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22 Novembre 2000

Roma - Liturgia eucaristica in rito siro antiocheno a Santa Maria in Trastevere

 
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Martedì 21 novembre, alle ore 16, nel quadro delle celebrazioni giubilari, la Basilica di Santa Maria in Trastevere ha ospitato una solenne liturgia eucaristica in rito siro antiocheno, presieduta insieme da S.B. Moussa Daoud, Patriarca di Antiochia dei Siri con sede a Beirut in Libano, e da S.B. Kyril Mar Baselios, metropolita di Trivandum, in India. Alla festosa cerimonia hanno preso parte numerosissimi fedeli delle Chiese siro cattolica e siro malankarese cattolica.

22/11/2000

A Santa Maria in Trastevere antiocheni e malankaresi
Con India e Medio Oriente le liturgie dei primi secoli
Un esempio di incontro tra Roma e l'Oriente
Una parte del loro rito è attribuita a san Giacomo

 

«Insostituibile patrimonio»: così ieri sera a Roma il cardinale Achille Silvestrini, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ha definito la Divina liturgia in rito siro-antiocheno celebrata nella gremita basilica di Santa Maria in Trastevere da antiocheni e malankaresi in occasione del loro Giubileo. Una «venerabile tradizione» ricca di segni e di storia che l'Anno Santo fa conoscere e rende visibile anche ai fedeli di rito latino, invitandoli a ricordare (e forse a riscoprire) le proprie radici. Perché è ad Antiochia che i discepoli di Gesù di Nazaret furono chiamati «cristiani» per la prima volta, mentre le origini della Chiesa cattolica malankarese (dal nome di una zona a sud-est dell'India) risalgono alla predicazione dell'apostolo Tommaso, giunto in India nell'anno 52, dove secondo la tradizione fu martirizzato 20 anni dopo.

Un altro forte legame con la Chiesa primitiva è costituito dal rito siro-antiocheno, in lingua araba e aramaica: uno dei più antichi, in cui è inserita l'anafora di san Giacomo, attribuita all'apostolo. In ogni caso la liturgia segue il rito gerosolimitano ed è rimasta fedele alle sue origini. Nel IV secolo, dal contatto con le Chiese siro-caldee, i siro-malankaresi assunsero i loro riti nel culto; ma nel 1653 una parte della comunità si staccò da Roma perché rifiutava di essere «latinizzata» nella liturgia. Ci vollero quasi 300 anni per riannodare i fili del dialogo e nel 1932, grazie a Pio XI e all'opera di mediazione dell'arcivescovo metropolita Mar Ivanios, la Santa Sede riconobbe alla Chiesa malankarese (detta anche «di san Tommaso») la sua tradizione e liturgia come cristiana e apostolica, ed eresse di nuovo la gerarchia cattolica.

Oggi i siro-antiocheni cattolici sono circa 200 mila, presenti nei Paesi mediorientali (Palestina, Giordania, Iraq, Siria, Libano, Turchia, Egitto); altrettanti sono arrivati in Canada e Stati Uniti. Invece i malankaresi nel mondo sono poco più di 380mila, concentrati soprattutto in India, ma residenti anche in Canada, Stati Uniti e Germania, Canada. E un folto gruppo di pellegrini siro-malankaresi, guidati dal loro metropolita monsignor Cyril Mar Baselios, è stato ricevuto dal Papa lunedì scorso, insieme alla comunità del Pontificio istituto San Giovanni Damasceno di Roma, dove attualmente studiano 42 sacerdoti indiani.

Giovanni Paolo II ha ricordato che «settant'anni fa il metropolita arcivescovo Mar Ivanios, il vescovo Mar Theophilos e i loro compagni entrarono nella piena comunione con la Sede di Pietro. Essi compresero che la Chiesa è una, la Chiesa di Cristo tra Oriente ed Occidente», citando l'espressione della Orientale lumen. E Dio «ha benedetto con abbondanza la Chiesa siro-malankarese nel suo lavoro per l'unità dei cristiani». Ai sacerdoti del Pontificio istituto Damasceno, che celebrava i 60 anni della sua fondazione, il Pontefice ha ricordato: «Siete tutti figli di san Tommaso Apostolo; qui a Roma potete imparate ancora di più cosa significa appartenere alla Chiesa universale».

«Per noi le parole del Santo Padre sono state la conferma di Pietro per il nostro collegio, voluto da Pio XII: una grazia speciale», riferisce il padre carmelitano Patrick Mootheril, indiano, da 7 anni rettore del Pontificio Collegio Damasceno che dalla sua fondazione ha ospitato oltre 600 sacerdoti delle Chiese orientali, e dal '97 è riservato agli alunni di rito malankarese e malabarese provenienti dall'India. Anche loro si sono ritrovati nella cornice dell'antica basilica mariana di Trastevere per vivere ieri la Festa della Presentazione della Vergine, chiamata dagli orientali «Introduzione nel tempio». Una liturgia particolarmente solenne a cui era presente anche il cardinale Roger Etchegaray, presidente del Comitato centrale del Giubileo, presieduta dal patriarca siro-cattolico di Antiochia, Mar Ignace Moussa I Daoud, e da monsignor Cyril Mar Baselios, arcivescovo metropolita della Chiesa cattolica siro-malankarese. I pellegrini giunti da tutto il mondo hanno partecipato numerosi, insieme ai fedeli romani.

«Anche grazie al Giubileo il cammino ecumenico sta facendo tanti passi in avanti - commenta padre Mootheril - e la visita del patriarca armeno è stata una tappa importante; noi continuiamo a incoraggiare questo cammino».

Laura Badaracchi

 


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