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7 Novembre 2015

La communio martyrum è il segno più evidente del nostro cammino comune.

E' un'esperienza comune di tutti i cristiani, molto più profonda e forte delle differenze che ancora separano le nostre Chiese e comunità ecclesiali.

 
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Penso con grande tristezza alla crescente discriminazione e persecuzione dei cristiani del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia e di altri luoghi nel mondo. La vostra riunione dimostra che, come Cristiani, non siamo indifferenti alle sofferenze dei fratelli e delle sorelle. In diverse parti del mondo, la testimonianza di Cristo, talvolta fino all’effusione del sangue, è divenuta un’esperienza comune di Cattolici, Ortodossi, Anglicani, Protestanti, Evangelici e Pentecostali, che è molto più profonda e forte delle differenze che ancora separano le nostre Chiese e comunità ecclesiali. La communio martyrum è il segno più evidente del nostro cammino comune.

Allo stesso tempo, la vostra riunione darà voce alle vittime di tale ingiustizia e violenza, e cercherà di mostrare la via che guiderà la famiglia umana fuori da questa tragica situazione. Con questi sentimenti, vi assicuro la mia vicinanza spirituale. Possano i martiri di oggi, appartenenti a molte tradizioni cristiane, aiutarci a comprendere che tutti i battezzati sono membri del medesimo Corpo di Cristo, la Sua Chiesa (cf. I Cor 12:12-30). Che possiamo considerare questa profonda verità come una chiamata a perseverare nel nostro cammino ecumenico verso la piena e visibile comunione, crescendo sempre più nell’amore e nella reciproca comprensione.

Dal messaggio di Papa Francesco ai partecipanti al Global Christian Forum (Tirana 2 - 4 novembre 2015)