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16 Marzo 2005

In India, nei villaggi del Tamil Nadu colpiti dal maremoto, comincia la ricostruzione con gli aiuti della Comunità di Sant'Egidio

 
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Una delegazione della Comunità di Sant'Egidio è appena tornata dal Tamil Nadu, la regione dell'India colpita dalla tsunami lo scorso 26 dicembre. 
In tre villaggi, infatti, la Comunità, si è fatta carico di ricostruire le case e di sostenere la ripresa delle attività produttive, fornendo barche e reti per la pesca. 

 

"La domenica ci ha salvato": 
nei villaggi cristiani del Tamil Nadu,
l'onda è arrivata mentre in tanti erano in chiesa. 

Il Tamil Nadu è la regione più povera del sud dell'India, con livelli di reddito molto bassi e un gran numero di disoccupati. Basso è anche il livello di scolarizzazione e le attività produttive sono piuttosto ridotte. Nei villaggi della costa, la pesca è praticamente l'unica fonte di sussistenza.

E' la zona della prima evangelizzazione dell'India e la maggior parte della popolazione è cristiana. Il 26 dicembre, quando lo tsunami si è abbattuto sulla cosa, erano in tanti a messa, nella chiesa un po' più all'interno. Per questo, racconta don Mariano, parroco di Kuthenguli, "La domenica ci ha salvato".

I danni alle case, alle barche, alle reti per la pesca, però, sono enormi. Sette villaggi sono stati praticamente distrutti. 
La Caritas ha distribuito aiuti di prima necessità e qualche ONG è arrivata a portare vestiti e giocattoli per i bambini. Ma non è stato fatto ancora nulla per la ricostruzione delle case o per riabilitare la gente al lavoro. Il progetto della Comunità di Sant'Egidio, che agisce in collegamento con il Comitato per gli Aiuti della Caritas locale, prevede la ricostruzione delle case e la riabilitazione delle attività produttive attraverso la consegna di reti da pesca e di barche ai capifamiglia. E' il primo ad essere implementato in questa zona, dopo la prima emergenza.

 

Case di cartone a KUTHENGULI

E' un piccolo villaggio, a circa 110 chilometri a Sud di Tuticorin abitato da 320 famiglie, di cui 250 hanno perso la casa. Vivono in rifugi provvisori, baracche fatte di una specie di cartone ondulato con il tetto in lamiera. C'è un unico serbatoio di acqua e due zone di cucina da campo.
Dalla parte del mare il villaggio non c'è più, solo pochi resti: qualche pavimento, brandelli di muro. 

La gente è scappata con i vestiti che aveva addosso e basta: non hanno più nulla. Eppure, quando gli si chiede di cosa hanno bisogno nell'immediato, rispondono con un sorriso che non serve nulla, solo la possibilità di riprendere a lavorare. 

Davanti alla chiesa, alla presenza del parroco, si è svolta una cerimonia semplice e commossa che sancisce l'avvio del programma di ricostruzione delle case. La Comunità di Sant'Egidio, infatti, ne ricostruirà 250.  

 

Nel villaggio di KOOTTAPULI

12 chilometri più a Sud, c'è Koottapuli, un villaggio più grande (circa 500 famiglie). Al centro del villaggio, l'edificio più bello è la chiesa. Accanto, una scuola che accoglie circa 600 bambini, tenuta dalle suore. 

Le case sono di legno e paglia, solo alcune sono in muratura. Circa 200 sono state distrutte. Anche qui la Comunità di Sant'Egidio inizierà presto la ricostruzione delle duecento case distrutte. Una casa in muratura costa circa 50.000 rupie (meno di 1.000 Euro). 

 

E' festa per la consegna delle nuove reti da pesca
a VIRAPANDIAPATANAMl

Il nome è molto lungo, ma il villaggio, a circa 60 Km da Tuticorin, è piuttosto piccolo. Sono 30 le case da ricostruire, ma tutta l'attività della pesca è stata bloccata dagli effetti dello tsunami. 
Il 10 marzo, per la consegna di 150 set di reti (ogni set ne contiene 7, l'attrezzatura per una barca)  si è fatto festa. Nella piazza centrale del villaggio, alla presenza di Fr. John, parroco della chiesa di St. Thomas, di Fr. Jerosim Kattar, del direttore della Caritas diocesana, c'erano circa 200 bambini che hanno festeggiato l'avvenimento con canti e danze. Il parroco nel suo saluto ha sottolineato l'importanza di questi aiuti che rappresentano un passo concreto per uscire dall'emergenza e riprendere la vita normale. Ma sono anche il segno di un'amicizia che inizia e non si vuole spezzare.

Le barche, attualmente in costruzione, arriveranno quanto prima. Ma già da ora, le reti rappresentano la possibilità di ricominciare a lavorare. Al termine della breve cerimonia, ogni capo famiglia ha quindi ricevuto il suo set di reti nuove.
Da domani, riprende la pesca! 

Francesco Falasca
Alberto Quattrucci


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