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26 Novembre 2014 | NAPOLI, ITALIA

A Napoli la scuola di italiano di Sant'Egidio celebra 30 anni di integrazione e cultura

 
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Domenica 23 novembre un migliaio di persone provenienti da ogni parte del mondo si sono riunite alla Città della Scienza per festeggiare i 30 anni della Scuola di Lingua e Cultura Italiana della Comunità di Sant’Egidio.
Nata Roma, la scuola ha preso avvio a Napoli pochi anni dopo e in 25 anni ha diplomato quasi 15.000 studenti provenienti da 115 diversi paesi del mondo.

La sala era gremita di studenti della Scuola provenienti da ogni continente: Sri Lanka, Filippine, Kyrgyzstan, India, Ucraina, Georgia, Bulgaria, Romania, Russia, Perù, Ecuador, Salvador, Guinea Conakry, Brasile, Nigeria, Senegal, Algeria, Marocco, per citare solo alcuni dei Paesi rappresentati.
Vi erano studenti delle Scuole di Lingua Italiana per immigrati di Caserta, Castel Volturno Marigliano e Quarto, gemmate dalla Scuola di Napoli. Tutti uniti dalla stessa convinzione: la lingua italiana è la chiave – come ha ricordato Daniela Pompei – e deve essere usata per aprire le porte dell’amicizia e del vivere insieme.

Tanti gli interventi di studenti ed ex studenti che hanno raccontato la loro esperienza attraverso la Scuola. Jacoube, del Benin, ha detto: “Non saprei dire come sarebbe stata la mia vita oggi senza la Scuola, perché la conoscenza della lingua è una chiave che non si compra, ma che si dona, grazie alla Comunità di Sant’Egidio, a tutti coloro che vengono da lontano”.
Mohamed, un mediatore culturale algerino, ha ricordato come la Scuola l’ha aiutato a coltivare il sogno di aiutare gli immigrati che vengono dall’Africa. Ajith, dello Sri Lanka, ha sottolineato come la Scuola è sempre aperta a tutte le etnie e le religioni: “Gli insegnanti della Comunità di Sant'Egidio sono persone che seguono il Vangelo, aiutano gli altri in modo gratuito, senza pretendere nulla in cambio“.

La Scuola è diventata come una famiglia per tanti e anche un ponte tra mondi diversi, un luogo dove "imparare a conoscersi e rispettarsi tra persone di cultura e religione diversa". Questo è un "segno di civiltà, ma soprattutto è un arricchimento culturale, intellettuale  e umano che favorisce la nostra crescita".
Molti gli studenti che sempre attraverso la scuola hanno conosciuto i bisogni dei più deboli, come ha ricordato Lizbeth, giunta dal Perù in Italia ancora giovanissima per sostenere la famiglia e che attraverso la scuola ha iniziato a collaborare con l’ambulatorio della Comunità di Sant’Egidio che assiste madri e bambini Rom. O come Yurij, dall’Ucraina, che ogni giovedì aiuta a preparare i pasti per le persone che vivono per strada: "Qui ho incontrato tante belle persone, con il cuore grande, ma, soprattutto, ho scoperto la gioia di aiutare le persone povere, chi è meno fortunato di noi".

Non sono mancate le testimonianze dei rifugiati giunti in Campania negli ultimi anni. Ndagho, dal Ghana, è scampato ad una guerra etnica che ha causato la morte del padre e che dalla Libia ha raggiunto Lampedusa in un barcone. "La vita in Italia non è facile – ha raccontato Ndagho - anche fare amicizia non è facile, per questo la Scuola è importante!"

Al termine dell’assemblea una grande festa, con balli e canti di diversi luoghi del mondo, è stata l'occasione per rinnovare il proprio desiderio di vivere insieme, nella pace e nella solidarietà.


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