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7 Febbraio 2001

Roma - Celebrazione per il 33° anniversario della Comunità di Sant’Egidio

 
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La Comunità di Sant’Egidio ha celebrato il 33° anniversario della sua fondazione, con una liturgia eucaristica presieduta dal card. Camillo Ruini, Vicario Generale di Sua Santità e Presidente della Conferenza Episcopale, nella basilica cattedrale di Roma, San Giovanni in Laterano, alle ore 18,30.

Omelia pronunciata dal card. Camillo Ruini
Roma - Basilica di San Giovanni in Laterano

       

 

Eminenze, 
eccellenze, 
reverendi fratelli rappresentanti delle altre Chiese e confessioni cristiane, 
signori ambasciatori, 
illustri autorità, 
cari fratelli e sorelle,

è per tutti noi motivo di gioia che la Basilica Lateranense ci veda riuniti per ringraziare il Signore per la Comunità di Sant'Egidio, proprio nel giorno del suo anniversario di fondazione. E' significativo per voi, cari amici di Sant'Egidio, celebrare la vostra festa in questa basilica di S. Giovanni in Laterano, al termine del grande giubileo, quasi per guardare al futuro e chiedersi come tenere ancora più spalancate le porte della divina misericordia. Oggi la basilica ha aperto le sue porte soprattutto per voi e vedo in questo come un abbraccio della Chiesa di Roma per tutta la Comunità di Sant'Egidio. Anch'io mi sento personalmente partecipe di questo abbraccio ricordando il vostro impegno ecclesiale qui a Roma e in Italia. Dell'ampiezza di questo abbraccio è segno anche la presenza di numerosi amici, tra cui tanti cardinali, vescovi, sacerdoti, parroci.

Proprio a Roma, 33 anni fa, la Comunità di Sant'Egidio ha iniziato a muovere i suoi primi passi. Il Concilio Vaticano II era stato appena celebrato e un nuovo spirito cominciava ad animare la vita della Chiesa. Potremmo dire che proprio in quel clima suscitato al Concilio risuonò sulle sponde del Tevere la parola evangelica che abbiamo ascoltato questa sera: "Duc in altum", prendi il largo, prendete il largo. Gesù lo disse ai primi discepoli sulle rive del mare di Galilea, mentre saliva con loro nella barca: "Andiamo al largo". Ed essi, che pure non avevano pescato nulla quella notte, ubbidirono a quella parole e presero il largo. L'evangelista nota subito che, avendolo fatto, presero una grande quantità di pesci.

La vostra comunità è nata a Roma ed è profondamente innestata nella vicenda ecclesiale di questa città. Roma, la Chiesa e la città hanno segnato la vostra esperienza, seppure essa sia approdata in tanti altri paesi. Dal 1986 siete riconosciuti come una Associazione Pubblica Internazionale da parte della Santa Sede, ma restate pur sempre una realtà intimamente ed ecclesialmente romana. Vi ha detto Giovanni Paolo II nel 1986: "Dove ci sono le Comunità di Sant'Egidio, sono sempre di Roma". In un certo senso la vostra comunità ha espresso qualcosa di profondo della tradizione di questa nostra Chiesa: l'accoglienza nella carità. Si tratta dell'apertura a livello universale, connessa in maniera profonda col ministero del Vescovo di Roma; ma è anche l'accoglienza ai più deboli. Questa è stata Roma durante il grande giubileo: una città dell'accoglienza, senza mura, a partire dalla fede cristiana. Tale può e deve essere il suo futuro.

Il papa vi ha detto: "L'opzione per i poveri è l'opzione per il Vangelo, opzione di Cristo e per Cristo". La sua opzione era quella per i poveri. Questa opzione per i poveri era sempre opzione per lui, per Cristo, in qualsiasi secolo, in qualsiasi situazione, paese ed epoca. L'opzione per il Vangelo, per Cristo, l'opzione per i poveri hanno sempre accompagnato il cammino della vostra comunità in maniera inscindibile. Sono l'eredità del Concilio, la connessione tra il servizio ai poveri e la scelta personale per Cristo è evidente e caratteristica, anzi la scelta per Cristo nutre l'amore per i poveri e ogni servizio.

Che la scelta per Cristo nutra ogni servizio lo manifesta un'altra caratteristica della vostra vita e della vostra spiritualità: la preghiera serale di ogni giorno che raccoglie parecchi membri della Comunità a S. Maria, a S. Bartolomeo, a Trinità dei Pellegrini oltre che in altri luoghi della città. C'è infatti un aspetto orante della Comunità di Sant'Egidio nella città di Roma. So bene che vi raccogliete in parecchi luoghi per pregare, soprattutto nei centri che avete nelle grandi periferie di Roma: la preghiera giunge alla fine della giornata, dopo l'impegno professionale o il servizio agli altri. La preghiera, specie a Trastevere, è diventato un luogo di accoglienza per migliaia di persone e per i pellegrini ed altra gente desiderosa di incontrare il Signore.

