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17 Agosto 2000

Delegazione della Comunità di Sant’Egidio in Guinea Bissau e Gambia

 
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Una delegazione della Comunità di Sant’Egidio si è recata in Guinea Bissau per assistere all’inizio dei lavori di ricostruzione dell’ospedale “Raoul Follereau – Comunità di Sant’Egidio” distrutto dalla guerra civile del 1998. Durante la visita, la delegazione ha incontrato il vescovo di Bissau, mons. Josè Camnate, il presidente Koumba Yalà ed alcuni ministri. Anche in Gambia i delegati hanno incontrato il presidente, Yaya Jammeh ed il vescovo di Bonjoul.

12 agosto 2000

L'ospedale gestito dalla Comunità di Sant' Egidio è uno dei pochi programmi avviati per far ripartire il Paese.
Ricostruire in Guinea Bissau
Dopo la guerra tardano gli interventi della cooperazione

 

La Guinea-Bissau è tra i Paesi più piccoli e più poveri. Il Paese si trova schiacciato tra il Senegal e la Guinea-Conakry ed è diviso in tre parti da lunghi bracci di mare che entrano in profondità nel suo territorio. Bissau è una città portuale di circa 250mila abitanti in cui risalta ancora la modesta struttura datale dai portoghesi che sono rimasti colà per circa 500 anni. Sulla strada che va dall'aeroporto al centro città la prima cosa che salta agli occhi è l'imponente edificio di colore rosa che doveva ospitare il parlamento, mai utilizzato e oggi completamente abbandonato e semidistrutto. Si incontrano anche un paio di carcasse di carri armati rimasti lì dalla fine della guerra tra gli eserciti del Senegal e della Guinea-Conarky con le truppe regolari guineane che avevano tentato di defenestrare il presidente Nino Veira. È questa una delle ragioni profonde dello scontro e di isolamento; e con l'intervento di una forza di interposizione africana, l' esercito guineano ottiene il ritiro dei militari senegalesi e della Guinea-Conarky e la successiva espulsione del presidente Veira.

La pace viene raggiunta anche dall'opera di mediazione portata avanti dal vescovo Settimio Ferrazzetta, prima della fine del conflitto, lasciando una Chiesa impegnata nell'opera di riconciliazione e nell'aiuto ai poveri soprattutto nel campo sanitario ed educativo.

Il Paese, che gia presentava una struttura economico-sociale molto fragile, esce distrutto dal conflitto. A Bissau i danni della guerra si vanno ad aggiungere a quelli causati dal tempo e dall'incuria. Vengono colpiti gli ospedali (uno in particolare, gestito dalla Comunità di Sant'Egidio, viene completamente distrutto e saccheggiato), le chiese e le scuole. Il nuovo governo, uscito dalle elezioni, ha davanti a sé il compito di ricostruire completamente le infrastrutture del Paese, ma si trova completamente a corto di fondi. Non ci sono i soldi per fare nulla: i militari, gli insegnanti e i dipendenti pubblici sono pagati saltuariamente, l'elettricità non viene distribuita per mancanza di gasolio e possono passare anche 15 giorni senza che la vecchia centrale elettrica della città entri in funzione. A sera Bissau è completamente buia, illuminata soltanto dai fari delle macchine e dalle candele, e solo qualche famiglia benestante portoghese o libanese utilizza un proprio generatore, ma anche il carburante comincia a scarseggiare. Recentemente, un ministro ha lasciato un'intervista ad uno dei due giornali di Bissau dicendo che nella capitale ci sono quattro chilometri di strade in buone condizioni (che però non significa asfaltate) in quanto mancano i fondi per la manutenzione. La spazzatura non viene raccolta: molto, quasi tutto, viene riciclato da chi non ha niente, ma questo non impedisce la raccolta di grandi quantità di immondizia su cui si posano gli avvoltoi che sono una presenza usuale nel panorama di questo Paese. La stagione delle piogge peggiora ancora questa situazione aggiungendo umidità e fango.

