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11 Settembre 2012 17:00 | Centre of Sarajevo

MEDITAZIONE dell'Arcivescovo Vincenzo Paglia



Vincenzo Paglia


Arcivescovo, presidente della Pontificia Accademia per la vita, Santa Sede

In questo passaggio della prima lettera di Giovanni l’autore ricorda ai discepoli che le prime parole che essi hanno udito sono sull’amore, sull’ “amarsi gli uni gli altri”. Esse non stanno solo all’inizio della predicazione ma al fondamento stesso della fede. Solo a motivo dell’amore fraterno i discepoli saranno riconosciuti come tali e solo nell’amore vicendevole gli uomini possono trovare la salvezza. L’esempio di Caino è particolarmente eloquente. Potrebbe sembrarci un’esagerazione. In verità chi lascia crescere nel suo cuore le erbe amare dell’orgoglio e dell’egocentrismo cade nella spirale dell’inimicizia che porta sino alla violenza omicida. E’ appunto quel che accadde a Caino “che era dal maligno”, come sottolinea la lettera. Gesù non manca di avvertire i suoi discepoli dal pericolo: “Avete inteso che fu detto agli antichi: non ucciderai; infatti chi uccide è sottoposto al giudizio. Io invece vi dico: chiunque s’adira con il suo fratello sarà sottoposto al giudizio. Chi dice al suo fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio. Chi dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna” (Mt 5, 21-22).

L’amore di Gesù, un amore che non conosce limiti, è il principio ispiratore dell’intera vita del discepolo. Chi non accoglie l’amore di Gesù cade nelle spire violente del principe di questo mondo. Non ci sono termini mediani tra l’amore e l’odio: o si sceglie il primo, oppure si diviene schiavi del secondo. Solo l’amore ci libera e ci salva. E’ la verità che siamo chiamati a vivere e il Vangelo che dobbiamo testimoniare a questo nostro mondo che fa fatica a trovare la pace, la giustizia e la concordia. E’ un Vangelo inconciliabile con quella cultura materialistica che sempre più soggioga i cuori degli uomini. Per questo l’apostolo avverte i cristiani: “non vi meravigliate se il mondo vi odia”. Gesù stesso ha vissuto per primo l’opposizione del mondo. E ancora oggi continua ad allungarsi la catena dei testimoni che vivono la loro fede sino all’effusione del sangue. Essi - alcuni di loro li abbiamo conosciuti personalmente - riprendendo le parole dell’apostolo possono dirci: “In questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli”. Sì, questi nuovi martiri sono davanti a noi come coloro che hanno amato “non a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità”. Mons. Romero, arcivescovo di San Salvador, – nell’omelia al funerale di un suo prete ucciso dagli squadroni della morte – diceva: “Il Concilio Vaticano II chiede a tutti i cristiani di essere martiri, ossia di dare la propria vita per i fratelli, ad alcuni lo chiede sino all’effusione del sangue, a tutti con la testimonianza dell’amore”. Pochi mesi dopo veniva ucciso sull’altare.

La via del martirio, ossia dare la propria vita per il Vangelo, è quella che ci viene indicata mentre questo nuovo millennio sta muovendo i suoi primi passi. Ascoltiamo queste parole a Sarajevo, in una città che nel secolo scorso ha vissuto il dramma della guerra e della morte. Al termine di questi giorni, mentre siamo raccolti assieme in preghiera, vogliamo ringraziare il Signore per averci donato sogni di pace. In certo modo siamo stati accolti nello stesso sguardo di Dio che è ben più largo del nostro. Egli, che si è commosso sulla tristezza della condizione umana sino ad inviare il suo Figlio, ci dona il suo sguardo di amore. E noi ora guardiamo questa terra e tutte le terre del mondo, soprattutto quelle segnate dalla violenza, con lo sguardo stesso di Dio. E’ il suo amore che deve vivere nel nostro cuore. Non importa quanto il nostro cuore possa rimproverarci. Quel che ci è chiesto è liberare e non ostacolare l’amore che ci è stato riversato nei cuori. Per questo l’apostolo ci avverte: “Se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio?” Lasciamo vivere in noi la visione di pace che ci è stata donata, lasciamo che l’amore di Dio operi attraverso di noi. E cammineremo sulla via dell’amore. Su di essa incontreremo i più poveri. Siano gli amici più cari per tutti noi, i nostri compagni di viaggio. Essi ci assicurano che stiamo sulla via di Dio e che partecipiamo al grande sogno di Dio sul mondo: fare di tutti i popoli della terra la grande famiglia dei figli di Dio.

Messaggio del papa per l'Incontro di Sarajevo
Benedetto XVI

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