Lo stesso Santo Padre, nella lettera "Novo millennio ineunte", esortando le comunità cristiane a diventare scuole di preghiera, ha scritto: "L'esperienza di tanti gruppi cristianamente impegnati, anche a forte componente laicale, lo dimostra. La vostra è la preghiera dei discepoli che al termine del giorno tornano a raccogliersi intorno al loro maestro. La preghiera e l'ascolto del Vangelo sono infatti l'anima della vostra vita. Avete sperimentato quanto vi sostenga la preghiera nelle difficoltà e nelle fatiche, quanto sia una compagna fedele nella crescita e nella maturazione.

E' dalla preghiera, è dall'ascolto del Vangelo che si è sviluppata la nostra vita comunitaria lungo le strade di questa e di tante altre città del mondo.

Il Convegno della Chiesa italiana a Palermo nel 1995, ha riflettuto proprio sulla connessione tra il Vangelo e la testimonianza della carità. In quell'occasione il papa ha detto: "L'incontro con Dio nella preghiera immette nelle pieghe della storia una forza misteriosa che tocca i cuori, li induce alla conversione e al rinnovamento e proprio per questo diviene una potente forza storica di trasformazione delle strutture sociali".

La vostra esperienza conferma che la forza della preghiera immette nella coscienza umana e nelle pieghe della storia energie insperate, sorprendenti per le stesse persone che ne sono toccate.

Cari amici di Sant'Egidio, come accade a chiunque ascolta il Vangelo, avete potuto sperimentare il miracolo di tanti fratelli e sorelle che hanno allargato i confini della comunità oltre a Roma e oltre l'Italia, rendendola presente oggi in tanti paesi del mondo. Questa sera, raccogliendo idealmente tutte le vostre comunità, ringraziamo il Signore per la sua opera con uno stupore simile ai primi pescatori di Galilea, per la pesca che avevano fatto.

Sì, è lo stupore per le opere che il Signore ha compiuto attraverso la Comunità di Sant'Egidio. Dopo più di trent'anni siete presenti in più di 60 paesi. La Comunità, pur tra opere molteplici e impegnative, non ha dimenticato il primato della comunicazione del Vangelo. Sappiamo bene che se la fede senza le opere è morta - come dice la Lettera di San Giacomo - la comunicazione del Vangelo è la prima opera, è la missione essenziale della Chiesa. E' un'opera che all'inizio di questo nuovo secolo, diviene sempre più urgente. C'è bisogno dell'impegno forte e vigoroso di ogni comunità cristiana perché il Vangelo sia annunciato alle donne e agli uomini di questo mondo, perché non sia emarginato dalla cultura e dalla vita. Del resto, solo il Vangelo può salvare il mondo dalla chiusura e dall'imbarbarimento; solo il Vangelo è capace di accendere l'amore nel cuore degli uomini.

Dalla preghiera, oltre all'evangelizzazione, si è sviluppato l'impegno della carità che caratterizza in modo particolare il carisma di Sant'Egidio.

Come non ricordare quella specie di cittadella che si è creata a Trastevere, esempio di come il vangelo e la carità possano incidere anche nel contesto sociale e umano della città. Accanto alla basilica di S. Maria in Trastevere, divenuta un santuario prezioso di preghiera, sono cresciute numerose opere di carità: la mensa per i poveri, la casa per i bambini, quella per gli stranieri, quella per i senza fissa dimora, quella per gli anziani.

Ma, ancora di più, la presenza della Comunità è preziosa nelle periferie. Lì è sostegno per i più poveri, per i più soli, per gli anziani. I vostri centri sono speso una ricchezza nella vita difficile di parecchi quartieri di Roma in comunione con altre testimonianze ecclesiali. Più volte ho potuto constatarlo di persona visitando le parrocchie: voi, cari amici della comunità, manifestate - vivendola - la stretta connessione tra il Vangelo e la carità. E' un modo originale e prezioso di vivere oggi la Chiesa. Per riprendere l'immagine evangelica, questa connessione tra Vangelo e carità, rende più larga e al contempo più forte quella rete che gli apostoli - divenuti pescatori di uomini - gettarono nel mare della vita.

Il papa, che tante volte vi ha esortato a continuare su questa via della carità, nella sua Lettera Novo Millennio Ineunte, si rivolge a tutte le comunità cristiane perché inizino questo nuovo secolo come testimoni dell'amore. E' una priorità nella vita della Chiesa: il papa ci invita a scommettere sulla carità e potremmo dire che voi, fin dall'inizio, avete scommesso sulla carità. I frutti si vedono e sono noti a tutti. Dal Vangelo della carità infatti nasce una cultura della vita, un senso di responsabilità sociale, uno spirito di ricerca che portano l'impronta dell'amore e della fede.