Si incontra un popolo di giovani e soprattutto (come in molti Paesi africani) di bambini. Nei quartieri periferici di Bissau dove si vive in capanne di fango con il tetto di paglia, se ne incontrano parecchi con i segni inconfondibili della malnutrizione. Nella stagione delle piogge molti di essi si ammalano. In qualunque gruppo di bambini sono molti quelli che tossiscono continuamente o con qualche malattia infettiva. Si dice che la tubercolosi sia aumentata molto durante il periodo della guerra civile e che l'Aids abbia raggiunto percentuali molto alte per quanto non ci siano strutture adatte a valutare esattamente l'entità del fenomeno.

In questo quadro, la cooperazione internazionale sta abbandonando la Guinea-Bissau. Da alcuni anni ormai l'entità degli aiuti provenienti dagli organismi internazionali si sta riducendo. Il fenomeno è diventato più vistoso dopo l'insediamento del nuovo governo che da alcuni è giudicato poco esperto. Alcune organizzazioni non governative, tra le quali non mancano le italiani, hanno chiuso i loro progetti a causa della guerra e stentano a riprendere un intervento di cui c'è invece bisogno. Il ruolo della Chiesa cattolica è tuttora molto rilevante. Il nuovo vescovo di Bissau, José Camnate, che è stato il primo guineano ad essere ordinato sacerdote, ha preso in mano l'opera di riconciliazione iniziata da monsignor Ferrazzetta. In questi giorni un segno di speranza è stato lanciato con l'inizio dei lavori di ricostruzione dell'ospedale "Raoul Follereau-Comunità di Sant'Egidio" a Bissau, distrutto durante la guerra. È un evento particolarmente sentito dalla popolazione ed ampiamente sottolineato dalla stampa e dai mezzi di comunicazione locali. Si tratta di una struttura in grado di ospitare più di 900 pazienti all'anno, con personale locale. L'ospedale è specializzato nella cura di malattie polmonari, in particolare la tubercolosi, e prima della guerra ospitava anche numerosi malati d'Aids. Per anni è stato il solo luogo in tutta la città di Bissau che disponeva di una macchina per le radiografie.

La Comunità di Sant'Egidio è presente nel Guinea-Bissau dal 1997: gestisce l'ospedale e molti progetti di aiuto, di emergenza e di alfabetizzazione oltre che ad un'opera di appoggio alla riconciliazione nazionale e alla pacificazione del Paese. Anche durante la guerra, insieme ai numerosi missionari ed operatori della diocesi, la presenza della Comunità di Sant'Egidio è stata costante sia dal punto di vista umanitario che da quello dell'opera di riconciliazione. Infatti, durante i mesi del conflitto il personale dell'ospedale ed i cooperanti della Comunità di Sant'Egidio hanno continuato ad operare in ambulatori di fortuna oppure seguendo i malati più gravi in strutture fuori della città.

La ricostruzione di questa grande struttura, in parte finanziata dalla Comunità di Sant'Egidio, si presenta in controtendenza rispetto alla situazione attuale. Si tratta infatti di uno dei pochi progetti di cooperazione che ricomincia invece di chiudersi dopo l'esperienza della guerra. La riabilitazione dell'ospedale, che rappresenta un grande sforzo, vuole essere il contributo a creare le premesse per uno sviluppo del Paese che è la base necessaria per una pacificazione definitiva.

La realtà della Guinea-Bissau richiama la situazione di molti Paesi dell'Africa che vivono in bilico tra l'eredità di un passato coloniale e l'amara realtà del presente. Infatti, sono Paesi che dopo anni di sfruttamento coloniale e sottosviluppo, una volta ottenuta l'indipendenza, a causa della guerra, della corruzione e di varie difficoltà politiche non riescono ad uscire da uno stato di povertà estrema e sembrano aver perso l'orientamento e la strada per uno sviluppo economico e sociale adeguato. Per controbattere questa tendenza è cruciale percorrere la strada di una lotta all'indifferenza dell'opinione pubblica mondiale ed operare per la ripresa d'interesse da parte dei governi e delle politiche delle nazioni del Nord del mondo. Si sente molto anche la necessità dell'avvio di nuovi progetti nel campo sanitario ed educativo da parte delle organizzazioni non governative. Questa triplice strada potrebbe rappresentare una via d'uscita per molti paesi africani e per riavviare il processo di sviluppo nell'intero continente.

Fabio Riccardi


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