbagliato.
Dio è uno, anche se noi preghiamo in diverse lingue.
La vita spirituale e quei valori fondamentali che sono alla base della sua esistenza (i valori morali) sono indissolubilmente legati alla fede.
La responsabilità è il rovescio della medaglia della libertà, il suo «alter ego» -il suo secondo "io".
Responsabilità significa capacità di comprendere adeguatamente le esigenze degli altri come la proprie.
Io lavoro per L’ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE come misura penale, per la sua cancellazione dalla legislazione e per la non applicazione della pena di morte come misura penale.
Naturalmente ci si potrebbe chiedere in che modo la pena di morte sia legata alla morale e quale sia la connessione con la responsabilità e con la scelta.
La pena di morte non è solo una legge che uccide l'uomo in nome della giustizia, è anche il popolo degli anziani, abbandonati dalla società che, come prigionieri nel braccio della morte aspettano ogni giorno la fine ...
Sono le persone che vivono per strada, rimaste per caso senza casa e senza lavoro, condannati a morte dalla società… Sono i disabili, che senza il nostro aiuto sono condannati, perché la società non li accoglie.
Sono le persone e i bambini in Africa che muoiono di fame e di AIDS, senza l'aiuto della società condannati a morte.... e molto altro ancora.
Tutti noi abbiamo il diritto alla vita, diritto concesso da Dio al momento della nascita.
"La pena di morte per i reati è una norma terribile di misura penale che ci preoccupa perché "La pena di morte è il grado estremo di negazione dei diritti umani, il diritto alla vita."
Io non giustifico i criminali per i loro crimini, ma dico che questa pena non cambia la situazione, ma aggrava solo il crimine.
Il limite principale, anche se non l'unico, è la mancanza di un'autentica indipendenza del potere giudiziario dal potere esecutivo in molti paesi del mondo.
Inoltre, tutto il sistema di giustizia penale nei paesi è vulnerabile, esposto a discriminazioni ed errori.
Ma nessun sistema nel mondo è capace di garantire in modo giusto, inattaccabile e soprattutto senza errori, chi deve vivere e chi deve morire.
Si può dire che questa è la questione perenne di ogni società umana - e la risposta ad essa mostra l'atteggiamento attuale della società, dello Stato nei confronti di concetti come la vita, la morte, il peccato, il pentimento.
Questo è il concetto ontologico sul quale si fonda la vita di tutte le società umane.
E dalla soluzione nella teoria e nella pratica di questo problema dipende la vita di milioni di persone, sebbene direttamente nella questione della pena di morte questo problema non si affronta e la vita delle persone dipende molto spesso più dall’una o dall’altra decisione del singolo.
L’11 novembre 1999 il mio unico figlio Dimitri Chikunov è stato condannato a morte, lo hanno condannato a morte illegalmente per un crimine che non aveva commesso.
L’8 luglio 2000, ho ricevuto una sua lettera in cui mi scriveva: “Carissima mamma, non vedo l'ora di incontrarti. Voglio raccontarti molte cose, ma il tempo del colloquio è limitato e dobbiamo parlare del mio caso, a chi scrivere e come discutere il ricorso. Però voglio dirti che ti voglio bene e ti rispetto, ho nostalgia di te, penso a te, mi preoccupo per te”.
Il 10 luglio 2000 era il giorno in cui ufficialmente avevo il permesso di incontrare mio figlio, ma l'incontro non c’è stato …
Lo stesso giorno, alle 10 di mattina, nel carcere di Tashkent è stato segretamente fucilato il mio unico figlio, mio figlio Dmitry!
Cosa fare dopo?
Non hanno ucciso solo mio figlio, hanno ucciso il mio futuro ... togliendo la vita a mio figlio, hanno distrutto la mia vita.
Io non volevo più vivere ....
Restata sola ho gridato: “Signore, perché mi hai punito così? Perché sei così crudele, perché non hai preso me al posto di mio figlio, che era così giovane?“
Durante il periodo dell'inchiesta e durante il processo e per tutto il tempo in cui mio figlio è stato nel braccio della morte, ogni giorno andavo in chiesa e chiedevo a Dio una sola cosa: di salvare la vita di mio figlio.
Il dolore per la morte di Dimitri aveva oscurato la mia mente, avevo dimenticato la mia vita, ricordavo solo tutto quello che riguardava lui
Per quaranta giorni ho cercato la prova della sua uccisione.
Il quarantesimo giorno dopo l'esecuzione mi ha telefonato una donna e ha chiesto di vedermi.
Era Irina Arutuniantz, madre di un condannato a morte, Vazgen Arutuniantz. Quando ci siamo viste mi ha chiesto aiuto, mi ha chiesto di difendere suo figlio a cui Dimitri prima dell’esecuzione aveva detto:
”Se la mia mamma non farà in tempo a salvarmi e mi fucileranno, tu rivolgiti a lei, lei ti potrà aiutare, io so che ti potrà salvare dalla fucilazione”.
Irina mi ha anche dato l'ultima lettera scritta da mio figlio prima dell’esecuzione: “Mia cara mammina. Ti chiedo  perdono, se il destino non dovesse più farci incontrare. Ricordati che io sono innocente, che non ho ucciso nessuno. Preferisco morire ma non permetterò che alcuno ti faccia del male. Ti voglio tanto bene, tu sei l’unica persona a me cara. Ti prego, ricordati di me. Ti abbraccio forte. Tuo figlio Dimitri”.