La vostra testimonianza, cari amici di Sant'Egidio, dà concretezza alle parole del papa che dice: "Questa è l'ora di una nuova fantasia della carità".

La storia della Comunità di Sant'Egidio con un suo cammino proprio si iscrive pienamente nella dinamica ecclesiale che il Concilio ha suscitato. L'impegno della Comunità di Sant'Egidio per gli altri e per i poveri ha rappresentato una cultura della vita, differente da quella tanto diffusa della soddisfazione dei propri bisogni, dell'edonismo, del vivere per sé, dell'idolatria consumista. Questa cultura della vita, ispirata dalla fede, è una sapienza personale ma, vissuta insieme, in tanti, nella Chiesa, rappresenta anche un'anima per la nostra società che spesso appare secolarizzata, indifferente, ripiegata su di sé. Questa cultura ha trovato linguaggi sempre più adatti ad esprimerla, a testimoniarla, a manifestarla. Ho in mente, proprio rispetto a Sant'Egidio, l'impegno di una cultura della solidarietà.

Desidero ricordare un altro aspetto della vita di Sant'Egidio questa sera: l'aspetto dell'incontro e del dialogo. Sant'Egidio, a Roma e in altre parti del mondo, ha vissuto con passione questo spirito di dialogo, questa cultura cristiana dell'incontro, sia nel campo ecumenico come in quello interreligioso e nel dialogo con i diversi esponenti e le diverse anime con la cultura che chiamiamo laica. Questa attività ha trovato la sua espressione più evidente nella continuazione del cammino di Assisi, iniziato da Giovanni Paolo II nel 1986. In quella memorabile manifestazione di preghiera con la presenza di rappresentanti delle Chiese cristiane e delle grandi religioni mondiali. Non mi dilungo su questa attività che ha avuto momenti significativi di carattere ecumenico per l'intera Chiesa. Voglio però ricordare che l'origine di questa cultura del dialogo è proprio il Vangelo della carità che manifesta l'identità fondamentale del cristiano che si pone di fronte al Signore soprattutto nella preghiera. Questa passione per il dialogo e per l'incontro è una sapienza sempre più necessaria in questo nostro tempo. I cristiani devono affrettare i loro passi verso l'unità e le grandi religioni devono intraprendere quella via che tende, come afferma il Concilio, verso l'unità della famiglia umana.

Cari amici di Sant'Egidio, avete vissuto in questi anni una dinamica profonda della vita cristiana: dalla preghiera e dalla carità è scaturita una cultura della vita che ha trovato un suo linguaggio sociale, ecumenico, di dialogo e di pace. Lungo questa strada avete riscoperto e comunicato valori cristiani; ovunque il Signore vi ha condotto egli vi ha fatto davvero pescatori di uomini, e pescatori originali. La vostra esperienza rappresenta infatti un carisma per la Chiesa di Roma, un carisma che il Signore vi ha dato per questa città e per il mondo.

Non posso ricordare dettagliatamente la crescita della Comunità di Sant'Egidio in vari paesi europei, latino americani e particolarmente in Africa e neppure posso enumerare quanti di coloro che soffrono per il dramma della guerra hanno bussato e continuano a bussare alla porta di Sant'Egidio, sperando di trovare spiragli di pace o almeno la via del dialogo.

Proprio alcuni giorni or sono, a testimonianza del significato del vostro lavoro, vi è stato conferito un prestigioso riconoscimento dell'UNESCO, il premio Houphouet Boigny per la Ricerca della Pace. Abbiamo appena attraversato la soglia del nuovo secolo. Quella parola dell'inizio - "Duc in altum": "Prendi il largo" - risuona per voi anche oggi, cari amici di Sant'Egidio, direi, anzi, che risuona ancora più forte.

Questo inizio di millennio è un tempo di maturità per la vostra comunità ed è anche, sotto certi aspetti, un nuovo inizio per il nostro mondo. Il Signore certamente vi chiama a continuare a coltivare le sponde di oggi, già così ricche, ma vi rivolge anche l'invito perché prendiate il largo, perché allarghiate i confini della carità. Ciascuno di noi certo deve stare sempre ai piedi del Signore per riconoscere, come Pietro, la propria pochezza e povertà. Ma, proprio per questo, deve anche ascoltare la parola rivolta a Pietro e ai discepoli: "Non temere".

Sì, cari amici, non temete, il Signore vi fa pescatori di uomini, pescatori degli uomini e delle donne del terzo millennio. Egli vi ha preservati e vi ha fatti crescere perché dall'inizio di questo nuovo tempo diventiate pescatori di uomini. Andate al largo a comunicare ai popoli il Vangelo dell'amore.

Maria, salvezza del popolo romano e prima fra tutti i credenti, vi sia di guida. Nessuno come lei ha annunciato Cristo al mondo; non lo ha detto soltanto, infatti, ma lo ha dato. Vi accompagniamo con l'affetto, con la preghiera e con una grande fiducia.


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