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19 Gennaio 2001

Raccolta in favore delle vittime del terremoto in Salvador

 
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Sabato 13 gennaio, alle 11,35 (ora locale) il Salvador è stato scosso da un violento terremoto - grado 7,6 della scala Richter – che ha avuto il suo epicentro a 105 Km a sud-est di San Salvador. Immediatamente dopo la prima scossa, durata più di 30 secondi, sono state registrate altre 569 scosse di assestamento, alcune delle quali molto violente. La terra ha continuato a tremare anche nei giorni seguenti. 

Il bilancio delle vittime aumenta di ora in ora ed ha già superato le 700 persone.

Sono più di 20.000 le persone rimaste senza casa o evacuate, 45.000 le case distrutte o danneggiate.

Riportiamo la testimonianza di Jaime Aguilar, responsabile delle Comunità di Sant'Egidio di El Salvador, raccolta poche ore dopo il terremoto. (15/01/2001)

Il terremoto è stato intenso e molto lungo e ha danneggiato e colpito tutto il paese. Quasi 8 gradi di intensità della scala Richter e 45 secondi di lunghezza! L'intensità è maggiore di quello del 1986 che fu un grande disastro. E' stato avvertito in tutto il Centro America.

In alcuni paesi e piccole città, anche molto vicine alla capitale, le frane hanno sepolto interi quartieri: si sa che vicino all'epicentro del sisma, che è stato nell'oceano vicino alla costa, ci sono 200 case completamente sepolte sotto la terra e le pietre; ci sono quindi molti dispersi e il numero delle vittime non è ancora chiaro, per ora si calcola che circa 1000 case siano andate distrutte in tutto il paese. A Santa Tecla, dove la collina è franata, seppellendo quasi interamente il quartiere, le case erano state costruite troppo addossate alla collina, senza rispettare le norme di sicurezza più elementari.

Nella capitale abbiamo visto alcune strade spezzate in due. Nel momento del sisma un bus è uscito di strada e purtroppo sono morti i passeggeri. Molti negozi hanno i vetri rotti, ma gli edifici più solidi non sono caduti.

Per fortuna nelle zone di baracche del Bambular e di San José, dove la comunità fa la scuola popolare con i bambini, non ci sono stati crolli, solo una gran paura. Le famiglie stanno bene, anche se preferiscono dormire fuori casa perché le scosse continuano e tutti sono pervasi da un gran senso di  insicurezza.

A Santa Ana è crollata l'antica Chiesa del Calvario. Faceva impressione vedere tutta la navata accartocciata! Per fortuna, in quel momento, alle 11,35 di mattina di sabato, non c'era gente, ma la chiesa è distrutta.

Da Cara Sucia, il villaggio dove la Comunità di Sant'Egidio ha ricostruito le case dopo l'uragano Mitch, mi è arrivata una telefonata di ulteriore ringraziamento. Infatti le scosse erano forti, ma le case, ben costruite, hanno resistito. Anche il pozzo intitolato a Sant'Egidio è tuttora integro. 

In queste prime ore si cerca di fare fronte all'emergenza: il Messico ha inviato degli esperti della protezione civile perché in queste prime ore bisogna cercare di tirar fuori la gente sepolta dalle frane, ma la preoccupazione sono anche le epidemie sempre latenti in Salvador, che possono esplodere in questi momenti di crisi.

Una donna nel cimitero di Santa Tecla Alcune zone del paese sono completamente isolate, perché non c'è energia elettrica e non funziona il telefono. E' probabile, quindi che le vittime siano molte di più.

Noi vogliamo portare al più presto il nostro aiuto dove c'è più bisogno.
Nelle prossime ore andremo a visitare le zone più colpite, per renderci conto di persona di cosa è successo e programmare un piano di interventi e di aiuto. 
Vi faremo avere appena possibile altre notizie.

