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MAR
01
1 Marzo 2000

Appuntamenti a Parma

 
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Il 1° marzo a Parma la Comunità ha organizzato tre incontri: una conferenza sulla pena di morte, la presentazione del libro "Il sapore dell'utopia" ed una preghiera per tutti i condannati a morte. E' Intervenuta Sister Helen Prejean.

2 marzo 2000

La mia battaglia sia con voi
Al PalaRaschi incontro tra gli studenti e l'autrice di «Dead man walking»
Sister Helen ai ragazzi: Firmate contro la pena di morte

 

Quando finalmente sister Helen s'incammina sul parquet del PalaRaschi, Bruce Springsteen ammutolisce di colpo negli altoparlanti, gli studenti smettono di ruminare patatine, si spengono battute e risatine di una mattina libera da compiti in classe e interrogazioni.

Eccola, suor Helen Prejean: giacca grigia, camicia candida con il colletto ricamato, una piccola croce al collo, caschetto pepe e sale, sorriso largo, aperto sotto gli occhiali. Una donnina lontana dal glamour hollywoodiano di Susan Sarandon, che nel '95 vinse l'Oscar impersonando proprio lei nel film di Tim Robbins Dead man walking, tratto dall'omonimo libro della suora.

Ma il carisma della vera Helen - quella voce che esce potente dal microfono, quel gesticolare ampio che accompagna un fiume di parole - ci ha messo poco a scoprirlo, ieri mattina, la platea degli studenti delle superiori di Parma, invitati all'incontro organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio.

Presentata dal sindaco Elvio Ubaldi, che la ringrazia «per quello che sta facendo a difesa della dignità umana» e da Mario Marazziti, della Sant'Egidio («sister Helen ci porterà in un luogo dove non siamo mai stati»), la suora cattolica parte dall'ultima tappa di un viaggio, cominciato tanti anni fa, tra i dead men walking. Vivi eppure già morti, perché la condanna è già scritta, non resta che aspettare.

«Ho assistito alle esecuzioni di cinque esseri umani. L'ultima, qualche giorno fa: una donna di 62 anni giustiziata in Texas». Era Betty Lou Beets, ribattezzata dai media la «vedova nera», giustiziata con un'iniezione di veleno per aver ucciso uno dei suoi cinque mariti. «Ho parlato con lei, il suo avvocato mi ha raccontato come stavano le cose», dice la Prejean, ma la scoperta del fardello di soprusi e violenze che Betty Lou si portava dietro fin da bambina non ha avuto il minimo peso né per la giuria che l'ha condannata né per il governatore Bush che ha rifiutato anche l'estrema domanda di grazia.

Ecco, il viaggio è partito, e i ragazzi entrano per mano a questa suorina cattolica nella tempesta dei sentimenti che scatena l'omicidio di Stato: nella disperazione di chi aspetta il boia, e in quella delle famiglie delle vittime.

«Negli Stati Uniti attualmente ci sono 3600 persone nel braccio della morte: sono tutti poveri. Il motivo? Non hanno i soldi per potersi permettersi un bravo avvocato». Moltissimi i neri, nove volte su dieci condannati per aver ucciso un bianco.

«In quanti hanno visto il film tratto dal mio libro?», domanda, e si stupisce davanti alla distesa di mani alzate. «How many people!». Racconta la sua battaglia dagli inizi («tutto è cominciato a New Orleans, quando mi hanno chiesto di scrivere a un detenuto). I fotogrammi del film si sovrappongono al racconto: questa storia in tanti la conoscono già. C'è un condannato a cui lei starà vicina fino agli ultimi istanti. «Gli dissi: "Io non posso permettere che tu muoia da solo. Tu guarda il mio viso, io guarderò il tuo"». Era il 1984: «Da quel momento anch'io ho portato la faccia di Patrick con me. Da quel momento ho pensato di vivere per questo, per togliere questo orrore».

