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24 Luglio 2007

In Albania, dove l’estate di solidarietà è una tradizione che dura da 13 anni

 
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Dal 7 luglio scorso hanno cominciato ad arrivare i primi gruppi della Comunità di Sant’Egidio che anche quest’anno danno vita alle attività di solidarietà nelle città e nei villaggi albanesi che hanno preso il nome di “Estate di solidarietà”.

Un paese cambiato

Questo è il XIII anno: nel 1995, quando questa tradizione di amicizia ha preso inizio con un gruppo relativamente piccolo di persone, l’Albania era un paese diverso da oggi. Rurale e pieno di villaggi di montagna sprovvisti un po’ di tutto. Oggi l’Albania si sposta “tutta intera” verso le città. Tirana è divenuta, rispetto a 10 anni fa una “metropoli”, fortemente attrattiva per tutti quelli che dalle montagne o dai villaggi rurali riescono a “scendere” e a sistemarsi in qualche modo in attesa di tempi migliori. Anche le altre città - Scutari, Durazzo, Lezha – hanno conosciuto un grande sviluppo. Ormai l’Albania si concentra tutta qui.
Tuttavia, chi non riesce a “scendere in città” continua ad essere privo di tutto, sempre più emarginato da tutti.

Dalle montagne alle periferie delle grandi città

L’estate di solidarietà si è “adeguata” negli anni a questi cambiamenti.
Il piccolo gruppo iniziale di “amici dell’Albania” si è allargato. Quest’anno, sono più di 300 i giovani e non coinvolti nell’estate di solidarietà.
Le destinazioni sono i villaggi più poveri, intorno a Lezha. Maleçai, Shen Koll. Barbulloj, Bregdeti e altri. Ma anche città un tempo importanti e ora “marginali” come Berat. 
Accanto ai più piccoli, ultimi fra gli ultimi come ovunque: gli zingari. A Tirana, ma anche a Pogradec, a Elbasan, a Durazzo.
Le periferie sono da sempre nel cuore della comunità. Lo stesso cuore conduce a Kams, a Qessaraka, a Berxhite, nuove e vecchie periferie di una Tirana che accoglie ancora con molta difficoltà i suoi nuovi abitanti. 
E’ proprio qui che è stata avviata la registrazione anagrafica di alcune decine di bambini rom, che – a causa delle difficoltà burocratiche e dei costi della registrazione – rischiavano di rimanere “invisibili”.
Quello della registrazione anagrafica dei bambini è un tema che sta molto a cuore alla Comunità: quest’anno è stato oggetto di impegno da parte dei più giovani del Paese dell’Arcobaleno, mobilitati per garantire la registrazione dei bambini in Africa, dove il problema è più drammatico. Ma anche in Albania – in particolare tra gli zingari - abbiamo scoperto bambini che rischiano di restare privi dei diritti più elementari, anche se vivono nel cuore geografico del continente europeo.

Fino ai grandi istituti psichiatrici

Prosegue e cresce anche l’amicizia con altri “inapparenti”: gli istituzionalizzati nelle grandi istituzioni psichiatriche. A Tirana, ma anche a Elbasan, nei due grandi manicomi del paese. E a Durazzo, in un istituto per handicappati già visitato lo scorso inverno. Qui verranno donati alcuni presidi sanitari (soprattutto carrozzine) raccolte dalle comunità siciliane grazie al sostengo di tanta gente di buona volontà.


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