Era una lettera testamento.
Ricordare e aiutare i condannati a morte sono state le ultime volontà di mio figlio, ecco perché ho continuato a vivere!
In memoria di mio figlio, per aiutare coloro che sono condannati a morte, ho creato una organizzazione: "Madri contro la pena di morte e la tortura" ...
Inizialmente, nell'organizzazione lavoravano solo madri di condannati a morte in Uzbekistan, poi sono arrivati i padri, i fratelli, le sorelle e molti che avevano capito che il diritto alla vita ci è donato da Dio e che le persone non  hanno il diritto di uccidere in nome della giustizia, giustificando con la legge un omicidio premeditato! Perché anche questo è un reato: l’uccisione dell’uomo da parte della società.
“Al di sopra della legge c’è soltanto l’amore, al di sopra del diritto è la misericordia e al di sopra della giustizia è il perdono” (Patriarca Alessio II). Ho creato l’organizzazione "Madri contro la pena di morte e la tortura"
in modo che fossimo tutti insieme a resistere alla violenza dello Stato, che uccideva  deliberatamente e intenzionalmente la società umana in nome della giustizia. Ci aiutavamo a vicenda a sopravvivere in questo momento terribile per noi.
Ci siamo fatte sentire, abbiamo fatto sentire le voci delle madri!
Dalle donne, dalla loro dedizione, dipende in gran parte il futuro
sia della Chiesa che dell'umanità nel suo insieme, anche perché sono loro che generano la vita, questo è loro diritto esclusivo!
La mia affermazione non è infondata, a sostegno di essa leggerò le parole di un hadith del Corano, secondo il quale, cito, "Il paradiso è sotto i piedi delle madri."
Ed è importante non dimenticare l'aspetto della natura femminile.
E' più emotiva della natura maschile. La ragione, che domina il principio logico in questo mondo, deve essere necessariamente ammorbidita dal principio femminile emotivo.
Un mondo privo di questo aspetto femminile, si trasformerebbe in un inferno.
Pertanto, le donne hanno un ruolo molto importante, quello di introdurre nella vita la bellezza, l'armonia e la procreazione.
È per questo che NOI madri dall'inizio fino all'ultimo minuto, siamo responsabili della vita dei nostri figli, Dio ci ha dato il diritto di dare la vita e di difendere il diritto alla vita.
Per me, questa missione non finirà probabilmente mai ... difendere il diritto alla vita. Perché nell’aiutare quelle persone i cui cari sono stati condannati a morte, io rivivo la difesa della vita di mio figlio.
A quanto pare, questo è un cammino dal quale non posso tornare indietro.
Certamente è per questo che i condannati a morte mi chiamano “Mamma”.
E io non potevo, come madre, tradirli e allontanarmi da questa strada.
Avevano un’unica speranza, speravano nel nostro aiuto per la cancellazione della loro condanna a morte. Ho lavorato ad ogni singolo caso penale quando si trattava di un condannato a morte. Era il mio modo di combattere contro la violenza in Uzbekistan: lottare per ogni vita umana.
Voi sapete che io personalmente non ho nessun aiuto, ho perso il mio unico figlio, che è stato fucilato... Ma io non voglio che la gente che vive in questo mondo si ricordi della pena di morte solo nel momento in cui questa disgrazia arriva a casa loro. Perché è spaventoso e terribile. E in questo stato è più difficile vivere che morire.
Si tratta di una punizione terribile, quando la madre non può neanche dire addio al proprio figlio.  Si tratta di una tortura terribile: vivere quando tuo figlio ha dato la sua vita per salvare la tua. E’ una tortura terribile non poter visitare neanche la tomba di tuo figlio. E’ una tortura terribile e brutale non poter dare dignitosa sepoltura al tuo unico figlio.
Per gli Stati i condannati a morte sono persone qualunque e anche criminali .... ma per noi, i loro genitori, sono i nostri figli.
Lavorando sui casi penali di condannati a morte, ho lottato per la vita di tutti, indipendentemente dalla loro fede o dalla nazionalità, musulmani, ucraini, tartari, kazaki, coreani, ebrei, armeni Hare Krishna e altri, ho difeso tutti come miei figli!
In ognuno vedevo il figlio, indipendentemente dal fatto che questa persona fosse colpevole o no, lottavo per la salvezza della sua vita!
Il diritto alla vita è la cosa più preziosa che la persona possiede, è un diritto inalienabile di ciascuno e noi con le nostre azioni abbiamo lottato per ristabilire questo diritto!
Abbiamo lottato in tutto il mondo, in collaborazione con la comunità di Sant’Egidio e con le persone di buona volontà di molte organizzazioni in tutto il mondo.
Grazie a Dio la mia strada e il mio cammino mi hanno portato ad incontrare la comunità di Sant’Egidio, una comunità che non solo ha riscaldato con il calore del suo cuore il mio cuore, ma mi ha insegnato la via del dialogo con il governo che non ascoltava gli appelli per l’abolizione della pena di morte, mi ha insegnato ad affrontare e risolvere il problema della pena di morte.

