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26 Aprile 2010

Wurzburg: Liturgia presieduta da mons. Robert Zollitsch, arcivescovo di Friburgo e presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, nella Franziskanerkirche

 
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Domenica 25 aprile l´arcivescovo della diocesi di Freiburg, Dr. Robert Zollitsch, presidente della conferenza episcopale tedesca, ha celebrato una liturgia solenne con la Comunità di Sant'Egidio nella chiesa dei francescani a Würzburg.

Fra i 500 fedeli erano molti amici della Comunitá, anziani, membri del movimento Gli amici e stranieri del movimento Genti di Pace.

Dopo la liturgia l´arcivescovo ha salutato alcuni di loro nel chiostro delle chiesa.

 

     

 

 Omelia di mons. Robert Zollitsch (DE)

La pastorale nel nostro tempo.

Care sorelle e fratelli nella comunità dei credenti,
la quarta domenica del tempo di Pasqua viene comunemente chiamata “la domenica del buon pastore”. Questo nome nasce dalle letture che in questa domenica vengono annunciate, dove Gesù appare come il buon pastore che si prende cura delle pecore che gli sono affidate. Nel Vangelo di Giovanni abbiamo ascoltato le incoraggianti parole di Gesù: “Le mie pecore ascoltano la mia voce (…) Io do loro la vita eterna e non andranno perdute  in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.” (Gv 10, 27). Un messaggio pieno di speranza e di coraggio, segnato da fede e  devozione.
Noi possiamo aspettarci tutto da Dio; egli si prende cura di noi, conosce tutto quello di cui abbiamo bisogno. Questo ci risolleva e ci permette di camminare lungo i sentieri della nostra vita pieni di fiducia. Dio è vicino e ci dà tutto ciò che è necessario per vivere.
Il fatto che Gesù Cristo si manifesti come il “buon pastore” non può essere per noi, come chiesa, senza conseguenze. Perché se noi vogliamo vivere e agire seguendo il suo esempio, allora noi stessi siamo chiamati come chiesa a raccogliere questa immagine e ad imitarla nelle nostre azioni.
Non a caso il lavoro della chiesa viene detto “pastorale” ed il prete viene detto “pastore”. Entrambe le parole derivano dalla parola latina “pastor”, pastore.
Qui nasce un problema di fondo della chiesa: cosa succede nella chiesa quando i pastori, le guide ufficiali sono poche? Chi custodirà quest’immagine così potente per trasformarla in una chiesa sensibile, compassionevole, capace di indicare il cammino? Non è forse sempre più lontana la preoccupazione delle anime dai credenti? Dove il singolo può fare questa esperienza e scoprire che esiste una cura pastorale nella chiesa?
Queste domande interessano molti nella nostra chiesa ed è per questo che la 4° domenica del tempo di Pasqua è anche il giorno in cui siamo invitati in modo particolare a pregare per le vocazioni. Perché noi tutti sentiamo come ci sia bisogno della pastorale nella chiesa e come sia necessario ricordare nella preghiera questa richiesta e portarla davanti a Dio. Vi invito a farlo anche oggi in questa liturgia, ma allo stesso modo vi invito custodire questa preghiera per le vocazioni nel cuore anche nel tempo a venire, una preghiera per incoraggiare i giovani ad ascoltare la parola di Dio ed a seguire la sua chiamata.
La domanda della pastorale ha però anche una dimensione più profonda.
Già sette anni fa, ho poi tenuto, come responsabile del personale del consiglio parrocchiale un discorso che aveva il seguente titolo provocatorio: "Quando le pecore diventano pastori”. Se da un lato può apparire una contraddizione e dall’altro fa sorridere, c’è invece un significato più profondo.
Lì dove sono pochi i pastori nominati ufficialmente, proprio lì, quelli che erano affidati alle loro cure diventano sempre più quelli che si prendono cura degli altri. E’ qui che si coglie –quasi inavvertitamente- un cambiamento che ha trasformato il volto della Chiesa in modo drammatico.
E’ una grande sfida per tutti noi: perché di certo non si diventa pastori o aiutanti-pastori nel giro di una notte. Questo richiede una pratica individuale, bisogna andare alla scuola del Buon Pastore che ci guida per il giusto cammino, e ci include nel suo servizio. E’ fondamentale per noi come chiesa accettare questa sfida e ricordarci di ciò che già da lungo tempo è scritto nei documenti del Concilio Vaticano II, e che troppo spesso è rimasto nell’oblio: che tutti, preti e laici, siamo immagine della chiesa e che ciascuno ha il compito di vivere e comunicare il vangelo di Gesù Cristo. Ciascuno ha le competenze che può far fruttare nella sequela a Gesù. Nel decreto del Concilio sull’apostolato dei laici è scritto: “dalla ricezione di questi carismi, anche dei più semplici, cresce  in ogni credente il diritto e l'obbligo di utilizzarli nella Chiesa e nel mondo per il bene degli uomini e per la costruzione della chiesa.” (AA 7)
Molto si potrebbe dire per dimostrare come questo sia il fondamento stesso della missione di Gesù Cristo, cioè che ciascuno può dare il suo contributo per costruire una chiesa viva, forte, presente per gli uomini. L’urgenza  non è quella di distinguere tra la chiesa ufficiale e il popolo di Dio; solo quando tutti insieme daremo ciascuno il suo contributo allora diventeremo immagine della chiesa, diventeremo comunità di credenti inserita nella sequela a Gesù.

