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28 Marzo 2016

Paolo Ricca: "In mezzo al fragore delle bombe abbiamo bisogno di udire la voce di Pasqua: è risuscitato, è veramente risuscitato!"

La predicazione del pastore valdese alla preghiera di Sant'Egidio a Santa Maria in Trastevere

 
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 Lc, 24, 28-34

Il Signore è risuscitato. È veramente risuscitato!

Cari fratelli e sorelle,

abbiamo bisogno di sentircelo dire che Gesù è risuscitato, in questi giorni infausti, in cui tutto va dalla vita alla morte. Mentre qui c’è Gesù che va dalla morte alla vita.
Abbiamo bisogno di sentircelo dire che la via di Dio non è dalla vita alla morte, ma dalla morte alla vita.
Abbiamo bisogno di sentircelo dire ogni volta che scoppia una bomba: che sia quella che i droni teleguidati da chissà dove sganciano sulle città del Califfato o quella che i kamikaze fanno esplodere nelle nostre capitali, facendosi esplodere con loro. È sempre la stessa logica infernale, illudersi di risolvere i problemi della vita con la morte, di risolvere i problemi della pace con la guerra, di risolvere i problemi della convivenza con la violenza.
Abbiamo bisogno – in mezzo al fragore delle bombe – di udire la voce di Pasqua: è risuscitato, è veramente risuscitato! Questa è la via di Dio: non dalla vita alla morte, ma dalla morte alla vita.
In mezzo all’agghiacciante festival della distruzione e della morte, abbiamo bisogno di sentire l’annuncio di Pasqua, che parla non di morte ma di vita, non di terrore ma di amore, non di violenza ma di pace.
“Pace a voi” è il saluto che Gesù rivolge ai discepoli quando li incontra la sera di Pasqua.
Abbiamo bisogno di ricevere questo saluto anche noi, e questa sera lo riceviamo.
Gesù è veramente risuscitato!
Desidero fermarmi un istante su questo avverbio. Soltanto l’Evangelo di Luca – tra tutti e quattro – ha questo avverbio. Non dice solo che Gesù è risuscitato, ma che è “veramente” risuscitato.
Perché questo avverbio? Perché questo “veramente”?
Ci sono tre motivi almeno: il primo è che Gesù non è risuscitato apparentemente. Molti lo hanno pensato, molti hanno detto che la morte di Gesù è stata una morte apparente, come talvolta succede. E quella che noi chiamiamo risurrezione in realtà è stato semplicemente il risveglio da una morte apparente, una morte che non c’è stata. E quindi, se la morte  è stata apparente, anche la risurrezione è apparente. Ma il messaggio di Pasqua non è che Gesù è risuscitato apparentemente: ma è morto veramente ed è veramente risuscitato.
Un’altra interpretazione è questa: c’è chi dice che in fondo quello che le donne e poi i discepoli hanno visto è semplicemente il sepolcro vuoto. Ma l’assenza del corpo di Gesù non basta per dimostrare che Gesù e risuscitato: il suo corpo poteva essere stato trafugato, come sovente accade. La risurrezione quindi sarebbe una possibilità ma non una certezza: forse è risuscitato, forse no, non si sa. “Possibilmente” è risuscitato. Ma L’Evangelo di Pasqua è che Gesù è risuscitato “veramente”, non “possibilmente”.
E una terza interpretazione è quella che intende la risurrezione come un simbolo, un simbolo della primavera che ritorna, della natura che rifiorisce, delle energie vitali che riprendono vigore. Un simbolo anche della sopravvivenza di Gesù nel nostro ricordo. Ricordiamo il suo insegnamento, le sue parole, il suo esempio; invochiamo il suo amore. Saremo noi, col nostro ricordo, a risuscitare Gesù. La risurrezione sarebbe un simbolo del nostro ricordo di lui, che lo risuscita di generazione in generazione. Ma L’Evangelo di Pasqua è che Gesù è risuscitato “veramente”, non “simbolicamente”.
Dunque: non “apparentemente”, non “possibilmente”, non “simbolicamente” ma “veramente” Gesù è risuscitato. E vive nei secoli dei secoli.
La via di Dio non è dalla vita alla morte, ma dalla morte alla vita. Amen.

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