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24 Novembre 2000

Livorno - "Il mondo di Sant'Egidio" Incontro con Andrea Riccardi

 
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Il 22 novembre si è svolto, a Livorno, l'incontro "Il mondo di Sant'Egidio" in cui Andrea Riccardi ha presentato la Comunità, raccontandone l'esperienza dagli inizi fino alle sfide del presente e del futuro. L'incontro, cui ha partecipato un vasto pubblico, ha espresso un clima di grande stima e simpatia, sottolineato da alcuni interventi e dalle numerose domande dell'assemblea.

INTERVENTO DEL RABBINO DI LIVORNO, ISIDORO KAHN,
Livorno, 22 novembre 2000


Desidero innanzitutto dire che rivedo con grandissima gioia e piacere il professor Riccardi che ho conosciuto a Firenze in quello stupendo incontro di preghiera per la pace che facemmo nel '95, fu un momento indimenticabile.

E' con gioia che a nome della comunità ebraica di Livorno porgo a lui il nostro più cordiale saluto.

Poiché Livorno è la comunità ebraica dei Toaff, il saluto che porto a tutti voi è quello della comunità di Toaff, di chi non è mai mancato alla marcia del 16 ottobre in ricordo della deportazione degli ebrei romani, cui si accennava, e ha sempre camminato sottobraccio proprio al professor Riccardi.

Vorrei aggiungere poi, un'altra cosa: si è detto che punti fondamentali, linee programmatiche, principi fondamentali della Comunità di Sant'Egidio, sono la preghiera, l'ascolto della parola di Dio. Allora, vorrei, con il vostro permesso richiamarmi a un passo del Genesi quando si racconta che a Giuseppe, divenuto maggiordomo del Faraone in Egitto, dopo molti anni che vi era stato venduto schiavo dai suoi fratelli, fu affidata la vendita del grano nel periodo della grande carestia che aveva colpito il paese. Quando i fratelli di Giuseppe si recarono in Egitto per acquistare del grano, Giuseppe per sondare i sentimenti dei fratelli, fece rimettere il danaro che avevano portato nei loro sacchi. Trascorso un certo periodo, finito il grano che avevano portato dall'Egitto, i fratelli furono costretti a tornare in quel paese e il loro padre si raccomandò di restituire il danaro che era stato ritrovato nei sacchi, proprio per dimostrare la loro lealtà, la loro onestà. E così avvenne: quando arrivarono da Giuseppe, che non avevano riconosciuto, dissero al suo maggiordomo quanto era accaduto nel viaggio precedente e di come avessero ritrovato nei propri sacchi il denaro con cui avevano pagato l'acquisto del grano, manifestando quindi l'intenzione di volerlo restituire. Il maggiordomo di Giuseppe rispose: "State in pace! Non temete! Il vostro Dio vi ha messo un tesoro nei sacchi".

Perché questo, perché racconto questo, perché ho voluto ricordare questo racconto del Genesi?

Il mondo di Sant'Egidio è andato sempre più espandendosi. Nel libro "Il sogno dell'utopia" si dice che il professor Riccardi nel '68 aveva raccolto pochissimi giovani accanto a sé; poi questi giovani sono aumentati e sono diventati un esercito, un esercito di persone che sono impegnate, non soltanto a Roma, ma in tutta l'Italia e in moltissimi Paesi. Tuttavia, a volte, sebbene la Comunità sia molto nota e diffusa, poco si conosce quella locale, o poco si sa di lei.

Ho voluto ricordare questo racconto del Genesi, come segno di riconoscimento e di gratitudine per la Comunità locale di Sant'Egidio e per quello che fa.

Questa sera io vengo a portare la mia testimonianza dell'incontro che ho avuto con la Comunità locale di Sant'Egidio che prima non conoscevo. L'ho avuto nel 1994 quando un gruppo di giovani, che sono qui presenti, vennero da me e mi dissero: "noi sappiamo che c'è un vostro correligionario a Corea", e io risposi: "sappiamo che voi fate il possibile per assisterlo" e loro mi dissero: "è nostro amico, lo aiutiamo". La loro non era un'assistenza diciamo caritatevole, come si può pensare, ma una compagnia, un'amicizia, era dargli il senso dell'affetto. Posso fare il nome, si chiamava "Haim Gabison". Vittorio Gabison era un profugo di Tunisi, era venuto insieme agli ebrei della Libia, insieme con gli ebrei dell'Egitto; si era stabilito a Livorno, era solo. Da quel 1994, i ragazzi della Comunità di Sant'Egidio di Livorno lo hanno accompagnato giorno per giorno, dandogli, ripeto, più che l'assistenza fisica quell'affetto, quell'amicizia che lo hanno reso veramente contento, lieto; ogni volta che lo incontravo mi diceva: "Per me è stato trovare il tesoro nascosto, io ho ritrovato in questi giovani quel tesoro nascosto da Dio nella mia vita".

La collaborazione con la Comunità locale è continuata per altre persone, mi auguro che continuerà sempre, ma ecco, questa sera io volevo proprio dare testimonianza del fatto che aiutare, economicamente, materialmente, non è difficile, ma portare un sentimento di fraternità, di amore alle persone che sono sole perché non si sentano più sole, questo non è facile, ma i giovani, quelli della Comunità di Sant'Egidio di Livorno, lo sanno fare e lo fanno bene.

Vorrei terminare con un'altra citazione, perché penso che queste parole che sono tratte dal capitolo 32 di Isaia, al versetto 17, esprimano bene quello che è stato il programma del presente e del passato e che, come diceva il professor Riccardi, saranno le prospettive per il futuro. Queste parole sono: "maasé ha-zedakà shalom", che di solito si traduce: le opere di giustizia portano pace. Ma "ha-zedakà" è un'espressione ebraica multivalente, o polivalente: "ha-zedakà" non vuol dire soltanto giustizia, vuol dire proprio gesti, azioni, che traducono quello che, prima, è la preghiera; quello che è l'ascolto si traduce in azioni, in "maasé", in atti, in opere che sono sì, di carità e per la giustizia, ma portano ed esprimono soprattutto finezza, amicizia, amore, fraternità. E allora ecco, questo è il programma, potremmo dire in sintesi, del "mondo di Sant'Egidio": agire, operare, non per convertire, perché in loro c'è sempre il rispetto di tutti, di ogni credo, di ogni ideologia, ma perché l'obiettivo finale sia quello della "Shalom"... ancora un'altra espressione polivalente ... vuol dire "pace" ma quella pace che si trova quando ci si scopre riempiti di amicizia, di comprensione, di rispetto soprattutto. Grazie.


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