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19 Marzo 2001

Comunicato in difesa dei senza fissa dimora

 
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19/03/2001
COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO
POLVERONI E SOGLIA MINIMA DI CIVILTA’ PER I POVERI A ROMA
Comunicato della Comunità di Sant'Egidio in difesa dei senza fissa dimora

       

 

 

Per quegli strani fenomeni della comunicazione, all’improvviso, oggi, è sembrato – grazie a notizie di stampa – che il Commissario straordinario Mosino avesse vietato la permanenza di persone senza dimora, nomadi e immigrati nel centro storico della Capitale, secondo l’usurata formula della cosiddetta “tolleranza zero”. Il tutto per evitare il degrado urbano e favorire il decoro di una zona di particolare importanza artistica e archeologica.
A una verifica si è potuto appurare che si tratta di un’ordinanza (la n.59) del 9 marzo, riguardante non il Centro storico ma la zona dell’Esquilino e di Colle Oppio. La successione delle notizie e il contenuto dell’ordinanza, non possono – anche nella versione “ridotta” - non creare preoccupazione, nell’interesse stesso della città di Roma. L’ordinanza è motivata dalla “richieste dei cittadini”. Ci auguriamo che anche queste osservazioni vengano ritenute “richieste di cittadini”. E non dettate da interessi di parte.

E’ grave e pericoloso (tanto più in un clima preelettorale che si sta già rivelando particolarmente caldo) invocare tolleranze zero e indicare misure che vanno a colpire la parte più in difficoltà della popolazione presente a Roma senza mettere in atto (prima e non dopo) misure efficaci volte a ridurne il disagio. 
Il degrado che si vuole evitare o eliminare si inizia a rimuovere togliendo da condizioni umilianti chi è costretto a viverci e non lasciando nel bisogno, ma altrove, chi è in povertà estrema.

E’ grave e pericoloso ipotizzare un “regime speciale” per Colle Oppio-Piazza Vittorio e per il Centro storico, vietandolo (come senza ricorrere a discriminazioni odiose?) alla libera circolazione delle persone più bisognose quando proprio nel Centro è allocata la maggiore disponibilità di aiuto per chi vive in strada e chi è scivolato sotto la soglia della povertà.

E’ grave e pericoloso un approccio ai problemi della povertà in soli termini di ordine pubblico e repressione, che rischia di rendere ancora più difficile e problematico l’intervento di quanti da anni sono impegnati a costruire un clima di vivibilità nella città di Roma attraverso servizi insostituibili come le mense di Colle Oppio e i servizi presenti in altri quartieri, ma soprattutto nel Centro storico. 

E’ triste vedere la mobilitazione di cittadini e la sollecitudine delle istituzioni contro il cattivo odore di esseri umani costretti a vivere come animali e l’assoluta tolleranza degli stessi cittadini e delle stesse istituzioni per il cattivo odore (e quant’altro riempie i marciapiedi) ad opera di animali infinitamente più numerosi e tutti con una casa e un pasto assicurato.

Il decoro della città è un valore importante ma senz’altro più rilevante è il livello di civiltà che la Capitale intende offrire. 

La città del grande Giubileo del 2000 è chiamata a offrire soluzioni degne per le persone che gravitano sulle strade: almeno qualche centro di emergenza in più, un’assistenza alloggiativa che non abbia il volto imbarazzante di certi residence, dei punti di appoggio con docce e bagni, depositi bagagli, il minimo, in qualche punto della città.

Soluzioni degne e non interventi di cartapesta, che spostano da un quartiere all’altro i problemi incoraggiando la deresponsabilizzazione della popolazione e l’idea che sia normale scaricare su altri i propri “fastidi”. 

Il Commissario straordinario ha poco tempo e sappiamo che non può fare miracoli. 

Ci auguriamo però che possa contribuire a far crescere il clima della convivenza civile e la tolleranza nella nostra città e non il contrario. Senza incoraggiare, neppure involontariamente, un’idea di pulizia che va a danno dei più deboli.


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