Solo in Uzbekistan per i 6 anni di collaborazione con la comunità di Sant'Egidio è stata cancellata la condanna a morte a 23 persone e altri 57 condannati non sono stati uccisi, perché il 1° gennaio 2008 è stata abolita giuridicamente la pena di morte in Uzbekistan.
Grazie al lavoro comune  con la comunità di Sant'Egidio è stata salvata la vita di tutti coloro che vivono e vivranno in Uzbekistan.
Abbiamo lavorato con la comunità per l’abolizione della pena di morte in altri paesi dell'Asia centrale.
Oggi l'Asia centrale è libera dalla pena di morte, e l’  abolizione della pena di morte è l'essenza della democrazia.
Ecco il quadro dei paesi dell'Asia centrale fino ad oggi:
Turkmenistan - la pena di morte è stata abolita nel 1996;
Kazakistan - la pena di morte è stata abolita il 20 Luglio 2009;
Tagikistan – c’è una moratoria sia sull’applicazione della pena di morte che sulle esecuzioni, in vigore dal giugno 2004;
Kirghizistan – il 25 giugno 2007, il presidente Kurmanbek Bakiyev ha firmato  una legge che abolisce la pena di morte. Il giorno dell'abolizione della pena di morte in Kirghizistan nel braccio della morte erano presenti  167 persone;
Uzbekistan - Il 1 Gennaio 2008 l'Uzbekistan ufficialmente ha abolito la pena di morte.
Mongolia – Il 6 gennaio 2012 ha deciso di abolire la pena di morte.
Il destino mi ha messo a terra, distruggendo la mia vita e ha portato via il mio futuro, ma come dice la Bibbia, Dio mi ha preso in braccio e mi ha dato la forza per vivere, proteggendomi dai nemici e mostrandomi la via verso la creazione del mondo!
A volte la domanda:
«Che cosa vuoi?
Hai anche altri figli?
Non sei più giovane, non sei abbastanza sana, non è il momento di fermarsi e semplicemente vivere? "
Come risposta, io dico:
"Non è vero. Ho figli, ma loro per ora sono in prigione.
Sì, hanno nomi diversi. Ma hanno quella vita che il mio unico figlio non ha potuto vivere. E io non voglio che i figli se ne vadano da questa vita prima dei loro genitori, lasciando le madri a piangerli".