Care sorelle e fratelli della Comunità di Sant’Egidio,
è proprio da qui che il vostro fondatore, Andrea Riccardi, ha iniziato. Il suo esempio mostra chiaramente come anche e soprattutto i laici possano partecipare in un certo senso al servizio pastorale nella chiesa. Ci dimostra come possano nascere grandi cose nel momento in cui ci lasciamo toccare dal Vangelo e ci comportiamo di conseguenza. Egli realizza ciò che il fondatore di Taize, Frere Roger Schutz, ha affermato in questa breve frase: “Vivi ciò che hai capito del Vangelo!”. Questo semplice compito può essere per il mondo un grande segno di speranza. Ed il fatto che nessuno è troppo debole, troppo giovane o troppo piccolo per realizzare questo compito, ce lo dimostra Andrea Riccardi con la sua stessa vita. Da studente, nel 1968 ha fondato insieme a studenti e compagni di scuola, la vostra iniziativa. Senza molta preparazione. Con pochissime risorse. Ma con grande fede in Dio e con la fiducia necessaria per lottare per Gesù Cristo! E quale grande movimento è nato da questo: l'impegno per la pace nel mondo, la radicale amicizia vissuta con i poveri, come anche il vostro impegno personale qui a Würzburg per chi ha bisogno di aiuto. Non sono certo cose ovvie. Sono frutti della fede e dello spirito che crescono li dove ci affidiamo completamente  a Gesù Cristo, e da Lui ci lasciamo guidare e conoscere: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. (MT 25)
Così si è comportato Andrea Riccardi e non a torto è divenuto per molti come un pastore, perché è andato avanti per dare voce oggi a Gesù Cristo. Ed attraverso il suo esempio ha incoraggiato molti, direttamente o indirettamente, a fare altrettanto: assumersi la responsabilità che viene dalla fede ed attraverso l’amicizia con Gesù Cristo cercare l’amicizia con tutti gli uomini. La testimonianza che in questo modo viene portata dalla fede e che voi con grande fedeltà date qui a Würzburg, rende il messaggio di noi cristiani autentico. Perché non basta dire belle parole sulla pace, senza lavorare concretamente per essa. Non è sufficiente dimostrare il valore della vita con dibattiti e discussioni per poi lasciare la gente sola con la sue preoccupazioni. Tutte queste cose sono importanti: è la missione del Vangelo. Ma ancora più importante è il nostro compito di mostrare ogni giorno come noi viviamo tutto ciò da cristiani. Che stiamo accanto ha chi ha bisogno del nostro aiuto; che attraverso le nostre azioni possiamo aiutare la soluzione dei conflitti. E’ così che mostriamo come viviamo la nostra fede; è così che riconosciamo come il messaggio del Vangelo non solo deve essere accettato –fatto importante- ma soprattutto deve essere anche vissuto! E sono grato che voi viviate questo ogni giorno nella vostra Comunità. Che voi, in questi tempi così difficili per la chiesa, mentre noi ci confrontiamo con il suo lato più buio, che voi ci mostrate dov’è che conduce l’impegno per la fede. Se in questi giorni noi cerchiamo e lavoriamo correttamente per il rinnovo della chiesa, ciò non può che condurci su questa strada: vivere il Vangelo rinnovandoci ogni giorno.

Care sorelle e fratelli,
cosa manca a che ciò si realizzi? Due cose credo. Da una parte serve uno sguardo vigile sulla nostra società. Dobbiamo guardare ai problemi che pesano sull’anima delle persone. Quali i motivi di malcontento che devono affrontare. E poi se davvero vogliamo seguire le orme di Gesù c’è una seconda cosa da fare. Non dobbiamo iniziare subito cercando di migliorare tutto in fretta. Innanzitutto abbiamo bisogno di un luogo dove ristorare noi stessi e per rafforzare quello che facciamo. Ecco perché è così prezioso che voi non iniziate con le buone azioni, ma abbiate messo al primo posto la preghiere e l’Eucarestia celebrata regolarmente insieme. Solo se mi lego al Buon Pastore, se a Lui mi rivolgo, allora sono in grado di agire in suo nome! Spesso si trascura quanto sia importante tenere viva la sorgente della nostra vita. L’incontro con Gesù Cristo, la preghiera quotidiana, la comunità dei credenti: ecco cos’è che ci da la forza per lavorare per gli altri. Altrimenti corriamo il pericolo di diventare un gruppo sociale come tanti, che pirma o poi diventano scambiabili. La nostra forza e la nostra missione vengono da Gesù Cristo che non vuole donare la salvezza solo agli uomini sulla terra, ma anche a coloro che sono morti. Per questo care sorelle e cari fratelli, abbiamo molto da dare agli uomini; possiamo donare speranza e vera consolazione! Sono contento e grato che voi di Sant’Egidio viviate tutto questo qui a Würzburg e in tutto il resto del mondo con numerosi progetti. Così voi fate in modo che in questo nostro tempo ci siano tanti “aiuto-pastori” che conducono gli uomini al nostro Buon Pastore e aiutano a vivere una vita buona.
Che voi possiate portare avanti con felicità questo servizio, per questo vi auguro la benedizione di Dio ed anche che nell’incontro con lui possiate sperimentare sempre in modo muovo la fonte d’energia della vita.


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