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25 Dicembre 2015

Storie di chi aiuta e chi è aiutato: tutti trovano la gioia di #mercychristmas

 
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Si può cadere, ma anche rialzarsi se ti aiuta qualcuno

G. oggi ha 63 anni. È nato e cresciuto in una città dell’Italia centrale dove ha lavorato fino a qualche anno fa come fruttivendolo nel mercato della piazza principale. Sposato, con figli, ad un certo punto si separa dalla moglie. Il lavoro comincia ad andare male e non basta più a fronteggiare le spese. Ad un certo punto lascia tutto e prende un treno per Roma nella speranza di trovare un lavoro, ma si ritrova ben presto sulla strada. Inizia a frequentare il circuito dedicato al sostegno alla persone senza dimora. Nei suoi giri giunge anche alla Mensa della Comunità di Sant’Egidio a Via Dandolo. Lì riceve un aiuto per trovare una prima soluzione alloggiativa temporanea ed un lavoro part time nella Città Eco-Solidale, il luogo in cui la Comunità di Sant’Egidio recupera le cose che le vengono donate (mobili, vestiti, libri, ecc). Con questa nuova stabilità G. riesce a riprendere contatto con i figli che ora sente regolarmente. Ovvero, come basterebbe poco salvare tanti. Perché trovare qualcuno che ascolta i tuoi bisogni può cambiare tutto. E un lavoro, anche se piccolo, allontana dalla strada e ridà dignità di fronte ai propri cari e alla società.

Da Lampedusa a Roma: dopo la tragedia un Natale di speranza

Tadese è nato nel 1985 in Eritrea. Nel 2011 ha lasciato il suo paese e, dopo aver attraversato l’Etiopia e il Sudan, è arrivato in Libia. Da lì è partito con un barcone insieme ad altre 500 persone, alla volta dell’Italia nella traversata che è passata alla storia come una delle più tragiche nel Mediterraneo, quella di Lampedusa. Era il 3 ottobre 2013: morirono 369 persone, in maggioranza eritrei. Tadese e altre 152 persone furono soccorse al largo dell’isola e lui fu proprio l’ultimo ad essere strappato dalle onde, afferrato per la cinta dei pantaloni da un pescatore.

Oggi Tadese vive a Roma e, con il movimento “Genti di Pace” della Comunità di Sant’Egidio, aiuta altri rifugiati come lui, chi arriva ora in Italia e non ha niente. A chi gli chiede perché lo faccia, risponde: “Ieri sono stato salvato, oggi devo salvare gli altri. Non potrei fare altrimenti. Non si può più morire in mare per fuggire dal proprio paese in guerra”. E quando ha saputo che stanno partendo i corridoi umanitari, con i quali Sant’Egidio, insieme alla Federazione delle Chiese Evangeliche, salverà mille profughi siriani ed eritrei, come lui, crede di più nell’Italia: “Siamo nuovi europei, costruiamo il nostro futuro insieme a tutti”.

La solidarietà che sorprende nell’anno della Misericordia

In queste settimane tanti romani hanno contattato la Comunità, manifestando il desiderio di offrire il loro tempo per preparare il pranzo di Natale con i poveri. Ci ha sorpreso il loro numero e la loro convinzione. Una mail, una telefonata, un messaggio su Facebook: poche e semplici parole che evidenziano la voglia di aiutare, ancora di più in questo Giubileo della Misericordia. Citiamo solo alcune dello tantissime frasi raccolte: “Quest’anno vorrei dare un senso nuovo e vero al mio Natale, mettendo a disposizione il mio tempo per i più sfortunati e bisognosi”; “Salve! Siamo stufi dei soliti veglioni privi di senso. Stiamo pensando di passare il fine anno con ‘gli ultimi’. Organizzate qualcosa? Vi serve una mano?”; “Buongiorno, siamo una famiglia di cinque persone, padre e madre 50enni, figli di 22, 19 e 16 anni. Desideriamo vivere il giorno di Natale come volontari al vostro pranzo con i poveri”; “Buonasera, mi chiamo G. Sono tanti anni che con mio marito vorremmo condividere il Natale con la vostra comunità. Questa volta ci saremo”…In altre parole la solidarietà ci ha sorpreso: la crisi non l’ha cancellata, al contrario è cresciuta dimostrando che il futuro dell’Italia e dell’Europa non sono nella contrapposizione, nella costruzione dei muri, ma al contrario nell’accogliere, integrare, vivere insieme.

OGGETTI ASSOCIATI
 

Per Natale, regala il Natale! Aiutaci a preparare un vero pranzo in famiglia per i nostri amici più poveri