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25 Ottobre 2000

Milano - Religioni per la pace nello Spirito di Assisi

 
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Mercoledì 25 ottobre, a Milano, si è svolto un incontro interreligioso organizzato dall'Arcidiocesi, insieme alla Comunità di Sant'Egidio e ai frati Minori di Sant'Angelo. L'incontro comprendeva: una tavola rotonda con S. Em il card. C. M. Martini ed i rappresentanti delle religioni mondiali alle ore 17,30 all'Istituto Angelicum, ed un incontro con la città alle ore 19 in Piazza S.Angelo.

26/10/2000

Ventidue leader cristiani, ebrei, islamici e buddisti
firmano un Appello per l'accoglienza reciproca nella metropoli

Religioni, il dialogo dell'interiorità
Milano prega in piazza. Martini: c'è pace solo tra persone «innamorate» di Dio.
Impegno pubblico per «un'azione comune» nella città multietnica

 

Milano. Tre minuti di silenzio in una piazza del centro di Milano, colma di gente: quando mai qui è capitato di poter pregare così, quasi senza accorgersi che tutt'attorno il traffico continua ad ansimare con il respiro di un giorno feriale come tanti? Eppure ieri sera a Milano questo "miracolo" è accaduto: forse tremila persone - molte sorprese e catturate sulla strada di casa da quella folla inattesa - a pregare per la pace tra religioni e culture, incoraggiate dalle parole del cardinale Martini, del vice-presidente dei rabbini d'Europa René Sirat, dell'oratore della celebre moschea Omayyade di Damasco Baschir Al-Bani e del presidente onorario dell'Unione buddista europea Denys Teundroup. Non solo "leader" ma «persone religiose», secondo l'espressione dello stesso Martini che ha voluto questo meeting interreligioso - organizzato insieme alla Comunità di Sant'Egidio - alla vigilia dell'anniversario di Assisi '86, che cade domani. Quattordici anni dopo quella prima preghiera delle religioni per la pace, Milano si confronta con una popolazione islamica moltiplicata rispetto ad allora e un dialogo tra le presenze religiose nella metropoli che è assai cresciuto. Prova ne è la folla che ha gremito non solo il centro francescano Angelicum per i discorsi ufficiali ma, a sera fatta, anche la salottiera piazza Sant'Angelo con la fontana di san Francesco e la bella chiesa appena restaurata. Qui ventidue esponenti delle più diverse sigle religiose ed ecumeniche hanno sottoscritto un accorato «appello alla città», accendendo ciascuno una lampada, presente anche il sindaco Albertini: «Da oggi - ha proclamato per tutti un'emozionata Lella Costa, speaker a sorpresa - anche a Milano cominci una concreta azione comune a favore di una cultura dell'accoglienza, che si alimenti di uno spirito di giustizia e si fondi sulla conoscenza e il vicendevole rispetto». E ancora: «Ciascuno lasci cadere condizionamenti e discriminazioni e, aperti mente e cuore, si relazioni serenamente e costruttivamente con tutti, nel rispetto di ciò che caratterizza le differenze».

 

Le differenze nessuno può negarle: «Non si tratta di diventare cloni», ironizzava Sirat. Ma un impegno comune e solenne per «la difesa della dignità dell'uomo e dei suoi valori spirituali» e soprattutto per la «reciproca accoglienza» può far compiere a Milano un altro passetto più in là. Un atto simbolico è stata dunque la preghiera in piazza per la pace e l'accoglienza, che nel solco dei grandi segni pubblici è chiamata a scavare anche nelle coscienze una linea di non ritorno proprio mentre nella «terra di Dio» fischiano le pallottole dell'odio e anche in Italia l'integrazione diventa pretesto di polemica.

 

Nessuna accoglienza è possibile se non si riflette sull'"altro": «Un altro me stesso», come lo definisce il buddismo. Anche quando fa parte di un'altra religione? La risposta offerta da Martini parte da una folgorante citazione di Madre Teresa: «Amo tutte le religioni, ma sono innamorata della mia». "Accogliersi" - «al di là della cortesia del dialogo e del suono delle parole», precisa Martini - significa a un primo livello «penetrare con simpatia nel cuore di chi mi sta davanti», esplorando «le sue intenzioni profonde» e scoprendo magari che molte «stanno a cuore anche a me». Spesso allora «l'incontro di due persone religiose è un incontro di due persone che si scoprono innamorate della stessa realtà». E «quando si ama così si è portati al di là di sé stessi, verso l'ascesi, la preghiera, la meditazione», ma anche verso l'amore per «tutti coloro che portano come me l'immagine e l'impronta» di Dio. Un atteggiamento sinceramente religioso secondo l'arcivescovo di Milano supera i concetti di «dialogo tra le religioni» e di «dialogo tra uomini di religione», per spalancare «le profondità del cuore di ciascuno, nell'intento di scoprire i tanti elementi comuni che abbiamo insieme, al di là del vocabolario, dei sistemi teorici e delle teologie differenti». È finalmente il dialogo «tra persone religiose», o ancora meglio «dell'interiorità», tra «innamorati», per dirla con il cardinale. Una condizione per poter affermare a fronte alta davanti all'ebreo, al buddista, al musulmano, citando la Dominus Iesus, che «la potenza salvifica di Gesù Cristo non esclude che vi siano strade di salvezza che non si esprimono solo nelle religioni in quanto esternamente definibili ma toccano l'intimo di ogni uomo che cerca Dio, che è anzi cercato da lui». Quei tre lunghi minuti di silenzio nell'affanno di Milano sono solo il primo passo.

Francesco Ognibene

 


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