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18 Agosto 2000

Roma - Giornata Mondiale della Gioventù, Memoria dei martiri del Novecento a Santa Maria in Trastevere

 
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I diversi incontri organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio nell’ambito della GMG hanno attratto moltissimi giovani. Oltre 3000, provenienti da più di 30 paesi, si sono raccolti a piazza Santa Maria in Trastevere il 17 pomeriggio, per testimoniare che “l’amore è più forte della morte”. Ad una commovente memoria dei martiri del Novecento di tutti i continenti, è seguito l’intervento di Andrea Riccardi. Al termine, tutti si sono uniti alla preghiera serale della comunità.

 

 

 INCONTRAGIOVANI
Giovedì 17 agosto
Piazza e basilica di Santa Maria in Trastevere

 

Il secolo del martirio:
i testimoni della fede nel XX secolo

Intervento del prof. Andrea Riccardi

 

Abbiamo ascoltato delle testimonianze molto belle, molto toccanti. Sono le testimonianze di donne e di uomini del '900 che non hanno accettato di vivere una vita disumana, che non hanno accettato di vivere una vita che rinunciasse all'amore e alla fede. E ci chiediamo: le storie di queste donne e di questi uomini sono forse qualcosa che appartiene al passato, che non c'entra con noi, con il nostro futuro? Sono qualcosa di vecchio?

Queste donne e questi uomini del '900 che sono caduti per la fede non sono degli eroi lontani, ma sono una testimonianza per noi tutti. Oggi, nel cuore di Roma, siamo qui per aprire un testamento, il loro testamento. Davanti a noi c'è l'immagine di Mons. Romero. Mons. Romero è un uomo che non ha rinunciato ad amare i poveri e a sentire con la Chiesa, malgrado le minacce sulla sua vita. Ed è testimone di un cristianesimo autentico, serio, vissuto per i fratelli. Abbiamo ascoltato anche la testimonianza di Mar Gregorios Ibrahim, che ci parlava della sofferenza dei cristiani siriaci e armeni. Abbiamo ascoltato la testimonianza di Alexander Ogorodnikov, che parlava da testimone diretto della sofferenza dei cristiani nei regimi comunisti. Anche qui ci sono dei giovani albanesi che sanno quanto grande è stata la sofferenza dei cristiani nel loro paese. Ebbene, non sono storie vecchie. Sono storie attuali: un testamento da aprire.

Noi oggi, nel cuore di questa giornata, di queste belle giornate, vogliamo aprire questo testamento. E' come aprire una lettera, che arriva fino a noi. La apriamo insieme, perché è diretta ai giovani del 2000, ai giovani del XXI secolo. E' diretta a noi, che siamo raccolti qui. Non vi leggiamo delle storie grandi ed eroiche, ma leggiamo il Vangelo vissuto. Romero, tanti uomini e tante donne che sono caduti per la fede hanno vissuto il Vangelo. Il segreto della loro vita è in quel piccolo libro vissuto con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la loro vita. Ed essi ci dicono: "bene!, anche voi potete vivere un cristianesimo serio". Serio non vuol dire triste, non vuol dire senza contentezza, e di sicuro serio non vuol dire senza amore. Voi potete vivere un cristianesimo serio perché autentico, perché fondato sul vangelo.

Venire a Roma , in questa città la cui Chiesa è stata fondata sul martirio degli apostoli Pietro e Paolo e di tanti altri, vuol dire aprire questo testamento. Noi lo apriamo e vi troviamo il Vangelo che parla di questo cristianesimo "serio". E allora ci chiediamo - ed è questa la testimonianza della Comunità di Sant'Egidio, non solo a Roma ma in tante parti del mondo- cosa vuol dire vivere oggi seriamente il Vangelo nella nostra vita? Cosa vuol dire ricevere l'eredità di questi fratelli maggiori, di queste sorelle maggiori che ci hanno preceduto e che hanno resistito fino al sangue? Non vuol dire fare cose eccezionali. Non vuol dire diventare tristi, e nemmeno andare via dal mondo. Ma vuol dire vivere il Vangelo e leggerlo con continuità. Vuol dire essere amici di tutti e particolarmente essere amici dei poveri. Vuol dire aprire il cuore all'amore.

Io credo che non dobbiamo aver paura del Vangelo, dell'amore, di una vita impegnata con i fratelli e impegnata con i poveri. E' quello che molto semplicemente le Comunità di Sant'Egidio fanno in tante parti del mondo. E qui ci sono alcuni rappresentanti di Sant'Egidio da vari paesi. In questi paesi tante piccole comunità di Sant'Egidio formate da laici, da donne, uomini, giovani, leggono il Vangelo, vivono la fraternità, sono amici tra di loro e della gente più povera. Penso a quelli che in Africa, in Guinea Conakry vanno in carcere, a trovare chi è prigioniero, o a quelli che sono amici degli anziani in Germania, o dei barboni, o dei più poveri. E' una grande rete di amore che si estende attorno a queste piccole comunità. In questo modo in ogni parte del mondo possiamo vivere l'eredità dei martiri, senza essere martiri, ma essendo testimoni. Sì, testimoni del Vangelo, testimoni dell'amore. Testimoni di qualcosa di più grande di noi, che noi accogliamo e viviamo.

Per questo l'eredità dei martiri è un dono importante che non va sprecato nella Chiesa di domani. Noi lo diciamo con forza, lo testimoniamo e lo ripetiamo: i martiri hanno figli, hanno una discendenza nei giovani di oggi che non accettano un mondo disumano, che non accettano un mondo pieno di poveri e senza amore, che non accettano un Sud lontano dal Nord del mondo, che non accettano muri di separazione tra i popoli e la legge della guerra.

E allora stasera vorrei dirvi una cosa. E la ripeterò il 19 a Tor Vergata, davanti a tutti i giovani che saranno radunati lì: se noi apriamo il cuore al Vangelo, il mondo si aprirà all'amore. Ve lo dico con molto affetto, grato e contento di vedervi in questa piazza che oggi è come una piccola ONU dei giovani, con gente di tutti i paesi, non unita da altro che da questa speranza e da questo sogno: aprire il cuore al Vangelo perché il mondo si apra all'amore. Questo è il nostro segreto, è la nostra vita, è il nostro modo di ricevere l'eredità dei martiri.

 

 

 


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