E' difficile parlare del dolore della perdita e il passare del tempo non è una cura.
Per le persone che vivono in paesi in cui non c’è questa terribile disgrazia, è molto difficile capirci.
Per questo, venendo a Sarajevo, sto parlando del valore della vita di tutti gli esseri viventi che vivono su questo pianeta.
Parlo apertamente, perché questo tema ci preoccupa, per far capire a voi che vivete in paesi dove non c'è la pena di morte l'orrore che rappresenta la presenza nella legislazione della pena di morte.
Ma coloro che vivono in paesi in cui vi è la pena di morte, hanno alzato la loro voce per l'abolizione di questa crudeltà.

Victor Hugo ha detto dopo la Rivoluzione Francese:
“Voi avete rovesciato il trono, ma è importante rimuovere il patibolo dalla vita
- Abolire la pena di morte!
Appartiene solo a Dio il diritto di dare la vita e la morte.
Signori, ci sono tre cose subordinate a Dio e non all'uomo:
ciò che è irrevocabile,
ciò che è irreparabile,
ciò che è indissolubile.
Guai a chi le introduce nella legge!
Prima o poi la società si piega sotto il loro peso:
  esse violano il giusto equilibrio tra i costumi e le leggi;
La coscienza con orrore si ritira di fronte alla legge della pena di morte "!
 
Di seguito vi leggo una lettera di Nkholaj Ganiiev, che è stato condannato a morte nel mese di agosto del 2001. Noi lo abbiamo potuto aiutare, e gli hanno revocato la condanna a morte. Nel febbraio 2007, Nicholaj è stato rilasciato. Si tratta di una lettera scritta dal carcere di Andijan dove stava scontando la sua pena dopo la cancellazione della pena di morte:

"Ho trasgredito le leggi di Dio e dell'uomo.
Finora un ardente rimorso non mi lascia mai.
È possibile restituire ciò che si è rubato, ciò che si è saccheggiato,
ma l’orrore della morte è irreversibile.
Il manicheo che non affronta questo problema ritiene che la morte deve essere punita con la morte,  i parenti delle vittime chiedono la fucilazione per la morte del loro caro.

«Dura lex sed lex», si diceva nei tempi antichi, ma la legge è sempre giusta quanto è severa?
  La morte non pone nel giusto peso la bilancia della giustizia. Il giudizio della coscienza è di gran lunga peggiore.
La coscienza è la voce di Dio,
e non è importante quale sia il nome di Dio. Gli atei più convinti che abbiano commesso un omicidio, capiscono che esiste una forza superiore nella coscienza dell’uomo, che fa sentire negli anni la sua voce, una voce di fronte alla quale non è possibile tapparsi  le orecchie. Ma il condannato a morte muore e non può raccontare ai morti quanto profondo sia il suo pentimento e quella morte non alleggerisce né la società, né i parenti delle vittime. La morte non ridona la vita”.

 La lettera proseguiva con la preghiera di Nikholaj:
“Signore, Ti ringrazio poiché dai forza a queste persone meravigliose che lavorano per l'abolizione della pena di morte, loro hanno un’anima così grande da prendere su di sé il dolore e la sofferenza di decine di famiglie.

Dio, donagli la pazienza, perché loro sono importanti per così tante persone, di cui sono l'ultima e forse l'unica speranza in questo mondo per abolire questa terribile pena, la pena di morte…
Benedicili, Signore”

«Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.

C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
un tempo per la guerra e un tempo per la pace».
(Qoelet 3, 1-8)

Ora è venuto il momento di raccogliere le pietre, il tempo per parlare della santità e del valore della vita, il tempo della pace e il tempo del dialogo.

Messaggio del papa per l'Incontro di Sarajevo
Benedetto XVI

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