La battaglia adesso ha uno scopo preciso: la campagna mondiale per chiedere una moratoria, che faccia sospendere tutte le sentenze capitali. La Sant'Egidio ha raccolto due milioni di firme in un anno, e punta ai tre milioni. «Non è impossibile vincere: 25 anni fa, solo 40 Paesi erano senza la pena di morte. Adesso sono 90».

Suor Helen insiste: spesso la morte sbaglia bersaglio: «Nell'ultimo anno 87 persone negli Stati Uniti sono state rilasciate dai bracci della morte, scagionate da nuove prove». La pena capitale non è un deterrente: «Gli Stati che non ce l'hanno negli Usa hanno la metà degli omicidi». Distrugge la dignità umana.

Sister Helen rilancia anche i dubbi («Se i colpevoli muoiono, pensate che i familiari delle vittime trovino la pace?»). I ragazzi li raccolgono, cominciano a far domande. Cosa ne pensa della campagna Benetton? «Mostra i visi dei condannati sui cartelloni. Guardarli in faccia è sempre un progresso, permette di far capire che lì c'è un essere umano». I politici Usa come la pensano, ora che si avvicinano le presidenziali? «Ne ho incontrato molti che mi hanno detto: sono contrario alla pena di morte, ma non posso dirlo pubblicamente». Cosa propone come alternativa? «L'alternativa alla morte è solo una: la vita».

Poi «sister» saluta tra gli applausi, la calca comincia a premere sulle porte a vetri del palazzetto. Gruppi di ragazzi aspettano qualche minuto ancora: il tempo di compilare un foglietto prestampato, la schiena di un amico che fa da scrittoio, e così quei tre milioni di firme sono un po' più vicini.

Laura Frugoni

 

 

Con i volontari di Sant'Egidio a soccorrere i più umili
Storia di un'amicizia tra la suora e la Comunità

 

Sorride sister Helen Prejean mentre attende paziente l'inizio della conferenza - ieri pomeriggio in un cinema D'Azeglio gremito -, in anticipo per la presentazione del libro «Il sapore dell'utopia» di Angelo Montonati. Sorride a tutti sotto quel suo caschetto color cenere, le maniche perennemente rimboccate quasi a testimoniare di un dinamismo instancabile che da anni la porta in giro per il mondo a gridare il suo no alla pena di morte.

Quella vera e propria centrale di «diplomazia informale» per la pace che è la Comunità di Sant'Egidio si guarda allo specchio con un libro (editrice Monti) dove a parlare sono i suoi fondatori, e nel giorno in cui il libro è presentato a Parma sister Helen è lì, a ringraziare per il contributo che la Comunità ha dato e sta dando alla campagna contro la pena di morte, che è prima di tutto una campagna contro la violenza. «La storia degli Stati Uniti - spiega la suora - è in fondo una storia di violenza, a partire dalla costruzione dello Stato e dalla schiavitù. La gente non riflette sulla pena di morte, la sente come una cosa astratta e lontana, e i politici pensano solo a correre dietro all'opinione pubblica».

Parla di come ha cominciato a corrispondere con i carcerati nei bracci della morte, di come si sia avvicinata al mondo dei poveri e del suo rapporto sempre più intenso con la Comunità. «Il Natale scorso l'ho passato nella chiesa di Santa Maria in Trastevere a servire ai poveri il pranzo con i volontari di Sant'Egidio - ha detto - e sono rimasta veramente colpita dal profondo rispetto, dalla dignità e dall'amicizia che veniva dimostrata verso ognuna di queste persone».

Per Mario Marazziti della Sant'Egidio, il libro presentato ieri è «una specie di percorso biografico che narra la storia di persone che hanno voluto essere a fianco dei più deboli, forti della preghiera e del Vangelo». Quel Vangelo in nome del quale, ha ricordato Giancarlo Bianchini, «trent'anni fa giovani liceali sono andati nella periferia di Roma per stare fra i più poveri, e oggi si impegnano in tante parti del mondo afflitte dalla guerra».

f. ban.

 


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