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1 Aprile 2000

Mozambico - continuano gli aiuti della Comunità alle vittime dell'alluvione. Relazione di Aurora Cateco Sousa

 
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Le piogge, iniziate il 6 febbraio 2000, che nei primi tre giorni hanno lasciato senza tetto molte famiglie in varie zone della città di Maputo e nei dintorni ancora non si sono fermate.

Siamo andati nei "bairros" [quartieri] colpiti per vivere da vicino la sofferenza della popolazione. Nei "bairros" di Maxaquene, Ferroviario, Benfica, Inhagoi e Matola, molte famiglie hanno avuto le case allagate e hanno perso i loro beni.

Nel Polana-Caniço la pioggia ha causato l'erosione di intere parti delle colline su cui è costruito il quartiere, facendo franare le abitazioni e lasciando molte famiglie senza casa e beni. La nostra Scuola Popolare è stata danneggiata ed è attualmente inagibile. Molte famiglie ci hanno chiesto aiuto. Abbiamo risposto portando ad ogni nucleo familiare dei pacchi alimentari composti da: 5 kg. di farina, 5 kg. di riso, 2,5 kg. di zucchero, 2 kg. di fagioli, 1 litro di olio, 1 kg. di sale, provenienti dagli aiuti raccolti dalle altre comunità nel mondo e dalle comunità mozambicane di Beira e Quelimane.

A Magoanine c'è un grande accampamento di fortuna, lontano dai centri abitati e di difficile accesso perché non possiede strade. Non molti aiuti riescono ad arrivare e la fame aumenta. Vi sono raccolte centinaia di persone rimaste senza casa per l'alluvione. Anche lì abbiamo distribuito a circa 250 famiglie pacchi di aiuti alimentari (pacchi con 5 kg. di farina, 5 kg. di zucchero, 5 kg. di fagioli, mezza barra di sapone, 2,5 l. di olio, 2 pacchi di biscotti).

In questo campo abbiamo conosciuto una famiglia che ha perso un figlio ammalatosi all'inizio delle piogge. La distanza dai centri abitati e la loro estrema povertà aggiungevano al dolore per la morte del ragazzo la difficoltà di dargli sepoltura. Ci siamo presi cura di aiutarli a celebrare la cerimonia funebre.

Stiamo continuando ad aiutare i nostri amici anziani e bambini che vivono per strada, e che rischiano di essere dimenticati in questo momento di grande bisogno collettivo. Abbiamo portato vestiti e pasti all'inizio delle piogge e poi, avendo constatato che la situazione della fame per loro era aumentata, abbiamo preso ad aiutarli regolarmente.

Durante le distribuzioni siamo anche intervenuti per ricoverare un ragazzo di 15 anni, la cui famiglia sta a Chibuto, a circa 380 km. da Maputo. Ci aveva colpito che, durante la distribuzione, avesse rifiutato il cibo. Aveva la febbre molto alta e non mangiava da circa una settimana. Lo abbiamo ricoverato in ospedale e garantito l'alimentazione per tutta la sua permanenza.

In ospedale abbiamo conosciuto un bambino di 13 anni che aveva avuto un incidente di treno. Portato all'ospedale dai funzionari delle ferrovie, gli era stata amputata una gamba. Aveva perso i contatti con la famiglia ed era completamente abbandonato. Abbiamo cominciato a portargli i pasti, visitarlo, offrirgli dei vestiti visto che portava ancora i vestiti dell'incidente pieni di sangue. E' stata fatta un ricerca per rintracciare la famiglia, dislocata in un villaggio a circa 80 km da Maputo. Al termine delle cure il ragazzo è potuto tornare a casa accompagnato dalle persone della comunità.

Molti giovani della strada a cui abbiamo dato da mangiare ci hanno ringraziato e ci hanno raccontato che per sfamarsi raccattano il riso che si trova per terra alle porte dei magazzini e lo cuociono con il cartone. Ci hanno mostrato la latta in cui cucinano: è riso misto a sabbia e piccole pietre. Ricevendo i pasti che distribuiamo hanno detto: "era molto tempo che non mangiavamo cibo preparato così". Per loro quel pasto completo era un lusso.

Purtroppo la pioggia non si è fermata: la fame, il numero delle famiglie senza casa e senza niente continua ad aumentare; e noi pensiamo di continuare ad aiutare con quel che possiamo.

Aurora Cateco Sousa


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