Riportiamo la testimonianza di Jaime Aguilar, responsabile delle Comunità di Sant'Egidio di El Salvador, raccolta 4 giorni dopo il terremoto. (17/01/2001)

Ogni giorno che passa la situazione diventa più impressionante: aumenta il numero dei morti, dei dispersi e delle persone senza casa, luce, acqua, isolate, quotidianamente in attesa di qualcosa da mangiare, senza sapere che fare il giorno dopo.
Il dramma di questi giorni è grande, la disperazione di molti è grande. Molti hanno perso tutto, vivono il dolore di aver perso i loro cari e gli averi di tutta una vita.Ci dicevano, vedendo la casa in rovina: "Tutto è qui, la mia vita, il mio sforzo di molti anni…".
Si parla di cifre impensabili: 675 morti, 253 scomparsi, 45.000 evacuati, 2.500 feriti, decine di migliaia di persone colpite, bambini, adulti, anziani.
Le perdite alle infrastrutture sono ingenti, molte strade principali hanno avuto danni, frane, crepe che le hanno divise a metà. Questo blocca l'accesso a molti paesi, isolandoli.
Chi può esce per cercare cibo e aiuti. Ma le autorità sconsigliano di avventurasi, per la fragilità delle strade e i rischi di frane dovuti alle continue scosse di assestamento che non si sono ancora arrestate.
Fino ad oggi infatti continuano le scosse di 4°- 5° grado. Molta gente continua a dormire per strada, o scappa ogni volta impaurita dalle case per salvarsi dalla tragedia.
 Nonostante le difficoltà della rete stradale, siamo riusciti -  un gruppo di persone della Comunità di Sant'Egidio di San Salvador - ad uscire dalla città per visitare gli agglomerati di Armenia, all'occidente del paese, una zona molto colpita dal terremoto.
Nelle strade si incontrano solo detriti, pareti di case, portali antichi caduti in strada, la chiesa crepata nella facciata.
Molta gente che viene dalle zone rurali si rivolge ai centri di soccorso per sollecitare aiuti ai distretti più isolati.
Uno di questi, che abbiamo visitato, è una località chiamata "Las Brizas" (le brezze). Vi vivono 150 famiglie povere, la maggior parte senza senza acqua corrente, luce, né telefono. Qui il terremoto ha distrutto 30 case. Sono case costruite poveramente, con il tetto di tegole, che sono cadute giù. O meglio sono cadute le pareti lasciando le case come un patio con una tettoia, e lasciando gli abitanti esposti alle intemperie.
Le necessità sono grandi e richieste di aiuto arrivano da tutti gli angoli del paese. La gente si mobilita, i centri di raccolta stanno ricevendo aiuti dagli stessi cittadini e dall'estero. Allo stesso tempo, si rilevano grandi difficoltà organizzative.

Sentiamo che è necessario il nostro impegno come Comunità di Sant'Egidio, perché gli aiuti arrivino presto e direttamente a chi ha bisogno.
Abbiamo iniziato a raccogliere e distribuire viveri per alleviare la sofferenza e la fame di molte famiglie, molte delle quali conoscevamo già per la nostra presenza nelle zone più povere.

Inoltre, nella prossima settimana, continueremo i nostri giri nelle zone più colpite, per arrivare anche nelle località più isolate, dove non sono ancora arrivati aiuti.
Abbiamo fiducia che questa situazione passerà presto. Ma oggi vediamo  il Salvador distrutto, addolorato, angosciato, che piange i suoi figli e le sue figlie.
Abbiamo bisogno di gesti di solidarietà concreta, affinché il Salvador si possa rialzare e torni la speranza in tanti cuori.

 

 

Le immagini del terremoto

 


Santa Tecla
La frana che si è staccata dalla collina 
ha sepolto più di 500 case.


 
 


La chiesa del Calvario a Santa Ana


Sonsonate

   


Juayua


Berlín nel dipartimento di Usulután

 
Comasagua







 

Si lavora per portare i primi soccorsi

 

 

Decine di migliaia di persone sono senza casa

 

     

     



     

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